È ancora da chiarire la dinamica della morte di un cittadino tunisino di 30 anni, deceduto all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio. Sulla vicenda sono in corso accertamenti: tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella del suicidio, senza escludere la possibilità di una caduta accidentale. La tragedia ha avuto conseguenze anche all’interno del centro, dove, dopo il decesso, si sono verificati disordini. Otto persone trattenute sono state arrestate dalle forze dell’ordine. L’accaduto ha riaperto una discussione che da tempo divide politica e parti sociali sul ruolo e sulle condizioni dei Cpr. Le opposizioni, insieme alla Cgil, hanno chiesto che venga fatta piena chiarezza sulla morte e sono tornate a sollecitare la chiusura della struttura. Sulla stessa linea la minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale, mentre la Garante provinciale dei diritti dei detenuti, Carmen D’Anzi, ha ribadito la propria posizione contraria alla detenzione amministrativa, nel rispetto del lavoro degli inquirenti. Sul fronte sindacale, UIL e CISL chiedono che sicurezza, legalità e tutela dei diritti siano garantite contemporaneamente. Al centro delle richieste anche verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie e psicologiche delle persone ospitate e sulla sicurezza di chi lavora all’interno della struttura.
Il centrodestra, invece, difende la necessità di mantenere il sistema dei Cpr e contesta le letture politiche della vicenda. Il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, dopo aver espresso cordoglio alla famiglia del giovane, ha ricordato che il centro di Palazzo San Gervasio venne istituito nel 2017, durante un governo di centrosinistra, e ha sottolineato gli interventi promossi dall’attuale Governo per rafforzare sicurezza e controllo nelle strutture.
La morte del trentenne tunisino riporta così Palazzo San Gervasio al centro dell’attenzione, mentre gli accertamenti dovranno chiarire le circostanze del decesso e il dibattito politico torna a interrogarsi sul futuro del centro, tra esigenze di sicurezza, gestione delle strutture e tutela dei diritti delle persone trattenute.