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La voce della Politica
| Cgil Bas_Spesa sociale dei Comuni_Basilicata penultima |
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31/07/2026 | Cgil Basilicata: “La Basilicata penultima con 68 euro ad abitante, peggio fa solo la Calabria. I livelli essenziali delle prestazioni sociali rappresentano l'unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato, che vedrebbe la nostra regione subire conseguenze nefaste, specie per il diritto alla cura”
I Comuni della Basilicata sono agli ultimi posti per la spesa sociale per abitante. La media è di 68 euro a persona, meglio solo della Calabria, dove la spesa è di 38 euro pro capite. È quanto emerge dal rapporto della Cgil nazionale sulla spesa sociale dei Comuni su base Istat. Il rapporto dimostra come, al netto delle compartecipazioni degli utenti e del sistema sanitario nazionale, la spesa sociale dei Comuni (ovvero la spesa destinata ai servizi per minori, anziani, disabili, povertà) è stata mediamente di 150 euro per abitante con ampi e rilevanti divari tra le diverse realtà territoriali del Paese: la spesa media passa da 207 euro per abitante nelle regioni del Nord-est, 165 euro nel Centro, 162 euro nelle regioni del Nord-ovest, 144 euro nelle Isole fino a 78 euro nelle regioni del Sud. Divari rilevanti si registrano anche in relazione alla dimensione demografica dei comuni con una spesa media che da 198 euro nei comuni con oltre 50 mila abitanti, scende a 116 euro nei comuni con meno di 2 mila abitanti. Analogamente, si riscontrano diseguaglianze tra i comuni delle aree centrali e quelli delle aree interne.
Nello specifico la spesa totale ammonta a 39.586.411 euro (peggio fa solo il Molise), di cui ammonta a 958.869 euro la compartecipazione del sistema sanitario nazionale e a 1.822.422 quella degli utenti. La Basilicata è quindi anche tra le regioni con il più basso livello di compartecipazione del Servizio sanitario nazionale alla spesa dei Comuni per i servizi sociali e socio-educativi , pari al 2%, insieme a Molise, Sicilia e Puglia. La spesa più consistente è destinata a famiglie e minori (13.879.393 euro), seguita da quella per la disabilità (9.810.364 euro), anziani (4.676.181 euro), immigrati (3.977.702 euro), povertà (2.963.088 euro), dipendenze (1.008.625 euro) e multiutenza (489.767 euro). Per le singole voci le due province di Potenza e Matera riescono a posizionarsi prima del centesimo posto, con una criticità per Potenza rispetto alla spesa dedicata alla povertà, risultando 102esima su 107. Del tutto assente la compartecipazione di Regione e Province.
“Se l'articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei comuni italiani raccontano un'altra storia – commentano i segretari della Cgil Basilicata, Fernando Mega e Giuliana Scarano – Preoccupano i divari con le aree del Mezzogiorno, dove la Basilicata risulta tra i livelli più bassi di spesa sociale. I dati dimostrano come il sistema attuale, eccessivamente basato sulle risorse proprie degli enti locali, stia allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e famiglie fragili ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per vivere e un lavoro lo ha. I livelli essenziali delle prestazioni sociali rappresentano l'unico argine a questa deriva delle disuguaglianze, specialmente di fronte alle incognite del regionalismo differenziato, che vedrebbe la nostra regione subire conseguenze nefaste, specie per il diritto alla cura. Tuttavia, determinare nominalmente i LEPS senza stanziare risorse adeguate è un esercizio di ipocrisia istituzionale che questo sindacato respinge al mittente. La CGIL rilancia la sfida su due fronti. A livello nazionale, pretendiamo il tempestivo e adeguato rifinanziamento strutturale dei Fondi Nazionali e l’aggiornamento dei Piani Nazionali, insieme al superamento della logica dei bandi, al fine di permettere ripianificazione e rifinanziamento dei servizi e dei trattamenti sociali a cascata a tutti i livelli territoriali. A livello territoriale, dobbiamo rafforzare e stimolare la contrattazione sociale in una azione largamente partecipata di mobilitazione permanente.
Vigileremo e rivendichiamo una maggiore attenzione della politica regionale in materia di politiche sociali: ogni strumento di programmazione deve essere verificato e vagliato, ogni risorsa spesa deve tradursi in servizi accessibili, in diritti esigibili per l’utenza e in lavoro di qualità per il personale. È necessario ricostruire protezione e coesione sociale a partire dai territori, contrattando il welfare e partecipando alla programmazione e all’infrastrutturazione sociale: questa la nostra priorità”. |
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