Dopo una vita di battaglie continue, sofferenze e speranze, Alessandro Sansanelli ha terminato la “sua corsa”. Come un pilota di moto che dopo aver regalato gioie ed emozioni ai suoi tifosi, con casco e tuta in mano abbandona le piste da gara senza mai più riprendere a correre ma lasciando nella mente e nei cuori di chi ha tifato ed ha esultato con lui, ricordi e sentimenti indelebili, Alessandro ha tolto il piede dall’acceleratore e si è fermato.
Ha vissuto lottando contro due patologie come la fibrosi cistica e l'anemia mediterranea che col tempo gli hanno causato altri gravi problemi ma nonostante questo ha sempre affrontato la vita con il sorriso stampato sulle labbra circondato dall’amore degli amici, medici, infermieri e familiari ai quali era molto legato e che lo hanno supportato e amato oltre l’impossibile. “Io, mia madre, mio padre, mia sorella, mio fratello , i miei nipoti e la mia famiglia tutta, siamo un'unica cosa”, affermava in una delle tante interviste realizzate con il sottoscritto.
Per un giornalista, avere la consapevolezza di non essere in grado di trovare le parole giuste per descrivere al meglio una persona è sicuramente un fardello del quale non si può fare a meno di portare ed è per questo, essendo cosciente di non essere così bravo da poter continuare, preferisco terminare qui il mio articolo e scrivere delle righe non come giornalista ma come amico.
Amico mio, come mi chiami tu, questa mattina Sant’Arcangelo si è svegliata sotto la pioggia e non poteva che essere così. Il cielo piange, piangiamo tutti noi che ti abbiamo conosciuto e anche quelli che non ti hanno conosciuto ma che grazie al tuo impegno e alle tue battaglie portate avanti riguardo la ricerca scientifica per la fibrosi cistica ed il volontariato, ti hanno seguito negli anni con ammirazione.
Hai regalato sorrisi e forza ai tanti bambini che come te lottano ogni giorno, tu che eri sempre più preoccupato per i tuoi cari, essendo ben consapevole della difficile situazione che per te stesso, ora probabilmente hai trovato la tua tranquillità. Ne abbiamo fatte tante di cose insieme, abbiamo persino condiviso giornate in ospedale ma soprattutto abbiamo riso, giocato e passato tanto tempo a “viverci” l’un l’altro. Spesso mi chiamavi per realizzare degli articoli e delle interviste per promuovere le iniziative che con grande determinazione sostenevi. Le ricordo tutte ma quella che più mi ha commosso è stata l’ultima realizzata a casa mia dove nonostante eri gravemente malato, tanto da essere ricoverato poche ore dopo, hai voluto comunque parlare in video senza mollare di un centimetro. Quel giorno, mentre tu parlavi e io riprendevo, nel vederti così sofferente a stento sono riuscito a trattenere le lacrime.
Oggi però, mentre cammino per le strade del nostro paese, sotto la pioggia, con l’ombrello chiuso in mano, quelle lacrime non le riesco a tenere dentro di me. I miei occhi gonfi sono nascosti dietro gli occhiali da sole della Lazio che tu mi regalasti e la pioggia fa scendere più velocemente ogni goccia versata sul mio viso. Scusami se non sono in grado di raccontarti come meriteresti, scusami se non sono bravo a descrivere la tua storia, il tuo amore verso la famiglia, le follie che hai fatto pur di conoscere il tuo idolo Valentino Rossi e scusami se piango. Magari un giorno sarò in grado di saper raccontare la tua storia ma non ora. L’uscita non potevi che farla “alla grande” e non a caso è avvenuta quest’oggi, 8 maggio che è il giorno di San Michele Arcangelo, patrono di Sant’Arcangelo. Tra due giorni invece sarà il mio compleanno e, dato che non mi hai mai fatto mancare un tuo pensiero, ti chiedo un ultimo regalo: giovedì 14 maggio c’è la finale di coppa Italia, Lazio – Inter e anche se sei interista… un tuo strappo alla regola e quindi la vittoria della mia Lazio, mi renderebbe felice!
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi di don Marcello Cozzi
Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua