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Dalla Basilicata nel ventre della tragedia di Ischia

7/12/2022



‘’Siamo concentrati su quello che facciamo, è come se bloccassimo tutti i pensieri. Ma no,  non ci si abitua mai. Ed è meglio così perché è importante mantenere l’empatia nei confronti delle persone che cerchiamo e questo ci consente di dare il meglio di noi stessi. E’ ovvio che la speranza è sempre quella di portare a casa persone vive. Ma quando questo non avviene, le famiglie dei dispersi ci chiedono di poter avere anche solo un corpo da poter piangere. Ecco: per noi la vera disfatta è non riportare a casa nessuno’’.



Erwan Gueguen è francese, bretone. Geologo, da diversi anni vive in Basilicata, prima a Matera ed ora a Potenza, dove lavora al Cnr. E’ anche un tecnico del Soccorso Alpino e da poco tempo è vice presidente, con la responsabilità, tra le altre, dell’unità cinofila.  Nella sua lunga esperienza come soccorritore ci sono scenari come via Piave a Matera e Amatrice.  E per questo la mattina del 26 novembre scorso il suo telefono ha cominciato a squillare molto presto. Poche ore prima, a Ischia, era venuta giù parte della montagna e il fango aveva travolto ciò che incontrava. E lungo il percorso aveva incontrato soprattutto le abitazioni.



‘’In quegli stessi giorni si teneva una grossa esercitazione in Veneto ed io avrei dovuto partecipare-ci racconta Erwen- poi, per impegni a Potenza, non sono partito. L’allertamento per Ischia è avvenuto su richiesta dei Vigili del Fuoco che hanno chiesto al Dipartimento nazionale della Protezione Civile di avere a disposizione dei cani da catastrofe. Hanno così chiamato il Soccorso Alpino e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. Chiaramente, in un primo momento, fanno partire i cani geograficamente più vicini. Ci tengo a dire che è stata straordinaria la collaborazione di tutti i reparti’’. Erwan e il suo cane Dwynn, un pastore belga malinois,  sono partiti alla volta dell’aereoporto di Napoli, dove ad attenderli c’era un elicottero del settore reparto volo della Polizia di Stato. ‘’Ero a Casamicciola tre ore dopo la telefonata e lì dove sono rimasto tre giorni- spiega- Abbiamo subito raggiunto il centro di coordinamento dei soccorsi tutto intorno c’erano auto devastante, sangue. Io ed Dwynn siamo andati nella parte più alta a fare delle ricerche, oltre la villetta in bilico col tetto verde. I soccorsi erano concentrati inizialmente nella casa dei tre fratellini perché i cani della Guardia di Finanza avevano già confermato la presenza umana lì sotto’’.



‘’Era impressionante- continua- perché era tutto una distesa di fango e c’erano pezzi di alberi ovunque. E non tronchi, ma proprio pezzi di alberi letteralmente maciullati. C’erano due tettoie che uscivano dal fango. Man mano che salivamo ci rendevamo conto della devastazione.  E’ come se le prime case fossero letteralmente esplose’’.




‘’Man mano che si saliva ci rendevamo conto di quanto fosse devastante la colata- spiega- Di solito nelle frane i blocchi più grossi si fermano subito e poi va avanti il fango. A Ischia, invece, i blocchi di oltre un metro cubo li trovavi a qualche chilometro. Penso che sia dovuto al fatto che la frana sia stata molto canalizzata e così non ha perso tanta energia. Ha perso energia solo quando ha cominciato a incontrare le case’’.



Molti giornali hanno riportato la storia di Yuki, il cane bianco trovato nell’auto, divelta, dei suoi padroni purtroppo tra le vittime della tragedia. ‘’Quella mattina stavamo salendo verso la nostra zona di ricerca e abbiamo incontrato due persone che stavano provando a mettere il guinzaglio al cane- racconta- che era davvero molto spaesato e spaventato e continuava a difendere quella che era la sua zona. Poi è entrato nell’auto della sua padrona, noi siamo andati via ma so che non è rimasto lì tanto tempo perché fortunatamente è stato recuperato subito. Mi ha fatto emozionare tantissimo anche perché si vedeva benissimo il suo disorientamento e si è rifugiato nell’unico luogo che ancora conservava l’odore della sua famiglia’’.



Uomini e cani: il legame di un conduttore con il suo amico a 4 zampe è qualcosa che si costruisce con un lavoro lungo, faticoso e soprattutto costante. ‘’E’ difficile da far capire- continua Erwen- perché molti ci dicono che vorrebbero avere un cane addestrato a soccorrere. E’ sicuramente affascinante. Solo che c’è una grande differenza tra chi lo fa per sport e chi lo fa per soccorrere. Se il tuo cane sbaglia mentre sei gara il peggio che può succedere è non vincere una medaglia. Se lo fa durante una catastrofe rischiamo di non salvare una vita che, se individuata per tempo, poteva essere salvata. Molto spesso la gente si fa prendere dall’onda emotiva e sicuramente dopo Ischia avremo tanti candidati per il brevetto. Ma davvero dietro c’è tanto, tanto lavoro. Sessanta giornate ufficiali di addestramento all’anno e molto lavoro a casa, qualsiasi siano le condizioni meteorologiche’’.




IL recupero delle vittime: in scenari del genere recuperare eventuali corpi è un processo lungo. Quando il cane individua un punto, esso viene segnato e la zona viene protetta.



Il racconto, fino a quel momento fluido, diventa faticoso. Il fiato si spezza come quelle vite che un soccorritore spera sempre di riportare alla luce ma che, spesso, hanno esalato l’ultimo respiro prima del suo arrivo.



‘’In questo lavoro una delle cose più drammatiche è entrare letteralmente nelle case delle persone. Una delle cose più difficili del soccorso in catastrofe è che entri a gamba tesa in una quotidianità spezzata, in cui non sai prima cosa tu possa trovare. Vedi le foto di una famiglia felice. Vedi il peluche di Minnie e sai che apparteneva ad una bambina, con una sua vita, una sua storia, una famiglia. E’ difficile da spiegare con le parole’’.



Mariapaola Vergallito


 




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