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La voce della Politica
| Asili nido Potenza, Fp Cgil: «Una diversa collocazione per l’educatrice per tutelare famiglie e lavoratrici» |
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26/10/2026 | La situazione che interessa gli asili nido comunali di Potenza, gestiti dalla cooperativa Il Melograno, richiede scelte responsabili, capaci di affrontare le ricadute educative, sociali e occupazionali di una vicenda complessa.
Il previsto rientro, da lunedì, presso il nido di via Adriatico di un’educatrice che ha concluso i 12 mesi di sospensione cautelare nell’ambito dell’indagine relativa ai presunti maltrattamenti contestati per fatti avvenuti nella struttura di via Ionio riporta al centro una questione delicata, nella quale si intrecciano le preoccupazioni delle famiglie, i diritti della lavoratrice, la continuità delle relazioni educative costruite in questi mesi e la tutela dell’occupazione del personale impiegato nel servizio.
I timori, le perplessità e le obiezioni espresse da alcune famiglie, anche direttamente al sindaco di Potenza, rispetto al rientro dell’educatrice rappresentano un elemento che non può essere ignorato. Siamo consapevoli della necessità di tutelare i diritti della lavoratrice sospesa, in un quadro giudiziario ancora aperto e in assenza di un accertamento definitivo delle responsabilità. Al tempo stesso, riteniamo fondamentale tenere conto delle diverse istanze in campo e individuare soluzioni che, nel rispetto dei diritti di tutti, favoriscano una convergenza tra le parti e rispondano alle rispettive esigenze.
Anzitutto, come Fp Cgil, riteniamo fondamentale che non venga trascurata la posizione dell’educatrice che, durante il periodo di sospensione della collega, ne ha garantito la sostituzione, assicurando la continuità del servizio e costruendo, giorno dopo giorno, relazioni significative con i bambini in una fase particolarmente complessa per il contesto educativo.
Riteniamo pertanto importante valorizzare il lavoro svolto e la continuità relazionale instaurata, affinché venga presa in seria considerazione la possibilità di consentire a questa lavoratrice, seppur a tempo determinato, anche qualora dovesse essere confermato il rientro della titolare, di proseguire il proprio incarico a tempo determinato. La sua permanenza rappresenterebbe infatti un elemento di stabilità per i bambini e un riconoscimento concreto dell’impegno e della professionalità dimostrati.
Tuttavia, a preoccuparci non è soltanto la posizione della lavoratrice a tempo determinato, ma la tenuta di un intero sistema. In questo contesto, è fondamentale mantenere un approccio improntato alla prudenza, nel pieno rispetto delle garanzie della lavoratrice e senza anticipare valutazioni che spettano alle sedi competenti. Al tempo stesso, il rispetto della presunzione di innocenza e dei diritti di chi ha terminato il periodo di sospensione cautelare deve necessariamente accompagnarsi all’ascolto e alla comprensione delle preoccupazioni espresse dalle famiglie, così come all’esigenza di garantire ai bambini un ambiente educativo sereno e rassicurante.
Comprendiamo che la cooperativa Il Melograno abbia disposto il rientro in servizio dell’educatrice al termine dei 12 mesi di allontanamento stabiliti dall’autorità giudiziaria, anche in considerazione del fatto che il CCNL delle cooperative sociali non prevede, in questi casi, un sostegno economico durante la sospensione, diversamente da quanto previsto in altri comparti, dove è riconosciuto, in determinate ipotesi, un assegno alimentare pari al 50% della retribuzione.
Riteniamo tuttavia che la gestione di questa vicenda non possa determinare ulteriori ricadute negative sul servizio e sulle persone coinvolte, rendendo necessario individuare una soluzione equilibrata che tuteli i diritti della lavoratrice e le legittime esigenze di tutte le parti.
A destare la nostra preoccupazione sono anche le iniziative di protesta prospettate nelle scorse ore da alcune famiglie dei bambini frequentanti il nido, preoccupate per il rientro dell’educatrice in un contesto ancora delicato e non pienamente definito. Tra le ipotesi paventate vi sono manifestazioni di protesta, il ritiro dei bambini dalla frequenza con relativa sospensione del pagamento delle rette. Qualora tali iniziative dovessero concretizzarsi, la conseguente riduzione delle presenze e delle entrate potrebbe incidere significativamente sulle risorse necessarie alla gestione degli asili nido, con ripercussioni sull’organizzazione del servizio e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Il rischio concreto è che una vicenda che coinvolge direttamente la posizione di una singola lavoratrice finisca per produrre effetti sull’intero organico, mettendo a repentaglio gli equilibri economici da cui dipendono la continuità del servizio e la regolarità delle retribuzioni di tutte le lavoratrici. Non si tratta di contrapporre le legittime preoccupazioni delle famiglie ai diritti della lavoratrice interessata, né di trascurare le difficoltà organizzative della cooperativa. Si tratta, al contrario, di affrontare la situazione nella sua complessità, ricercando una soluzione che sappia tenere insieme tutte le esigenze in campo.
È in questa direzione che chiediamo alla cooperativa, al Consorzio CS e all’Amministrazione comunale di compiere ogni sforzo possibile per individuare una diversa collocazione lavorativa per l’educatrice, compatibile con le esigenze organizzative e capace di prevenire un ulteriore acuirsi della conflittualità, nell’interesse di tutte le persone coinvolte e della tenuta stessa del servizio. Una soluzione che consentirebbe di tutelare al contempo la lavoratrice, le colleghe, le famiglie, i bambini, ma anche la stessa cooperativa e il Comune di Potenza, evitando che il mancato raggiungimento di una soluzione condivisa possa tradursi in un acuirsi di conflittualità che non giovano a nessuno, con il rischio che una situazione non adeguatamente gestita si trasformi in un boomerang per tutti i soggetti coinvolti.
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