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Legambiente presenta il 'Rapporto comuni rinnovabili 2023'

7/06/2023



In Italia nel 2022 si registrano appena 3,4 GW di nuovo installato da fonti rinnovabili per un totale di 206.600 impianti installati, di cui 206.167 di solare fotovoltaico, 215 eolico, 145 idroelettrico e 73 bioenergie. Per un totale complessivo di 1,3 milioni di impianti. Un passo avanti rispetto agli anni passati (nel 2021 di 1,35 GW), ma una crescita lenta e numeri ancora troppo lontani dalla media annuale europea per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, classifica che vede l’Italia drasticamente al 22° posto. Considerando, infatti, la media delle installazioni degli ultimi 3 anni, nel 2030 l’Italia riuscirà a raggiungere solo il 25% degli obiettivi climatici in tema di sviluppo delle fonti rinnovabili, centrando l’obiettivo di 85 GW di nuova capacità non prima di 40 anni. Sempre nel 2022, cala ai livelli registrati nel 2012 la copertura da fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici complessivi, pari al 31%. Una conseguenza della siccità che ha colpito il nostro Paese e che ha portato ad una riduzione nella produzione da idroelettrico del 37,7% rispetto al 2021. Questa, in estrema sintesi, la fotografia della XVII edizione del Rapporto “Comuni Rinnovabili” di Legambiente, che quest’anno si focalizza sulla denuncia del blocco delle fonti rinnovabili, sotto scacco delle norme obsolete e frammentate, della lentezza degli iter autorizzativi e delle lungaggini burocratiche di Regioni e Soprintendenze ai beni culturali.


“Chiediamo al Governo Meloni — ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – un’inversione di rotta immediata, come impone da un lato la crisi climatica che sta accelerando il passo con impatti sempre più negativi sui nostri territori, dall'altro l’Europa con il RePowerEu. Il Paese, approfittando della revisione del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), non deve diventare l’hub del gas, ma quello delle rinnovabili”.


“L’Italia — ha aggiunto Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente — sembrava aver intrapreso la giusta direzione nel 2011 con l'installazione di ben 11 GW di nuova potenza rinnovabile in un solo anno. Ma così non è stato, come dimostrano i numeri raccolti dalla nuova edizione del rapporto. Se avessimo continuato il lavoro iniziato nel 2011, oggi ci saremmo ritrovati con 121 GW di nuova potenza, raggiungendo e superando di gran lunga anche gli obiettivi del RepowerEU, con un vantaggio tecnologico e produttivo importante. Oltre ad una capacità di assorbire speculazioni energetiche, come quella post pandemia avvenuta sul gas, le cui conseguenze si fanno ancora sentire. Senza dimenticare le mancate occasioni di sviluppo, innovazione per i territori e di riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese. Ricordiamo che le stesse Comunità Energetiche Rinnovabili sono ancora bloccate”.


 


Le Rinnovabili in Basilicata


In Basilicata ci sono (fino a tutto il 2022) 2.129 MW di potenza installata da fonti rinnovabili (3.5% del totale nazionale) con oltre 12 mila impianti (di cui circa l' 85% di solare-fotovoltaico).presenti nel territorio regionale (circa l'1% del totale nazionale). Nel 2022 sono stati installati 77 MW di nuova potenza rinnovabile elettrica di cui il 52% è eolico e il 47% fotovoltaico (irrilevanti le altre fonti). La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2021 è di 3.767 GWh (3.8% del totale nazionale) pari al 90,8% del totale dell’energia elettrica prodotta sul territorio regionale. In tutti i Comuni è presente almeno un impianto fotovoltaico che sia su edifici residenziali o aziendali, sui tetti di enti pubblici o privati, sospesi o a terra. Sono invece 73 i Comuni in cui è presente almeno un impianto di eolico, tra grande e minieolico, 13 i Comuni in cui è presente il mini-idroelettrico. Infine, sono 28 i Comuni in cui è presente almeno un impianto da bioenergie, che sia da biomasse solide, liquide o gassose per la produzione non solo di energia elettrica ma anche termica. Interessante il dato dei Comuni che possiamo definire 100% rinnovabili elettrici (quelli in cui il contributo in termini di produzione elettrica delle diverse tecnologie rinnovabili


installate nel territorio è superiore all’energia elettrica consumata dalle famiglie residenti) che nel 2022 sono 83, pari al 63,4% del totale.


"La Basilicata - dichiara Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata - è una delle Regioni più attrattive in Italia nel settore delle rinnovabili come dimostra la quantità di nuovi progetti di fotovoltaico ed eolico in attesa di valutazione od autorizzazione. Le performance regionali sull'avanzamento dei procedimenti autorizzativi è tuttavia ancora troppo lento. Serve allora snellire e velocizzare gli iter autorizzativi, accelerando sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sul repowering dell'eolico, sull’agrivoltaico, sul fotovoltaico a terra in aree non destinabili ad altri scopi, su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche e degli impianti di digestione anaerobica; senza dimenticare una seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio e di efficienza energetica".


"Immaginare la Basilicata - conclude Lanorte - come un hub delle rinnovabili e non un hub delle fossili è una prospettiva concreta e conveniente, in grado di creare lavoro e benefici, anche a breve termine, per i territori".


 


 


 


 


Le 8 richieste per la transizione energetica in Italia


1) Una normativa adeguata, con l’obiettivo di pubblicare un Testo Unico che semplifichi gli iter di autorizzazione degli impianti, definisca ruoli e competenze dei vari organi dello Stato, dia tempi certi alle procedure e risponda al nuovo scenario energetico verso la configurazione di nuovi paesaggi energetici.


2) Potenziare e rafforzare gli uffici tecnici regionali dai quali passeranno la maggior parte dei progetti;


3) Politica mirata legata alla partecipazione e protagonismo dei territori non solo nella ricerca delle strategie da attuare per il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma anche nella realizzazione e individuazione dei siti dove gli impianti andranno collocati.


4) Completare l’iter normativo, non solo per quanto riguarda i grandi impianti, attraverso l’emanazione del Decreto FER2, ma anche per i più piccoli con la pubblicazione dei nuovi incentivi per le comunità energetiche rinnovabili.


5) Introdurre una cabina di regia di livello nazionale per l’eolico off-shore per identificare le aree idonee per lo sviluppo di questi progetti e coordinare la loro presentazione,evitando sovrapposizioni delle iniziative e semplificando i procedimenti autorizzativi.


6) Una campagna di informazione e sensibilizzazioneper limitare gli effetti delle sindromi Nimby e Ninto e contrastare le fake news fornendo ai territori maggiori e migliori strumenti per comprendere e valutare i progetti e collaborare al loro possibile miglioramento.


7) Applicare le semplificazioni previste per i progetti del PNRR anche per quelli legati al PNIEC.


8) Avviare una seria politica di eliminazione e rimodulazione dei sussidi alle fonti fossili, liberando risorse finanziarie da investire nello sviluppo delle rinnovabili e nell’efficienza energetica.


 




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