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Piano di Azione Coesione (PAC): chiarimenti della Regione

16/05/2018

Alla luce di alcune notizie della stampa locale è opportuno fare chiarezza rispetto alle imprecisioni ed alle affermazioni rilasciate.
L’adesione al Piano di Azione Coesione (PAC) da parte della Regione Basilicata si è resa necessaria soprattutto a seguito delle numerose sollecitazioni delle parti datoriali e degli Enti locali per la salvaguardia dei progetti in ritardo di attuazione e a rischio di non completamento entro il termine fissato del 31 dicembre 2015.
A dicembre 2015 si registravano gli impedimenti di alcune PMI nella conclusione dei programmi di investimento soprattutto per le difficoltà di accedere al credito presso gli Istituti bancari; nonché le difficoltà segnalate da diversi Enti locali (Comuni e Province) a concludere i lavori di numerosi interventi a causa dei vincoli del “patto di stabilità interno” allora vigente.
Senza l’adesione al PAC i beneficiari avrebbero dovuto restituire alla Regione le somme già liquidate e garantire, di conseguenza, la copertura finanziaria per l’importo complessivo dell’intervento.
La Regione Basilicata non ha subito alcun definanziamento e/o sanzione a seguito dell’adesione al PAC, come si può evincere dal decreto MEF n. 52 del 22 dicembre 2016 (Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2017) che così decreta: “Il finanziamento a carico del Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183/1987 in favore degli interventi del Piano di azione coesione della Regione Basilicata, è stabilito in euro 150.437.274,02”.
L’adesione al PAC è stata fatta dalla Regione nel rispetto della normativa nazionale richiamata anche dal succitato decreto, ed in particolare dalla delibera CIPE n. 1 dell’11 gennaio 2011, con la quale sono stati stabiliti indirizzi e orientamenti per l'accelerazione degli interventi cofinanziati dai fondi strutturali 2007‐2013 e la conseguente eventuale riprogrammazione dei programmi operativi; nonché dal Piano di azione coesione varato dallo Stato italiano il 15 novembre 2011, definito d'intesa con la Commissione europea, volto a determinare e attuare la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007‐2013, al fine di accelerarne l'attuazione e migliorarne l'efficacia.
L’adesione al PAC non è un “espediente”, ma una misura attivata da parte di numerose Amministrazioni nazionali e regionali, titolari di Programmi Operativi 2007-2013: sono 17 i PAC attivati dai Ministeri e dalle Amministrazioni Centrali e 13 quelli attivati dalle Regioni, inclusa la Regione Basilicata, per complessivi 8,994 miliardi di euro (come è possibile evincere dal sito dell’Agenzia per la Coesione Territoriale).
L’adesione al PAC Basilicata è stata condivisa con le Amministrazione centrali competenti (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzia per la Coesione Territoriale e Ministero dell’Economia e delle Finanze) e con la stessa Commissione europea, che ha approvato la modifica del PO FESR 2007/2013 con la Decisione del 19 maggio 2016.
E’ opportuno chiarire, altresì, che la proposta di adesione al PAC è stata deliberata dalla Giunta regionale nel dicembre 2015 (e non nel dicembre 2016) e che di tale adesione è stata data informazione al Consiglio regionale nella relazione sulla “Sessione comunitaria 2015” approvata dalla Giunta regionale con DGR n. 601 del 31 maggio 2016 e trasmessa al Consiglio regionale per la relativa discussione in Aula.
Inoltre, già nella seduta consiliare di ottobre 2016 sono state fornite con apposita relazione le informazioni richieste in riscontro all’interrogazione urgente a risposta orale n. 575 - “piano di azione e coesione”.
Tecnicamente, l’adesione al PAC ha comportato la riduzione della dotazione complessiva del POR FESR 2007/2013 da 752,186 a 601,749 milioni di euro, con un aumento del tasso di cofinanziamento dell’Unione europea dall’iniziale 40% al 50%, con trasferimento sul PAC di un importo di risorse nazionali pari a 150,437 milioni di euro (a valere sul Fondo di rotazione ex lege n. 183/1987). Tale scelta ha garantito una invarianza della dotazione complessiva delle risorse (quelle del POR FESR revisionato più quelle del PAC) in grado, quindi, di assicurare la realizzazione degli obiettivi programmatici, procrastinando la scadenza di conclusione di alcuni interventi selezionati, assicurando comunque l’utilizzo dell’intero ammontare in valore assoluto delle risorse comunitarie (pari a 300,8 milioni di euro).
Ulteriori chiarimenti sulle modalità e le finalità di adesione al PAC sono state fornite anche alla Corte dei Conti.
L’adesione al PAC non ha comportato la perdita di risorse né nazionali né comunitarie a valere sul POR FESR 2007/2013, anzi è stata un’azione per evitare danni ai bilanci delle Amministrazioni locali e delle imprese interessate, nonché per perseguire le finalità degli interventi selezionati.



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Dice che era un bel torrente ma non andava più al mare
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“Dice che era un bel progetto e serviva a creare/ la deviazione di un torrente per distrarlo dal mare; ma dall’idea alla realizzazione passarono 40 anni, giusto il tempo di essere deviata e l’acqua cominciò a far danni”.

Scusate, non ho resistito. E’ 4 marzo, del resto, e chiedo scusa a Lucio Dalla per questa scapestrata citazione. C’è qualcun altro, però, che dovrebbe chiedere scusa, oggi. Proprio oggi che il torrente Sarmento, deviato in parte dal suo corso naturale, immette un bottino idrico di 80 milioni di metri cubi in più all’anno nel grande invaso di Montecotugno. Serve a completare lo schema idrico del Sinni, per un progetto cominciato negli anni Settanta, quando la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista erano i due grandi partit...-->continua




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