Ci sono anche due lucani tra le 49 persone coinvolte nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti legati ai cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari. Per entrambi, residenti in Basilicata, la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Complessivamente sono 45 le persone per le quali la Dda ha avanzato una richiesta di misura cautelare.
Al centro dell’indagine ci sono i clan Belforte e Fabbrocino e i loro presunti interessi nel settore degli appalti pubblici. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema avrebbe consentito alle organizzazioni criminali di entrare nelle procedure di affidamento e nei subappalti attraverso imprese ritenute vicine ai clan. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di condizionare lavori e commesse, ottenendo vantaggi economici attraverso affidamenti diretti, lavori in economia, accelerazioni nei pagamenti e altri meccanismi. Le contestazioni formulate a vario titolo sono particolarmente pesanti e comprendono associazione di tipo mafioso, concorso esterno, trasferimento fraudolento di valori, corruzione, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, frode e caporalato. L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere un presunto sistema di fatture false utilizzate per giustificare alcuni pagamenti e, secondo gli inquirenti, per consentire la restituzione di parte delle somme in contanti.
Un ulteriore filone riguarda invece presunte intestazioni fittizie di quote societarie, che sarebbero servite a eludere le misure di prevenzione patrimoniale e a mantenere la possibilità di partecipare alle gare d’appalto. Tra le persone coinvolte compaiono dunque anche due residenti in Basilicata, entrambi destinatari della richiesta di custodia in carcere. La loro presenza collega l’inchiesta anche al territorio lucano, nell’ambito di un’indagine che riguarda un sistema di interessi sviluppatosi attorno a uno dei più importanti cantieri infrastrutturali del Paese. Le accuse sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Le richieste cautelari della Procura dovranno essere valutate dal giudice competente e, come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento.
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