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La voce della Politica

Rospi: 'lascio il M5S e approdo nel gruppo misto'

3/01/2020

Nei giorni scorsi per diverse e già motivate ragioni, con rammarico, non ho votato la manovra di Bilancio.
Sono state precluse, ancora una volta, le prerogative parlamentari, e nella circostanza su un provvedimento importante come la legge di Bilancio, che è stata discussa e decisa soltanto da un ramo del Parlamento, il Senato, che rappresenta un terzo degli eletti dai cittadini italiani.
L'ho già detto pubblicamente che questo è, a mio avviso, un campanello d’allarme per la perdita della democrazia nel nostro Paese, che poco ha a che vedere con i valori della nostra Costituzione.

Ebbene a seguito di questa mia posizione, durante le festività, sono stato attaccato da più parti sia sui social che in vari consessi pubblici, e gli attacchi, piuttosto che da giornalisti o da chi appartiene ad altri gruppi politici (come la politica “vorrebbe”), sono arrivati principalmente da alcuni amici del MoVimento 5 Stelle: vuol dire che qualcosa proprio non funziona!

Quando, per esprimere opinioni personali, il più delle volte alterando i fatti, si utilizzano altri canali anziché il dialogo, vuol dire allora che al confronto si preferisce lo scontro, si predilige alzare muri e dividere piuttosto che unire, e, ahimè, non si ha alcuna intenzione di migliorare e elevare il livello della discussione politica.
A questo punto dovrei trarre alcune riflessioni tra cui quella di essere stato sempre considerato dal gruppo un elemento esterno di disturbo, ed è invece evidente che il mio dissenso non è causato da un cambiamento della personale visione politica ma dalla presa d’atto che il MoVimento 5 Stelle all’inclusione ha preferito chiudersi sulle proprie lapidarie posizioni. Diverse volte io e vari colleghi abbiamo denunciato la scarsa collegialità nelle decisioni, la limitata attenzione alle prerogative dei singoli parlamentari e soprattutto una gestione verticistica e oligarchica con il risultato che ristrette minoranze decidono per la maggioranza.

Cosa è allora la democrazia senza dissenso? Cosa rimane della democrazia se una minoranza di persone decide appunto per la maggioranza? Come si può innovare uno stato se non viene più riconosciuta la centralità del Parlamento? Quale è il ruolo di un rappresentante del popolo se non è più libero di esprimersi?

Dovremmo davvero tutti fare una riflessione approfondita su quale futuro vogliamo per il nostro Paese.

L’Italia necessita di cambiamenti radicali, di innovazione, di più occupazione e di una visione più sostenibile e umana delle politiche economiche e sociali.
L’anno appena passato non ha prodotto la crescita stimata e con le misure presenti nella Manovra non credo si possa sperare in un futuro migliore, visto che continua a caricare debito pubblico sulle nuove generazioni, lasciando un’ipoteca di 47 miliardi nel biennio 2021-2022.
Poco è stato fatto, inoltre, per il sud Italia, dove l’economia ancora ristagna e il tasso di disoccupazione resta elevato, rispetto ad altre aree del nostro Paese.
Ancora meno è stato fatto per rilanciare la crescita economica, così come non ci si è concentrati sugli investimenti in ricerca ed innovazione e soprattutto sulle opportunità per i giovani che, sempre più spesso, abbandonano il nostro Paese per cercare fortuna all’estero.
Lo ha detto anche il Presidente Mattarella “Ogni società ha sempre bisogno dei giovani”… occorre pertanto investire e dare loro fiducia, anche per evitare l’emigrazione verso altri paesi delle nostre migliori energie e soprattutto offrire occasioni di lavoro serie e correttamente retribuite e dare la possibilità di crearsi una famiglia.

In questi due anni di assiduo lavoro parlamentare, nelle mie scelte politiche ho sempre avuto come guida il Programma elettorale del MoVimento.
Come Ingegnere, Dottore di Ricerca in Architettura-Costruzioni-Strutture e Docente di Fisica Applicata dell’Università di Basilicata, più volte ho lamentato la mia contrarietà a provvedimenti che potevano mettere a rischio la già debole crescita economica e il lavoro nel nostro Paese.

Ho cercato invano di far capire che alla politica degli slogan tanto utilizzata, spesso non coincidevano i reali bisogni delle comunità.

Mi rammarica dirlo ma lo stesso MoVimento, che aveva promesso una classe dirigente più competente e meno legata al sistema di potere, ora si trova ingabbiata nello stesso sistema che combatteva, senza nemmeno avere la capacità di controllarlo e indirizzarlo.

Rispetto al tema restituzioni, sono stato sempre in regola nelle restituzioni fino ad aprile 2019, al contrario di tanti ministri, sottosegretari e colleghi che hanno ruoli istituzionali, che ancora oggi tardano nelle rendicontazioni di molti più mesi rispetto ai miei pochissimi mesi. E poi in tanti, abbiamo contestato il metodo farraginoso e poco trasparente con cui si gestiscono le nostre restituzioni, basta leggere i numerosi articoli sulla stampa nazionale.
Ma da oggi mi impegno a destinare i fondi mancanti delle restituzioni per le iniziative culturali e benefiche per il mio territorio, sicuramente più utili.

Di sicuro ora si scatenerà, tra gli attivisti, la polemica delle dimissioni. A loro voglio dire che la maggior parte dei cittadini del mio collegio uninominale mi sta incoraggiando ad andare avanti nella battaglia di innovare questo paese! In tanti hanno compreso il mio malessere e mi stanno supportando! Ve lo posso garantire!

Mi avvio alla conclusione dicendo che oggi, nel nostro Paese, ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente, in grado di sgretolare uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro.
È come se si pretendesse di avere diritto a un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare, costruendolo INSIEME da PROTAGONISTI, convinti che “i legami che hanno senso, riprendendo le parole di Silvia Vegetti Finzi, non limitano l’io ma gli danno forza e significato.”

Con questo spirito sono entrato in Parlamento il 4 marzo del 2018, rinunciando a altri prestigiosi traguardi conquistati: come la carica di Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera da cui mi sono dimesso nel dicembre 2018 non per incompatibilità ma per rispetto del codice etico del MoVimento che avevo accettato e che non prevede il cumulo delle cariche; o come il ruolo di Docente dell’Università di Basilicata lasciato nell’aprile 2018, solo per dirne alcuni.

In ultimo vorrei rassicurare i cittadini, i Vescovi e i sindaci del mio Collegio che continuerò, ancora più determinato, nell’impegno preso il 4 marzo 2018 come parlamentare della Repubblica Italiana, questa volta dal Gruppo Misto, visto che ho appena consegnato al Presidente della Camera, Roberto Fico, la mia decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S e di approdare appunto al Misto.




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