|
| Matera, estorsioni aggravate: due misure cautelari |
|---|
29/09/2026 |
|  Nella mattinata odierna, personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri appartenente alle Sezioni di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Matera ha dato esecuzione a due distinte ordinanze emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, su richiesta della Procura, nei confronti di due uomini indagati per due ipotesi di estorsione aggravata e continuata, contestate in concorso. Nei confronti del primo indagato, di 40 anni, il GIP ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Nei confronti del secondo, di 42 anni, il GIP ha disposto la misura di sicurezza provvisoria della libertà vigilata, ritenuta dal giudice idonea a contemperare le esigenze di tutela della collettività con quelle di cura dell'indagato. Il procedimento trae origine dalle denunce di due persone che hanno riferito di essere state sottoposte, in tempi e con modalità diverse, a ripetute richieste di denaro accompagnate da minacce. I due indagati avrebbero agito talvolta insieme e talvolta separatamente, imponendo alle persone offese la consegna di somme di denaro e, talvolta, anche l'acquisto e la cessione di beni. La prima vicenda riguarda un uomo ultrasessantacinquenne e la sua famiglia. Le condotte contestate si collocherebbero a Matera tra il settembre 2024 e l'agosto 2025. In base alla ricostruzione contenuta nei provvedimenti i due indagati avrebbero avanzato reiterate pretese economiche evocando ritorsioni fisiche contro la persona offesa e i suoi familiari. Nel corso di alcuni episodi sarebbero stati mostrati un coltellino e una pistola; quest'ultima, secondo la contestazione, sarebbe stata utilizzata anche per esplodere un colpo in aria a scopo intimidatorio. Per rafforzare la pressione, sarebbe stato inoltre richiamato il nome di un sedicente «don Vittorio», presentato come figura in grado di intervenire contro la vittima. Le richieste avrebbero indotto l'uomo a consegnare contanti, a effettuare bonifici bancari, a emettere un assegno di 4.600 euro e ad acquistare gioielli, attrezzi da lavoro e altri beni poi consegnati agli indagati. Nel capo d'incolpazione provvisoria il profitto complessivo riferito a questa vicenda è quantificato in circa 200.000 euro: si tratta di una stima oggetto di accertamento, che non coincide con la somma dei soli trasferimenti bancari indicati negli atti. Alcuni versamenti risultano accompagnati da causali formalmente riconducibili a prestiti o pagamenti; secondo l'ipotesi investigativa sarebbero invece collegati alle richieste estorsive. La seconda vicenda riguarda un altro uomo, che ha riferito di richieste di denaro e di minacce risalenti, per alcuni episodi, agli anni precedenti e riprese con il coinvolgimento di entrambi gli indagati dal settembre 2024. Secondo la contestazione, in occasione di incontri presso il suo studio, i due avrebbero insistito per ottenere denaro, prospettando conseguenze in caso di rifiuto. La persona offesa avrebbe consegnato, tra l'altro, 1.000 euro nel settembre 2024 e, alcune settimane dopo, un'ulteriore somma di 290 euro. Le successive interlocuzioni, protrattesi sino al marzo 2025 secondo il capo d'incolpazione, avrebbero incluso nuove pretese economiche e iniziative volte a verificare se l'uomo si fosse rivolto alle forze dell'ordine. Le indagini, condotte congiuntamente da personale della Polizia di Stato e militari dell’Arma dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura, si sono avvalse delle dichiarazioni delle persone offese e di familiari, dell'esame di messaggi e conversazioni, di registrazioni e intercettazioni, nonché di accertamenti bancari. Secondo il GIP, tali elementi delineano, allo stato, un quadro di gravità indiziaria in ordine alle ipotesi di estorsione aggravata contestate a entrambi gli indagati. Quanto al destinatario degli arresti domiciliari, il giudice ha ravvisato esigenze cautelari connesse al rischio di reiterazione delle condotte e di interferenza con le fonti di prova. Quanto al secondo indagato, il GIP ha ritenuto che le sue condizioni psichiche e il connesso giudizio di pericolosità sociale rendessero necessario il diverso presidio terapeutico e giuridico costituito dalla misura di sicurezza provvisoria. Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni, la ricostruzione dei fatti e le valutazioni sulle condizioni psichiche e sulla pericolosità sociale hanno carattere provvisorio e saranno sottoposte al contraddittorio e alle verifiche previste dalla legge. L'applicazione di una misura cautelare o di una misura di sicurezza provvisoria non costituisce accertamento definitivo di responsabilità: entrambi gli indagati sono presunti innocenti sino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna. |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |