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La voce della Politica
| Cia Agricoltori Basilicata oggi a Roma alla mobilitazione nazionale |
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21/10/2026 | “Ci sono agricoltori lucani che hanno messo in vendita la propria azienda o hanno dato in fitto i terreni per il fotovoltaico. Dal dopoguerra, è la fase di crisi più acuta di sempre”: è l’SOS che oggi il presidente della Cia-Agricoltori Basilicata Leonardo Moscaritolo ha lanciato a Roma dalla piazza davanti al Parlamento. Moscaritolo insieme al vice presidente Giuseppe Stasi e al direttore regionale, Donato Campolieti ha guidato la delegazione della Cia lucana che ha partecipato alla nuova giornata di mobilitazione nazionale. “Siamo da anni abituati ad affrontare emergenze climatiche, di mercati ma adesso -ha aggiunto Moscaritolo – non ce la facciamo più. Gli agricoltori incassano sempre meno, i consumatori pagano sempre di più e i costi di produzione continuano a correre. La mobilitazione nazionale – aggiungono i dirigenti Cia – riguarda direttamente anche la Basilicata, dove l’agricoltura rappresenta un presidio economico, occupazionale e sociale fondamentale, soprattutto nelle aree interne. Se aumentano gasolio, fertilizzanti e altri fattori produttivi, mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori diminuiscono, le imprese perdono margini fino a rischiare di lavorare in perdita. Nel frattempo, le famiglie si trovano a sostenere una spesa alimentare sempre più pesante. È una doppia emergenza che richiede risposte immediate, a livello nazionale e regionale».
DAL CAMPO ALLA TAVOLA, RINCARI FINO AL 421%
I numeri della mobilitazione fotografano una filiera profondamente squilibrata. A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, mentre i prezzi degli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Sul fronte agricolo, invece, le quotazioni riconosciute ai produttori hanno registrato pesanti flessioni: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo.
Una forbice che emerge con ancora maggiore evidenza dal confronto tra prezzi all’origine e al dettaglio. A settembre, le carote sono passate da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 euro al consumo, con un incremento del 421%. Per l’uva da tavola si passa da 0,58 a 2,99 euro al chilo (+416%); per le melanzane da 0,62 a 2,75 euro (+344%); per le pesche da 0,74 a 2,88 euro (+290%).
GASOLIO AGRICOLO, COSTI FUORI CONTROLLO
A peggiorare il quadro è l’impennata dei costi operativi. Ad agosto 2026, rispetto all’estate precedente, i carburanti agricoli hanno registrato un aumento del 40% e i fertilizzanti del 12%. Per le famiglie, nello stesso confronto, il gasolio per autotrazione è cresciuto del 27%, la benzina del 16% e le spese per abitazione, acqua, elettricità e gas del 9%.
Rispetto al 2021, prima dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, il gasolio agricolo è passato da 0,48-0,70 euro al litro a 1,50-1,70 euro, con rincari fino al 143%. I concimi e fertilizzanti hanno registrato aumenti compresi tra il 40% e il 100%, a seconda delle tipologie.
«Il caro-carburanti – evidenziano i vertici di Cia Basilicata – rischia di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica delle aziende. In una regione come la nostra, caratterizzata da distanze, territori interni e forte dipendenza dai trasporti, l’aumento dei costi si ripercuote sull’intero sistema produttivo. Per questo chiediamo che agli annunci seguano interventi verificabili e tempi certi».
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“Non possiamo sopportare che, mentre aumentano le emergenze e si moltiplicano le sfide, Bruxelles risponda indebolendo proprio chi garantisce il cibo sulle nostre tavole -dice il presidente di Cia, Cristiano Fini che ha accolto la delegazione lucana. La Pac è la politica più antica dell’Unione e da oltre cinquant’anni assicura stabilità alle imprese, sicurezza alimentare e presidio dei territori. Eppure, oggi si continua a discutere di come ridimensionarla anziché rafforzarla. Le promesse fatte agli agricoltori dalla presidente von der Leyen devono tradursi in impegni concreti, non restare sulla carta”.
Per Fini “non è questa l’Europa di cui abbiamo bisogno. La trattativa deve andare avanti e cambiare totalmente direzione: servono più fondi e certezze, non un’agricoltura sacrificata sull’altare dei compromessi di bilancio”.
Per questo, conclude Fini, “non accetteremo che il futuro dell’agricoltura venga deciso al ribasso, né che le promesse si perdano nei negoziati. Continueremo a far sentire la nostra voce finché non arriveranno risposte precise. Perché se l’Europa taglia sull’agricoltura, a pagare saranno produttori e cittadini. E così, i conti non tornano”. |
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