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Poli Sociali Integrati: in Basilicata prende forma la rete contro sfruttamento

27/05/2026



Costruire una rete di servizi capace di intercettare i bisogni delle persone più fragili, accompagnarle nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa e contrastare concretamente il rischio di sfruttamento e marginalità. È questo l’obiettivo dei Poli Sociali Integrati previsti dal programma Su.Pr.Eme. 2, presentato a Lavello nel corso del seminario di lancio ospitato nel Centro per l’Agricoltura in contrada Pupoli. Su.Pr.Eme. 2 è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027 – Obiettivo Specifico 2 Migrazione legale e Integrazione e dal Programma Nazionale Inclusione e lotta alla povertà FSE+ 2021-2027 e FESR 2021-2027 nell’ambito degli interventi per l’inclusione socioeconomica delle comunità emarginate e dei gruppi svantaggiati. I Poli Sociali nascono come presìdi territoriali di prossimità, luoghi in cui istituzioni, terzo settore, sindacati e servizi territoriali lavorano insieme per offrire ascolto, orientamento, tutela e accompagnamento ai lavoratori stranieri vulnerabili, in particolare nel comparto agricolo. Non semplici sportelli, ma nodi territoriali capaci di mettere in rete competenze e servizi, costruendo percorsi personalizzati di inclusione e presa in carico. In Basilicata i Poli sociali saranno sei: oltre a quello di Lavello, ci sono quelli di Genzano di Lucania, Melfi, Policoro, Matera e Pisticci Scalo, tutti collocati nelle sedi dei centri per l’impiego. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’assessora alle Politiche sociali e del Lavoro del Comune di Lavello, Patrizia Paparella, e di Teresa Bruno, responsabile di posizione organizzativa Politiche dell'accoglienza e dell'immigrazione della Regione Basilicata. A coordinare il seminario Antonio Sanfrancesco, responsabile dei Poli Sociali Basilicata per FILEF Basilicata. Il progetto rappresenta un ulteriore tassello delle politiche di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo, attraverso un modello di welfare territoriale basato sull’integrazione dei servizi sociali, abitativi, lavorativi e sanitari. Il seminario ha rappresentato un momento di confronto ampio e articolato, caratterizzato dalla partecipazione di una pluralità di competenze e soggetti impegnati a diverso titolo nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa e nella costruzione dei Poli Sociali Integrati. L’incontro ha visto infatti il coinvolgimento di istituzioni, enti del terzo settore, organizzazioni sindacali, servizi pubblici e realtà cooperative, a conferma della natura fortemente integrata del programma Su.Pr.Eme. 2 e della volontà condivisa di costruire una rete stabile e operativa sul territorio. Tra i soggetti presenti e intervenuti, il Consorzio Nova ha portato il proprio contributo tecnico e progettuale, sottolineando la necessità di rafforzare le connessioni tra i diversi livelli istituzionali e operativi. La FLAI CGIL ha richiamato l’attenzione sulle condizioni di vulnerabilità nel lavoro agricolo e sull’importanza di un presidio costante dei diritti e delle tutele. I Centri per l’Impiego, insieme ad ARLAB, hanno evidenziato il ruolo fondamentale del raccordo tra politiche attive del lavoro e servizi territoriali. Un contributo significativo è arrivato anche dalle cooperative sociali, enti attuatori dei progetti di accoglienza, che hanno illustrato la dimensione operativa dei Poli Sociali e il lavoro quotidiano di presa in carico delle persone, mediazione culturale, accompagnamento ai servizi e costruzione di percorsi individualizzati di inclusione.


In questo quadro, è stata ribadita l’importanza della prossimità e della capacità dei servizi di adattarsi a bisogni complessi e diversificati. Nel corso degli interventi è emersa con chiarezza la necessità di superare la frammentazione degli interventi e di consolidare un modello di governance territoriale capace di mettere in rete competenze differenti ma complementari, valorizzando l’esperienza di ciascun attore coinvolto. I Poli Sociali Integrati sono stati descritti come presìdi strategici non solo di erogazione di servizi, ma soprattutto di intercettazione dei bisogni, orientamento e costruzione di percorsi di autonomia. In questo senso, è stata sottolineata la loro funzione di “cerniera” tra istituzioni e territorio, tra bisogni sociali e risposte pubbliche, tra lavoro, accoglienza e diritti. Ampio spazio è stato dedicato anche alle trasformazioni del lavoro agricolo e alle nuove forme di sfruttamento “grigio”, che richiedono strumenti innovativi di intervento e una capacità sempre maggiore di lettura dei fenomeni sociali nei contesti locali. È stato ribadito come la sfida dei prossimi anni sarà quella di rendere i servizi non solo presenti, ma realmente accessibili, efficaci e capaci di generare fiducia nei territori.


Il confronto ha inoltre evidenziato come il valore aggiunto del progetto risieda proprio nella sua dimensione integrata e plurale, in cui la collaborazione tra enti pubblici, terzo settore, sindacati, agenzie per il lavoro e realtà formative rappresenti la condizione necessaria per costruire risposte strutturali e durature. In chiusura, è stato condiviso l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il coinvolgimento del tessuto territoriale, comprese le associazioni datoriali e le imprese agricole, per consolidare un sistema di intervento capace di contrastare il lavoro irregolare e promuovere modelli di sviluppo più equi, inclusivi e sostenibili.


Il seminario ha rappresentato il primo appuntamento ufficiale di un percorso che nei prossimi tre anni punta a consolidare una rete stabile di servizi sociali integrati e accessibili, rafforzando la coesione sociale nei territori e offrendo risposte concrete ai lavoratori più vulnerabili.




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