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La voce della Politica
| ‘Codice rosso’: coordinamento P.O. Uil Basilicata |
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23/07/2019 | Pur condividendo il percorso di identificazioni di nuovi reati («revenge porn», matrimoni forzati, lesioni permanenti del viso…) contenuto nel DDL sul cosiddetto “codice rosso” ribadiamo che il testo continua a non tener conto delle difficoltà che si incontrano dopo aver subìto violenza: a volte ci vogliono mesi solo per riprendere a guardarsi allo specchio. E’ il giudizio del Coordinamento Pari Opportunità della Uil Basilicata che sottolinea come il femminicidio e la violenza contro le donne sono fenomeni sempre più allarmanti anche nella nostra regione e sui quali l’attenzione deve essere sempre massima.
Per tornare al ddl – è scritto nella nota - ci preoccupano i “tre giorni” imposti per la denuncia. La donna così viene esposta a molti pericoli inerenti la sua incolumità. Denunciare per una donna non è un percorso facile e imporre i tre giorni per l’ascolto significa lasciarla sola in balia del suo aguzzino e quest’ultimo con poche ore a disposizione potrebbe arrivare a commettere femminicidi molto più facilmente. E questo potrebbe essere un deterrente per le donne a fare la denuncia. Ma soprattutto – evidenzia il Coordinamento P.O. Uil Basilicata - preoccupa l’approccio alle tematiche, che continua ad essere impostato sulle sanzioni continuando a non affrontare la violenza come effetto devastante di consuetudini culturali sbagliate ed insufficiente formazione di quegli operatori pubblici che per primi si trovano a gestire l’interazione con le vittime (operatori di pronto soccorso, forze dell’ordine…). L’assenza complessiva di fondi, tra cui anche quelli utilizzabili per la formazione, è un indice pesante dell’aspetto esclusivamente formale della norma, che agendo solo sulle sanzioni avrà probabilmente un impatto irrisorio sui comportamenti. La violenza va ascoltata e tutelata, come prevede la convenzione di Istanbul; ma a volte anche una parola può contribuire a fare la differenza, a far trovare quel coraggio di denunciare troppo spesso così difficile da trovare. Per questo – conclude la nota – sollecitiamo il Consiglio e la Giunta Regionali a riprendere il confronto con i movimenti delle donne, i sindacati, le associazioni per definire un proprio programma di azioni da mettere in campo facendo ricorso a risorse regionali”.
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