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La voce della Politica
| CILLIS (M5S) su Materit di Ferrandina presentata interrogazione al ministro |
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24/07/2019 | Già ero intervenuto poco più di un anno fa (ndr 20/06/2018) in Assemblea alla Camera sulla triste ed ormai vecchia vicenda che riguarda la Materit, un'azienda che produceva manufatti in amianto a Ferrandina (Mt) - zona industriale della Val Basento - in attività dal 1973 al 1989 e chiusa dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri a causa della mancanza di una discarica autorizzata per lo smaltimento dei propri rifiuti.
La scorsa settimana ho depositato un'interrogazione scritta al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinché possa essere definitivamente risolta questa triste vicenda italiana che ancora una volta vede il Sud vittima di espropri dei propri diritti e i cittadini dell'area a grave rischio di salute.
Nella interrogazione chiedo:
se non ci sia eventuale sussistenza di estremi di rilevanza penale;
se siano stati individuati e perseguiti i responsabili delle attività illecite;
se si è a conoscenza del perché dei ritardi della Regione Basilicata;
se e quando si procederà per la bonifica dell'ex Materit e della discarica abusiva lungo la Basentana, a pochi km di distanza dell'ex opificio
e nella stessa interrogazione ho ricordato che dal 2013, sempre sulla questione della Materit in Valbasento - a prescindere dall'amianto della ex fabbrica di manufatti in eternit - esiste un esposto/denuncia presentato congiuntamente da Piergiorgio Duca e da Mario Murgia, all'epoca dei fatti rispettivamente, presidente nazionale e rappresentante legale pro tempore di Medicina Democratica e vicepresidente nazionale AIEA
La grave situazione inquinante dello stabilimento Materit s.r.l. di Macchia di Ferrandina (MT), con centinaia di “big bag” e di sacchi contenenti amianto (ancora abbandonati e lasciati incustoditi), è nota all'intera nazione poiché oggetto anche di servizi televisivi, tra cui ricordo quelli di “Striscia la Notizia” a marzo 2013 e di TV 2000 a giugno 2018.
In particolare, risulta che, all’interno del capannone, siano stoccati quantità imprecisate: di crisotilo o amianto bianco, stivato in big bags e di crocidolite o amianto blu, confezionata in sacchi (che è la forma di amianto più pericoloso perché le sue fibre hanno un aspetto aghiforme e si frazionano longitudinalmente con maggiore facilità).
Il sito presenta condizioni di rischio per la salute pubblica e l’ambiente, a causa della contemporanea presenza di amianto, polveri di asbesto e silicio (residui della precedente lavorazione), fanghi e liquami, “conservati” in centinaia di big-bag. Rifiuti pericolosi conservati in un pessimo stato in questi sacchi che pur contenendo polvere di amianto, sono esposti al vento poiché la struttura ha vetri e porte rotte ed è quindi reale il rischio di favorire la diffusione di queste polveri di amianto anche al di fuori dell'impianto.
L'area non è ancora in sicurezza, perché i lavori di bonifica sono iniziati ma non sono stati portati a termine in quanto, seppure il Comune di Ferrandina abbia correttamente espletato ogni suo compito, la Regione Basilicata non ha ancora completato il percorso burocratico.
Oramai sono trascorsi molti anni, durante i quali sono morti 10 operai (degli 86) che ci lavoravano e 16 si sono ammalati di patologie asbesto collegate mentre tutti gli altri vivono sottoposti a costanti e frequenti controlli medici.
Luciano CILLIS (M5S) Portavoce alla Camera
componente della XIII Commissione (Agricoltura) |
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