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La voce della Politica
| Bolognetti: lettera aperta al generale Vito Bardi |
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30/11/2019 | “Generale dietro la collina”, potrei iniziare così una ipotetica lettera indirizzata al Presidente della Giunta regionale di Basilicata.
Ecco, sì, potrei proprio ispirarmi al buon De Gregori, ed è esattamente ciò che intendo fare.
Signor Generale,
dietro la collina dell’accordo Total, sotto il tappeto dell’intesa che avete chiuso con la Total c’è un mare di fanghi petroliferi interrati, scoperti e temo in qualche caso da scoprire, e tanti, troppi siti non ancora bonificati.
Sentir parlare di compensazioni ambientali, signor Generale, in relazione a un’area in cui sono state emanate numerose ordinanze di divieto di utilizzo delle acque di pozzi e sorgenti, fa a dir poco sorridere.
Nell’area della concessione di Coltivazione idrocarburi Gorgoglione, mon Général, non solo non è stata ancora chiarita la provenienza degli inquinanti rilevati dalla stessa Total nella cosiddetta Baseline ambientale del 2015, ma tutti i procedimenti relativi ai numerosi siti ufficialmente inquinati dalle attività petrolifere sono ormai fermi da oltre 2 anni.
Da soldato semplice, da uomo di questo nostro Mezzogiorno che ha a cuore la terra in cui vive, Signor Generale, le chiedo se per caso la parola ambiente, che lei ha ripetutamente utilizzato anche nel suo recente “discorso dell’intesa” rivolto al consiglio regionale, non venga utilizzata come una sorta di amuleto o forse per esorcizzare e prevenire legittime contestazioni.
Non basta parlare di ambiente. Occorre operare per evitare che nella Valle del Sauro si ripetano i tanti, troppi errori consumatisi in Val d’Agri a partire dal 1998.
Oggi, ora, subito, occorre far ripartire tutte le pratiche giacenti e dormienti relative all’inquinamento che è già stato prodotto.
Le attività di ricerca, prospezione e coltivazione idrocarburi, come lei di certo sa, Signor Generale, non sono esenti da rischi.
Molti di questi rischi, nella nostra Basilicata, incluso il blowout, si sono puntualmente concretizzati.
Mettere d’accordo tutela ambientale e attività petrolifere, soprattutto se queste ultime vengono svolte a ridosso di pozzi, sorgenti, dighe, in aree a rischio frana e a rischio sismico, è come voler mettere assieme capre e cavoli.
Purtroppo, Signor Generale, siamo impiccati ad accordi che, salvo cataclismi, saremo costretti a rispettare; ma smettiamola, la prego, di nascondere la spazzatura sotto al tappeto. Le parole d’ordine sono due: controlli e bonifiche. Quanto al cosiddetto punto zero, sia io che lei, mon Général, sappiamo fin troppo bene che punto zero non è. Quello andava fatto più di venti anni fa.
Maurizio Bolognetti
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