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CIA Basilicata: sagre, qualità e territorio, un volano per l’agroalimentare

18/08/2026

Sagre ed eventi enogastronomici muovono in Basilicata circa 10 milioni di euro tra effetti diretti e indotto. Moscaritolo: «Dop e Igp in aggiunta ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) consentono agli agricoltori di incrementare il valore delle produzioni»

Le sagre e gli eventi enogastronomici rappresentano un importante strumento di promozione dell’agroalimentare lucano e dei territori rurali. In Basilicata il sistema delle manifestazioni legate ai prodotti tipici genera un movimento economico stimato in circa 10 milioni di euro tra effetti diretti e indotto, con una spesa media direttamente collegata alla sagra di 15-20 euro al giorno per visitatore.

Per Cia-Agricoltori Italiani Basilicata, questi appuntamenti possono svolgere una funzione strategica soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, mettendo in relazione produttori, consumatori e visitatori e contribuendo alla conoscenza di produzioni che rappresentano una parte importante dell’identità regionale.

Peperone di Senise Igp, Fagiolo di Sarconi Igp, Lucanica di Picerno Igp, fragola candonga insieme alle numerose produzioni tradizionali, costituiscono un patrimonio che può accompagnare la promozione turistica della Basilicata, affiancando il patrimonio storico, culturale e naturalistico.

«Le produzioni a marchio Dop e Igp della Basilicata sono nate per dare la possibilità agli agricoltori di aggiungere valore alle loro produzioni – sottolinea Leonardo Moscaritolo, presidente Cia Basilicata – perché questi marchi, garantendo la provenienza, la rispondenza a un disciplinare ed essendo riconosciuti a livello europeo, possono permettere di raggiungere più facilmente i mercati nazionali ed esteri, spuntando un prezzo maggiore».

Il patrimonio della qualità certificata è in crescita. In Basilicata sono 324 i produttori certificati Dop, Igp e Stg, con un aumento del 29,6% rispetto al 2021. L’ortofrutta rappresenta il comparto più consistente, con 144 produttori, 21 dei quali anche trasformatori. Gli allevamenti certificati sono 63, in aumento del 16,7%.

A questo patrimonio si aggiungono oltre 200 Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) inseriti nell’elenco nazionale. Sono produzioni legate a metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo e rappresentano una biodiversità che, in molti casi, rischierebbe di rimanere confinata a mercati territoriali molto ristretti.

Tra le novità più recenti figura il Cece di Tricarico, ulteriore testimonianza della ricchezza della tradizione agricola lucana.

«La Basilicata – aggiunge Moscaritolo – dispone di produzioni di grande qualità, ma spesso caratterizzate da quantità esigue che trovano facile collocazione già sul mercato locale e regionale. Per questo è necessario lavorare sulla promozione e sulla capacità di commercializzazione, così da trasformare la tipicità in maggiore redditività per le imprese agricole».

LA CRESCITA DELL’EXPORT
Il potenziale del comparto è confermato anche dall’andamento dell’export agroalimentare lucano, passato dai circa 87 milioni di euro del 2017 ai circa 212 milioni delle rilevazioni più recenti, il valore più elevato degli ultimi trent’anni.

Una crescita significativa che dimostra le opportunità offerte dai mercati nazionali e internazionali, pur rappresentando l’agroalimentare una quota ancora limitata, circa il 7,4%, dell’export complessivo regionale.

La valorizzazione delle produzioni di qualità può quindi diventare uno degli strumenti per consolidare questa crescita, attraverso una maggiore riconoscibilità dei prodotti e una più efficace strategia di promozione.

LUCANICA DI PICERNO, UN’ARMA CONTRO L’AGROPIRATERIA
Un capitolo importante riguarda la recente Indicazione geografica protetta della Lucanica di Picerno, risultato di un lungo percorso che ha coinvolto allevatori, trasformatori e istituzioni, con il contributo dell’Università degli Studi della Basilicata e l’impegno della Cia.

«Con la certificazione Igp – evidenzia Moscaritolo – è destinato finalmente a cadere l’alibi di utilizzare il termine “lucanica” per salumi esteri, in buona parte di provenienza tedesca e olandese, da presentare ai consumatori come prodotti tipici lucani. Siamo davanti a un ulteriore passo avanti nella lunga battaglia contro l’agropirateria».

La tutela delle denominazioni rappresenta infatti una questione economica prima ancora che commerciale. La contraffazione sottrae valore agli agricoltori e agli allevatori che rispettano i disciplinari e investono nella qualità, danneggiando allo stesso tempo l’immagine dei territori.

Per Cia Basilicata è quindi fondamentale rafforzare la tracciabilità e l’informazione al consumatore. Le indicazioni relative al Paese di nascita, allevamento e macellazione degli animali rappresentano uno strumento importante per consentire scelte più consapevoli.

SAGRE, TURISMO E FILIERE LOCALI
In questo quadro le sagre possono svolgere una funzione importante, soprattutto nei comuni delle aree interne. La spesa direttamente effettuata dal visitatore durante la manifestazione è soltanto una parte della ricaduta economica complessiva.

Il turista che raggiunge un piccolo centro per un evento enogastronomico può infatti utilizzare strutture ricettive, bar, negozi e servizi locali, acquistare prodotti agricoli e trasformati e visitare altri luoghi di interesse.

Le manifestazioni dedicate alle specialità locali possono quindi diventare una porta d’ingresso per conoscere territori meno frequentati dai grandi flussi turistici, dal Pollino al Vulture, fino alle aree rurali della regione.

Per Cia Basilicata, tuttavia, la promozione delle sagre deve essere accompagnata da una strategia più ampia. L’obiettivo non deve essere soltanto portare visitatori in piazza per una giornata, ma creare collegamenti permanenti tra agricoltura, ristorazione, commercio, ricettività e turismo.

«La sagra – conclude Moscaritolo – deve essere considerata una vetrina, non il punto di arrivo. Il vero obiettivo è fare conoscere il prodotto, il produttore e il territorio e trasformare questa conoscenza in opportunità commerciali durature».

I NUMERI DELL’AGROALIMENTARE DI QUALITÀ LUCANO
10 milioni di euro circa: giro economico stimato delle sagre tra effetti diretti e indotto.
15-20 euro: spesa media direttamente collegata alla sagra per visitatore al giorno.
18 milioni di euro: fatturato diretto 2024 della Dop Economy lucana.
Oltre 200: prodotti agroalimentari tradizionali della Basilicata inseriti nell’elenco nazionale Pat.
324: produttori certificati Dop, Igp e Stg.
+29,6%: crescita dei produttori certificati rispetto al 2021.
144: produttori dell’ortofrutta di qualità.
63: allevamenti certificati.
212 milioni di euro circa: valore più recente dell’export agroalimentare lucano.
87 milioni di euro: export agroalimentare regionale nel 2017.
Lucanica di Picerno Igp: uno dei più recenti riconoscimenti a tutela delle produzioni agroalimentari lucane.
Cia-Agricoltori Italiani Basilicata ribadisce infine la necessità di rafforzare le politiche di promozione e commercializzazione delle produzioni locali, sostenendo gli agricoltori e favorendo una maggiore presenza dei prodotti lucani nei mercati nazionali ed esteri. La qualità certificata, la tracciabilità e il legame con il territorio rappresentano strumenti fondamentali per trasformare la biodiversità e la tradizione agricola in nuovo valore economico per le imprese e per le comunità rurali.



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