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La voce della Politica
| Bolognetti:occhio alla tenaglia democrazia reale-capitalismo reale |
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17/04/2020 | Se la crisi economico-sociale figlia dell’emergenza sanitaria è, come qualcuno sostiene, la peggiore crisi mondiale dal '29 (la grande depressione), e purtroppo lo è, allora avremmo bisogno di uomini come Franklin Delano Roosevelt e non dei troppi nani impegnati a guardare il dito che governano i destini del pianeta, il nostro destino e il destino delle generazioni a venire. Vorrei sentire un uomo politico e di governo capace di pronunciare oggi le parole che Roosevelt pronunciò negli anni ‘30: "Le riforme servono perché gran parte dei nostri problemi attuali e degli ultimi anni è dovuta alla mancanza di comprensione dei principi di equità e giustizia da parte di chi guidava il mondo degli affari e della finanza". Avrei una gran voglia di dire alle vestali che si riempiono la bocca con la parola “mercato”, che occorre stare attenti, molto attenti, al dito medio della "Mano invisibile". Oggi, ora, dovremmo avere la forza di interrogarci sugli effetti prodotti da una globalizzazione non governata. Dovremmo interrogarci su un capitalismo che è soprattutto capitalismo finanziario e non di produzione di beni e servizi. Oggi, ora, dovremmo chiederci se la nostra politica, le nostre istituzioni siano davvero in grado di esercitare un adeguato controllo su poteri che per loro natura sono transnazionali e che finiscono con l’imporre alla politica la loro agenda.
Da almeno sei anni continuo a proporre una necessaria riflessione che parta da alcune considerazioni del prof. Fulco Lanchester: “La grande finanza internazionale e le stesse burocrazie, che caratterizzano l’epoca della globalizzazione tendono a svalutare il momento democratico rappresentativo, perché non funzionale e pericoloso, ammiccando a modelli alternativi (dalla governance aziendale di Singapore alla burocrazia partitica cinese, per arrivare al putinismo russo). I fenomeni di integrazione, internazionalizzazione e globalizzazione hanno svuotato i partiti, i parlamenti e tutte le istituzioni nazionali e hanno concentrato la decisione su qualche cosa di molto burocratico, da un lato, e di occulto dall’altro, cui – a livello italiano – corrisponde la crisi dell’ordinamento politico-costituzionale, ormai ridotto in una condizione quasi post-costituzionale”.
Verrebbe da chiedersi a cosa stiano ammiccando coloro che poco prima dell’esplodere di questa emergenza sanitaria volevano asfaltare quel che resta della democrazia rappresentativa, riducendo il Parlamento della Repubblica a una sorta di condominio dove far bivaccare deputati e senatori, se possibile opportunamente gravati anche da un vincolo di mandato per renderli meri esecutori materiali della volontà di una qualche srl.
A cosa ammicca il Ministro Di Maio, aedo della “Via della seta”? A cosa ammiccano quelli della Casaleggio e associati e coloro che hanno consegnato a lor signori una leadership e si limitano docili a seguirli su una strada che dovrebbe renderli inquieti?
In un interessante saggio, intitolato “La democrazia in crisi e le sirene autoritarie”, si legge una considerazione che fotografa alla perfezione l’attuale natura del capitalismo e che mi ha indotto, un po’ di anni fa, a coniare la definizione “capitalismo reale”: “Globalizzazione e tecnologia hanno via via trasformato il capitalismo di produzione in un capitalismo finanziario: un’arena nella quale la produzione di valore nei beni prodotti ha ceduto alla speculazione basata sul debito, sia privato che pubblico”.
Nel rapporto al Club di Roma per il suo 50° anniversario troviamo altre considerazioni che meriterebbero una qualche riflessione, laddove gli autori parlano degli errori filosofici della teoria di mercato: “I mercati hanno il mondo intero come zona di influenza, mentre le convenzioni morali e i vincoli legali valgono solo per una singola nazione o una specifica cultura. Ciò ha dato origine al fenomeno della globalizzazione economica, in cui i mercati, per lo più di capitali, possono indurre i legislatori a modificare la legge per favorire investitori e azionisti. L’efficacia politica del capitalismo democratico è drasticamente diminuita negli ultimi anni. Si ignora, infatti, il tacito presupposto che sta alla base del pensiero di Smith, cioè l’esistenza di un sano equilibrio tra legge e mercato”.
La crisi che in questo momento incombe e quella che è in atto dovrebbero indurci a mettere in discussione totem e tabù e magari dovremmo arrivare a chiederci se il paradigma meccanicista-riduzionista, che ci accompagna da oltre 250 anni (dalla rivoluzione industriale), sia il più adatto a garantire la sopravvivenza della specie umana.
Dovremmo con coraggio davvero provare a nutrire il nostro agire di slanci che ci consentano di immaginare un nuovo possibile e a mettere in discussione ciò che certe ortodossie considerano indiscutibile.
L’era dell’Antropocene, accompagnata dall’overshoot day, in assenza di sostanziali mutamenti di rotta potrebbe davvero fare di noi una parentesi nella storia geologica del pianeta.
Le nostre libertà, i nostri destini, il futuro delle nostre democrazie sempre più democrazie reali, dipendono dalle scelte che compiremo oggi e in un prossimo futuro.
Di certo tocca stare attenti affinché la Peste non determini l’instaurarsi di nuove forme di totalitarismo.
Verrebbe da citare, una volta di più, i Vangeli e ripetere: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?”.
Di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e Membro del Consiglio generale del Partito Radicale
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