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La voce della Politica

Salvabanche: basta alle banche di partito, sì alle banche degli italiani

15/02/2017

Il M5S boccia il decreto salva-banche voluto dal Governo Gentiloni e chiede che il credito torni a servire e sostenere l’economia reale

Il Movimento 5 Stelle è pronto a dare battaglia e ribadire il “no” proprio nel giorno in cui Montecitorio dovrebbe dare la sua approvazione al provvedimento “salva-banche”. “Un decreto imposto a colpi di fiducia che stanzia fino a 20 miliardi di euro con l’obiettivo, teorico, di stabilizzare altre porzioni del sistema bancario, a cominciare dal Veneto, e garantire le emissioni di liquidità per gli istituti in difficoltà – dichiara il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) – Contabilmente, si tratta di una misura temporanea, che incide solo sul debito e non sull’indebitamento e non modifica il percorso verso il pareggio di bilancio. Il problema è che il Governo si muove nell’ambito delle regole comunitarie sugli aiuti di Stato e quindi sarà costretto, a fronte di possibili ricapitalizzazioni precauzionali, ad imporre perdite agli investitori privati”.

Per quanto concerne la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, il Movimento 5 Stelle utilizzerebbe soldi pubblici per stabilizzare l’istituto senese e il sistema bancario, ma nell’ottica di un addio al principio della banca universale e di una separazione netta tra istituti di credito d’affari e banche commerciali, perseguendo obiettivi come la tutela del risparmio e il sostegno all’economia reale.

“A differenza del Governo – prosegue Giuseppe L’Abbate (M5S) – avremmo fatto chiarezza sui prestiti deteriorati della banca del Pd e avremmo fatto pagare il conto ai manager per le loro responsabilità: tutti principi che in questo decreto non esistono. Il M5S non vuole sperperare i soldi dei contribuenti, poiché siamo consapevoli del loro valore e lo dimostriamo ogni giorno con i tagli agli stipendi. Siamo però favorevoli alla nazionalizzazione di pezzi del sistema bancario – spiega il parlamentare pugliese – in caso di opportunità e necessità, allo scopo di stabilizzarlo, di dare tranquillità ai risparmiatori, ai mercati e di mantenere in Italia asset e aziende strategiche. Tuttavia, tutto ciò non può prescindere da un’opera di pulizia radicale rispetto alle classi manageriali che hanno ridotto il sistema del credito in questa situazione, grazie anche alla connivenza della politica e alle ‘distrazioni’ dei regolatori. In tal senso – conclude L’Abbate – gli amministratori degli istituti nazionalizzati andranno scelti su basi di trasparenza e merito. Basta alle banche di partito, sì alle banche degli italiani. Il credito deve tornare alla sua funzione pubblica fondamentale: servire e sostenere l'economia reale”.




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