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| Omicidio di Maria Vittoria Carbone, il figlio resta fermato: si indaga sul contesto familiare e psichiatrico |
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23/08/2026 |
|  Una terribile tragedia cui ha fatto da sfondo un quadro clinico molto complesso, unito ad una difficile situazione familiare. Sono ancora sgomente le comunità di Tito e Vaglio di Basilicata per l’omicidio di Maria Vittoria Carbone, uccisa a 57 anni dal figlio 31enne Giampiero Santamaria giovedì sera, al termine di una lite per un telefonino, mentre entrambi si trovavo a casa di lui a Tito. Affetto da gravi disabilità psichiatriche, il 31enne ha confessato e adesso si trova in stato di fermo nel reparto psichiatrico del Policlinico di Bari. L’uomo è in cura al Centro di igiene mentale di Potenza e, dopo l’interrogatorio, vista la delicata situazione mentale, era stato portato al Don Uva, da lì il viaggio verso la struttura del capoluogo pugliese, ritenuta evidentemente più attrezzata a trattare un simile caso e dove per il momento rimarrà. Il dottor Giuseppe Bertozzi è il perito nominato dalla Procura per effettuare l’autopsia: domattina presterà giuramento in Tribunale e, successivamente, effettuerà l’esame all’obitorio di Potenza dove si trova la salma della vittima. Le risultanze autoptiche chiariranno ulteriori dettagli, come l’effettivo orario del decesso piuttosto che eventuali altre responsabilità. Santamaria dovrebbe comparire davanti al Gip tra domani e martedì, chiaramente il fermo verrà convalidato per via della confessione. In proposito, Antonio Di Lena, l’avvocato difensore da noi contattato, ci ha fatto sapere l’intenzione di invocare per il suo assistito il riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere e ci ha anche riferito qualcosa che gli ha detto. «Dopo essere stato sedato si è tranquillizzato, tuttavia, non si è reso conto di cosa sia successo tanto da chiedermi dove fosse la madre», ci ha detto il legale. Finora, Santamaria pare non abbia mai mostrato segnali di violenza. «È in carico al servizio sanitario da oltre 20 anni e mai prima d’ora era stato protagonista di altri episodi violenti - aggiunge Di Lena - di fatti, come unico precedente, nel casellario giudiziale risulta solo un tentato furto, tra l’altro archiviato per remissione della querela». Drammatica la sequenza dei fatti: il figlio avrebbe prima colpito la madre con un pugno per poi sbatterla contro lo spigolo di un battiscopa e, quindi, le avrebbe sferrato un calcio alla nuca. Inutile l’arrivo dei soccorsi, sul posto assieme ai carabinieri dopo che, nella casa, era arrivato il padre, ed ex marito della vittima, chiamato proprio dal figlio poco prima di mezzanotte. La donna presentava una profonda ferita al volto ed a nulla sono serviti i tentativi di rianimarla da parte dei sanitari. Santamaria avrebbe manifestato i primi disturbi durante l’età adolescenziale, con la madre mai era arrivato ad esplodere in una simile violenza, pare, scatenata dal rifiuto della stessa di fargli usare uno smartphone. Il contesto familiare sembra fosse difficile, la madre era andata a trovare il figlio come faceva abitualmente. Dopo la separazione, la donna si era trasferita a Vaglio di Basilicata, di cui è originaria, dove era in carico ai servizi sociali. L’ex marito, collaboratore scolastico, vive con la compagnia e la figlia a pochi metri dal figlio. Arrivati sulla scena del crimine, i carabinieri si sono fatti immediatamente un’idea su cosa fosse successo e sulle responsabilità. Tanto che, dopo aver ascoltato alcune testimonianze, il cerchio si è stretto intorno al 31enne che ha confessato durante l’interrogatorio cui erano presenti il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ed il sostituto, Francesco Russo. Gli elementi acquisiti nelle prime ore dell'indagine, insieme alle dichiarazioni rese dal sospettato, hanno portato al fermo in flagranza. «Un evento tragico che ha scosso l’intera comunità, un doppio dramma per la famiglia cui siamo tutti vicini. Siamo profondamente sconvolti», ci ha riferito Francesco Santopietro, sindaco di Vaglio di Basilicata che ha confermato come la donna fosse seguita dai servizi sociali. «Sì, viveva una situazione difficile ed è stata coinvolta in diversi progetti di inclusione. Era una donna semplice, una bravissima persona sempre pronta a partecipare ad eventi pubblici così come alla realizzazione di piccoli cortometraggi sul paese». La vittima viveva a Vaglio da sola, in una abitazione vicina alla madre ed al fratello. «Nel giorno delle esequie proclameremo il lutto cittadino», ha aggiunto il primo cittadino. Gianfranco Aurilio Lasiritide.it |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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