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Operazione “Master”, la gip non convalida i fermi: dieci cittadini pakistani tornano liberi

6/09/2026



CASTROVILLARI – Non sono stati convalidati i fermi dei dieci cittadini pakistani coinvolti nell’inchiesta “Master”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e incentrata su un presunto sistema di caporalato nella Piana di Sibari. La gip di Castrovillari Carmen Lodovica Bruno ha respinto anche la richiesta di applicazione delle misure cautelari, disponendo l’immediata remissione in libertà degli indagati, salvo che fossero detenuti per altra causa. I dieci sono accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di reati collegati alla gestione dei flussi migratori. Nel corso dell’udienza di convalida, i difensori Andrea Garofalo e Andrea Ponzo hanno contestato la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per il fermo, sottolineando in particolare l’assenza di un concreto e attuale pericolo di fuga.
Una tesi accolta dalla gip, che, pur riconoscendo la gravità del quadro indiziario prospettato dalla Procura, ha ritenuto che il pericolo di fuga non potesse essere presunto in ragione della cittadinanza straniera, della gravità dei reati contestati o della possibilità astratta di lasciare l’Italia. Escluso anche il pericolo di reiterazione, alla luce del tempo trascorso dai fatti e dell’assenza di elementi recenti che indichino una persistente attività nel settore. La gip ha inoltre dichiarato la propria incompetenza funzionale per alcune delle fattispecie contestate, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero per gli ulteriori adempimenti.
L’inchiesta della Dda e dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro ricostruisce un presunto sistema di sfruttamento dei braccianti, con paghe inferiori ai minimi contrattuali e un’organizzazione che avrebbe utilizzato anche carte prepagate e una contabilità occulta per controllare i lavoratori. Secondo l’accusa, ai braccianti subsahariani sarebbero stati corrisposti tra 2,70 e 3 euro l’ora, mentre pakistani e afghani avrebbero percepito tra 3,30 e 4 euro. Gli inquirenti stimano profitti per il sodalizio tra 500 e 1.000 euro al giorno.




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