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La voce della Politica
| Banca Popolare di Bari: interrogazione di De Filippo |
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14/05/2020 | La Banca d'Italia ha posto in amministrazione straordinaria la Banca Popolare di Bari a seguito di un'inchiesta per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza;
i commissari straordinari hanno predisposto un nuovo piano industriale da 1,4 miliardi di euro, con l'ambizioso obiettivo di tornare all'utile nel 2022, con il cospicuo impiego di risorse pubbliche e la previsione della trasformazione della banca popolare in società per azioni.
Dal piano presentato dai commissari prevederebbe un grande sacrificio occupazionale con 900 esuberi (300 dalle direzioni generali e 600 dalla rete territoriale) su 2.642 dipendenti complessivi;
si prevederebbe ,altresì, anche la chiusura di 94 filiali in Basilicata, Campania, Abruzzo, Calabria, Marche, Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, nonché delle direzioni di Potenza e Teramo.
Le organizzazioni sindacali, in particolare, hanno respinto la prevista riduzione del personale e della rete territoriale e richiedono alle istituzioni, regionali e nazionali, di adoperarsi al fine di salvaguardare i livelli occupazionali ed i presidi territoriali dell'istituto bancario.
Per questa ragione ho presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Economia e del lavoro per chiedere iniziative urgenti a tutela dei lavoratori, degli azionisti e dei risparmiatori. Dopo l’intervento del parlamento e del governo con una legge che ha messo a disposizione 900 milioni di euro non è pensabile che la ristrutturazione del sistema bancario meridionale sia, drammaticamente, caricato sui laboratori ed i risparmiatori.
Giro di seguito il testo della interrogazione:
DE FILIPPO e D'ALESSANDRO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in data 13 dicembre 2019 la Banca d'Italia ha posto in amministrazione straordinaria la Banca Popolare di Bari a seguito di un'inchiesta per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza;
i commissari straordinari, conseguentemente, hanno predisposto un nuovo piano industriale da 1,4 miliardi di euro, con l'ambizioso obiettivo di tornare all'utile nel 2022, con il cospicuo impiego di risorse pubbliche e la previsione della trasformazione della banca popolare in società per azioni;
per la riorganizzazione della Banca, peraltro, si prevederebbe un grande sacrificio occupazionale con 900 esuberi (300 dalle direzioni generali e 600 dalla rete territoriale) su 2.642 dipendenti complessivi;
si prevede altresì la chiusura di 94 filiali in Basilicata, Campania, Abruzzo, Calabria, Marche, Lazio, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, nonché delle direzioni di Potenza e Teramo;
si sono tenuti due successivi incontri tra l'azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di illustrare il nuovo piano industriale, ma non si è raggiunto un sostanziale accordo tra le parti;
le organizzazioni sindacali, in particolare, hanno respinto la prevista riduzione del personale e della rete territoriale e richiedono alle istituzioni, regionali e nazionali, di adoperarsi al fine di salvaguardare i livelli occupazionali ed i presidi territoriali dell'istituto bancario –:
se siano a conoscenza di quanto su esposto e quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per garantire i livelli occupazionali ed i presidi territoriali della Banca Popolare di Bari, dal momento che tale piano industriale, con le sue esternalità negative in termini di occupazione, rischia di aggiungere un ulteriore pregiudizio alla condizione economica del Sud Italia, in aree già drammaticamente colpite dalle misure di lockdown necessarie al contrasto dell'emergenza epidemiologica da Covid-19;
quali iniziative di competenza intenda porre in essere il Governo al fine di individuare strumenti di tutela per i soci azionisti che hanno visto deprezzare le proprie azioni in conseguenza della cattiva gestione dell'istituto. |
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