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La voce della Politica

Domeniconi (Lega) su inchiesta affido bambini Reggio Emilia

5/07/2019

Lo scandalo di Reggio Emilia sembra scomparso dai quotidiani così come dalle scalette dei telegiornali. Eppure l’inchiesta, non a caso denominata “Angeli e Demoni”, racconta di bambini allontanati in modo illegittimo dalle loro famiglie, di pressioni e manipolazioni psicologiche per generare in loro falsi episodi, ricordi, abusi in famiglia mai avvenuti, minori strappati al nucleo di origine per essere affidati ad amici, conoscenti o ex amanti degli operatori dei servizi sociali – tra cui titolari di sexy shop e una coppia di donne omosessuali – e poi ancora violenze sessuali in due casi da parte del nucleo affidatario, truffe, raggiri. Sono coinvolti a vario titolo medici, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, operatori di case famiglia, la Onlus di Moncalieri Hansel & Gretel e anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, del Pd, in provincia di Reggio Emilia.
Genitori che si sono visti strappare i figli da un giorno all’altro senza più avere la possibilità di vederli e ora scoprono che, oltre all’atrocità dell’allontanamento illegittimo, questi bambini hanno subito violenze da parte di chi si era arrogato il diritto di prendersene cura, da chi, falsamente, li blandiva dicendo di volerli salvare dall’“orco cattivo”.
La vicenda risulta essere così agghiacciante, raccapricciante e colma di varie sfaccettature che si potrebbe scriverne per giorni, settimane, come è accaduto per altri fatti similari come il caso di Rignano Flaminio o dell’asilo nido “Cip e Ciop” di Pistoia. La vicenda non dovrebbe e non deve cadere nell’oblio, ma purtroppo tre giorni dopo l’annuncio e l’emersione dello scandalo, per i quotidiani italiani e i Tg le principali notizie sono state altre: gli sviluppi dello sbarco della Sea Watch e della capitana Carola, i trecentomila, secondo gli organizzatori, partecipanti del Gay Pride di Milano e le imperdibili vicende dell’orso M49, per evitare la cui cattura si è mobilitato anche il ministro dell’ambiente, Sergio Costa. Poche le testate giornalistiche che hanno rotto questo interminabile silenzio. Infatti in questi giorni sui giornali è stata ancora la capitana Carola a farla da padrone, e a detenere il primato di “primadonna”; ai fatti di Reggio in pochissimi hanno dato spazio e rilievo . La risposta alla domanda sul motivo per cui si stia cercando di insabbiare questo atroce episodio nasce spontanea
La ragione sta forse nel fatto che qui c’è in gioco qualcosa di più. Perché non si può ridurre la vicenda alla figura, pur criminale se le accuse verranno confermate, della dirigente del Servizio di assistenza sociale dell’Unione Comuni Val D’Elsa, omosessuale e già legata ad alcune donne a cui aveva affidato minorenni. Federica Anghinolfi, secondo il giudice per la «sua stessa condizione personale» e per le «sue profonde convinzioni», è stata «portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Un modello istituzionale” contraffatto”, il Suo, che calcava la scena per operare del sadismo con la scusa di tutelare e vigilare su bimbi abusati. Ecco perché, per certa stampa, il sipario di questo macabro teatro si è ritenuto necessario farlo chiudere in anticipo e gli addetti ai lavori si sono addormentati nel bosco cadendo in un lungo letargo dove occhi, mani e bocca sono stati immobilizzati come per volere di un incantesimo. Chi non si è occupato di “Carola”ha preferito rivolgere la sua attenzione alle affettuose amicizie adulterine dell’attricetta di turno, piuttosto che far emergere, prendere in considerazione ed analizzare la squallida vicenda di bambini innocenti, disperati, strappati, ingiustamente, dalle braccia dei loro genitori per collocarli in affido, retribuito, anche ad amici e conoscenti (titolari di sexy shop con problematiche psichiche e con figli suicidi) Uno scenario allucinante che vede come attori uno o più “mostri” che hanno agito per vantaggi di tipo economico e non solo, infatti l’ aspetto inquietante di questa vicenda, è la selezione che veniva operata nella scelta degli affidatari: sui nove minori, affidati illecitamente, più di uno è stato affidato a coppie gay; infatti la Anghinolfi non mancava di evidenziare l’importanza di “andare oltre il tema dell’identità di genere nella relazione genitoriale” Per avallare e portare avanti un sistema ideologico che reifica il bambino.
È la stessa logica della fecondazione artificiale e dell’utero in affitto, per cui qualcuno arriva a rivendicare il “diritto al figlio”, è la logica della cosiddetta educazione sessuale nelle scuole, che pretende di far diventare normale la sessualizzazione precoce dei bambini, di promuovere a scuola la teoria “Gender”,è la logica di chi considera legittimo “terminare” una vita perché imperfetta, o indegna, attraverso l’aborto o l’eutanasia infantile.
Ecco perché lo scandalo di Reggio Emilia sta uscendo di scena in sordina, perché guardarlo in faccia e appalesarlo sempre di più estrapolandone tutti i clamorosi misfatti, costituiti da uno schifo immondo dove emergono: false relazioni, disegni artefatti e, addirittura di impulsi elettrici, utilizzati sui minori durante le sedute di psicoterapia, per alterare lo stato dei loro ricordi in prossimità dei colloqui giudiziari, significherebbe chiamare per nome quel sistema che oggi, per alcuni, rappresenta la normalità di un modus operandi per cui ogni desiderio è un diritto e un bambino non è che un mezzo ed uno strumento per soddisfare quel desiderio, di cui i media, proprio quelli che ora tacciono, fanno da cassa di risonanza. Non a caso il giudice, Dott. Morcavallo di Bologna aveva intrapreso una battaglia, durata quasi quattro anni per scoprire ed incriminare i responsabili di un meccanismo perverso ed insieme il più osceno business italiano che vedeva il troppo facile affidamento di decine di migliaia di bambini e bambine all’implacabile macchina della giustizia. Come giudice dei minorenni ne ha visti tanti, di quei drammatici percorsi che iniziavano con la sottrazione alle famiglie e finivano con quello che lui definisce l’“internamento”negli istituti e comunità governati da alcuni servizi sociali corrotti e depravati. Da magistrato , Morcavallo ha combattuto una guerra anche culturale contro quello che vedeva intorno a sé. Ha tentato di correggere comportamenti scorretti, ha cercato di contrastare incredibili conflitti di interesse. Ha anche denunciato abusi e qualche illecito. E’ stato colpito da esposti, ma ne è uscito illeso, ma poi non ce l’ha fatta e ha cambiato strada: ha lasciato la toga e ha intrapreso la professione di avvocato a Roma nello studio paterno e si occupa di diritto della famiglia, la sua passione In una sua intervista consigliava al Garante nazionale dell’Infanzia di mostrare più coraggio e di usare le competenze, che erroneamente, il suddetto Garante ritiene di non avere. E quindi che indaghi! Infatti è lui l’autorità competente ed autorevole che ha tutte le carte in regola per fare sopralluoghi a sorpresa e scoprire che cosa accada nei vari istituti dei minori. Ognuno deve fare la sua parte!

Adriana Domeniconi
Delegata Enac Basilicata
Vice Segretario Pari Opportunità Movimento Difesa Del Cittadino (Potenza)
Dirigente Lega Basilicata



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