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Pesca: con il tonno rosso ulteriore regalo dell’UE alle lobby dei grandi armator

16/12/2015

L’aumento del 20% della quota di tonno rosso per il 2016 non viene destinata da Ue e Governo alla pesca sostenibile. Per il M5S, si tratta dell’ennesima occasione persa

Ancora una volta un’occasione sprecata per la pesca sostenibile, con relativo regalo alle lobby dei grandi armatori. Il Consiglio dei ministri della pesca dell’Unione europea ha, infatti, confermato l’aumento del 20% della quota di tonno rosso per il 2016 ed il mantenimento per l’Italia dell’attuale flotta (comprensiva di 12 pescherecci a circuizione, 30 palangari e 6 tonnare fisse).

“Il miglioramento dello stock di tonno rosso è un buon segnale nonché una conferma che la gestione oculata degli stock ittici è la strada da seguire, puntando ad una forte cooperazione tra ricerca scientifica e pesca come dovrebbe essere per il fermo biologico – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Questo risultato in virtù del quale viene aumentata del 20% la quota di tonno rosso per l’Italia per essere un investimento reale, sia per i pescatori che per gli ecosistemi marini, andrebbe destinato soprattutto alla pesca sostenibile, prediligendo cioè quelle tecniche in grado di essere più selettive, come ad esempio le tonnare. Invece – prosegue L’Abbate – vediamo che, ancora una volta, l’Ue e il Governo favoriscono proprio quei sistemi di pesca più impattanti legati agli interessi economici di una minoranza, ovvero quei pescherecci a circuizione che appartengono ai pochi armatori, che lavorano soprattutto per l’ingrasso e l’export verso il Giappone. Eppure è stato proprio l’Iccat (la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi Atlantici) ad indicare nei passaggi dalle reti a circuizione verso gli impianti di ingrasso la fase in cui trova gioco facile la pesca ‘in nero’ del tonno rosso. Dal canto nostro – conclude il deputato 5 Stelle – indichiamo la strada al Governo verso una pesca sostenibile dal 2014 con una nostra risoluzione che stabilisce coefficienti di ripartizione diversi per i vari sistemi di pesca, con assegnazione delle nuove quote a quelli più sostenibili. Impegni rimasti sinora inascoltati e che permetterebbero di salvaguardare i nostri mari, le economie locali e tutte quelle comunità che vivono di pesca e che solo una gestione sostenibile delle risorse marine potrà tutelare”.




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