Oggi Giuseppe Passarelli avrebbe compiuto 50 anni. Ricordando il giorno in cui è nato ricordiamo la sua vita negata e non solo la sua morte. Quella morte sulla quale da quasi trent’anni anni la sua famiglia attende di conoscere la verità. Giuseppe era un giovane carabiniere di 21 anni, innamorato della vita e del suo lavoro, ma la verità ufficiale, scritta negli atti, racconta che il 24 marzo del 1997 si sarebbe tolto la vita nell’archivio della Caserma di Cassano all’Jonio, dove era in servizio da soli 22 giorni. Tanti elementi contrastano con questa verità, a iniziare da una divisa sporca di terra e con chiari segni di trascinamento.
Tanti altri fatti raccontano un’altra storia. E questa verità negata priva Giuseppe della sua dignità di persona, come ci ricordano con amarezza i suoi familiari. Loro, che in questo compleanno, come in ogni giorno, ripercorrono i sogni strappati di un giovane figlio e fratello e continuano a invocare verità e giustizia. E a noi gli occhi lucidi, che mostrano dopo tanti anni una ferita che non si può rimarginare, ricordano che il silenzio è sempre una colpa collettiva. È la scelta più comoda quando c’è qualcosa che si preferisce nascondere, ma è anche ciò che continua a uccidere più e più volte ancora. Allora tocca a noi ricordare, affinché i luoghi della nostra quotidianità non diventino luoghi di privazione della memoria. Questo esercizio della memoria è l’unico modo che le comunità hanno per non essere complici e, al tempo stesso, per mantenere viva la propria identità. Ricordare Giuseppe oggi ha questo grande significato. Perché non c’è un tempo che possa giustificare la perdita della memoria.
La rimozione è il modo per non guardare quello che c’è dietro, per mantenere la patina di una finta giustizia, con una indignazione che spesso si consuma nel giro di pochi giorni o di qualche manifestazione. Come accade per le tante storie ancora in attesa di verità e giustizia. Come Libera abbiamo preso un impegno, che è quello di non dimenticare. Non dimenticare Giuseppe. E lo faremo, provando anche a coinvolgere la comunità di Cassano all’Jonio, proprio lì dove di quella storia nessuno ha mai più parlato.
Lo faremo, camminando in punta di piedi accanto alla famiglia, e continueremo a fare appello alla coscienza di chi può ancora dare un contributo alla verità. Non possiamo promettere la verità e la giustizia, ma promettere di restare scomodi, di ribellarci al silenzio, che è un po’ una morte civile, quello sì. Continueremo a disturbare e ad opporci all’oblio. E a papà Antonio, mamma Concetta, ad Angela, sua sorella, e ai fratelli Sante e Daniele va oggi il nostro abbraccio e il nostro grazie. Grazie, perché sappiamo che il coraggio di non arrendersi e di raccontare non è indolore. Significa riaprire ogni volta una ferita, significa esporsi a nuove delusioni, ma significa anche accendere lo sguardo dei giovani e suscitare in essi la volontà di impegnarsi per i diritti e per la giustizia. La memoria che si fa impegno è una memoria viva. Ed è per questo che oggi riteniamo che sia necessario un di più di attenzione nel non girarci mai dall’altra parte. E, anche a nome di tutte le persone perbene e libere, sentiamo di dire, ancora una volta, un grazie immenso alla famiglia di Giuseppe Passarelli.
Libera Basilicata