-->

HOMEContattiDirettoreWebTvNewsNews SportCultura ed Eventi

La voce della Politica

M5S. Il 3% arriva quando è già troppo tardi. La Basilicata non si compensa, si pianifica

30/07/2026

In Consiglio regionale si è finalmente discusso di politica energetica e, ancora una volta, il tema è entrato in aula perché ce lo ha portato l’opposizione. Quello che abbiamo detto in Consiglio lo ripetiamo qui, fuori dall’aula, perché i lucani hanno il diritto di sapere che esiste un’altra idea di sviluppo energetico per questa regione, e che non è un’intenzione generica ma un impianto già scritto.

Cominciamo dal punto su cui non esiste margine di dubbio: diciamo no al ritorno del nucleare in Basilicata, in qualunque forma. No al nucleare cosiddetto sostenibile o di nuova generazione, rispetto al quale il presidente Bardi ha già espresso in Conferenza Stato-Regioni un primo assenso alla legge delega del Governo senza alcun confronto preventivo, né con quest’aula né con i territori. E no, con ancora maggiore fermezza, a qualsiasi ipotesi di deposito unico di scorie nucleari sul nostro territorio. Abbiamo ancora negli occhi la marcia dei centomila di Scanzano del 2003: quella non fu una protesta, fu il modo in cui un popolo intero disse che cosa non è disposto a diventare. Se quel pericolo dovesse tornare ad affacciarsi, saremo di nuovo in piazza, e non da soli.

Con altrettanta chiarezza va detto che per noi la transizione energetica e il passaggio alle fonti rinnovabili non sono più un’opzione, sono una necessità assoluta e non rinviabile. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno dimostrato che la dipendenza dai combustibili fossili è una fragilità economica e sociale prima ancora che ambientale, e l’aumento continuo del costo dei carburanti e delle bollette sta piegando le famiglie lucane e mettendo a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese che sono l’ossatura del nostro tessuto produttivo. Sganciarsi dal fossile e produrre energia pulita sul territorio significa difendere l’economia lucana e conquistare un’autonomia energetica reale. Chi ci descrive come nemici delle rinnovabili sa perfettamente di mentire.

Il problema è che questa Regione cammina nella direzione opposta. Mentre si celebra la transizione, si autorizza il fossile. È accaduto con i permessi di ricerca di idrocarburi denominati Il Perito e La Capriola, che interessano i territori del materano e comuni come Pisticci: abbiamo assistito a un benestare della Giunta che non condividiamo e che abbiamo contestato in ogni sede. Autorizzare nuove ricerche fossili significa ignorare i vincoli ambientali, quello che ci dicono gli studi epidemiologici e i pareri contrari delle comunità. E lo stesso schema si ripete sul fronte opposto: sette nuovi progetti tra impianti eolici e agrivoltaici hanno ricevuto giudizio positivo di compatibilità ambientale, calati sul nostro territorio da decisioni prese altrove. La Basilicata non può continuare a essere terra di conquista, né delle multinazionali del fossile né dei grandi gruppi delle rinnovabili.

Il vero nodo, però, è a monte, ed è l’assenza di una strategia regionale degna di questo nome. In Basilicata manca ancora il Piano paesaggistico regionale: lo denunciamo da anni, è un vuoto normativo che dura da troppo tempo e di cui bisogna finalmente prendere coscienza. Mancano gli atti che individuino in modo vincolante le aree idonee e le aree non idonee. Senza quegli strumenti la Regione abdica al proprio dovere di governo del territorio e lascia le comunità disarmate davanti alla spinta dei grandi gruppi industriali. È in questo limbo che si è aperta la giungla delle autorizzazioni selvagge, e non è catastrofismo dirlo: è la descrizione dei fatti. Chi amministra dovrebbe spiegare ai lucani se questo ritardo sia distrazione, incapacità o una scelta politica precisa, perché continuare a consentire nuove installazioni senza aver prima definito le regole significa lasciare che siano altri a decidere il futuro della Basilicata.

È esattamente qui che si colloca il disegno di legge sulle compensazioni ambientali approvato dalla Giunta il 24 luglio, e per questo lo giudichiamo sbagliato nell’impianto prima ancora che nei numeri. Senza pianificazione, ogni discorso sulle compensazioni diventa un paracadute burocratico che si apre quando siamo già a terra, cioè quando il danno al paesaggio, alla biodiversità e alla vocazione agroalimentare dei territori si è ormai compiuto. Istituire un fondo alimentato dal tre per cento del valore della produzione, per giunta attraverso accordi consensuali con gli operatori, non è tutelare il territorio: è accettare l’impatto dei megaimpianti in cambio di un ristoro monetario. E qui vogliamo essere netti, perché è il punto che ci divide dalla maggioranza in modo irriducibile: la Basilicata non si difende negoziando una percentuale sui ricavi di chi la occupa. Il paesaggio, l’acqua, l’agricoltura e il patrimonio naturale non sono merci di scambio, e una politica che li tratta come tali è una politica di respiro puramente commerciale.

Che questo modello non funzioni non è una nostra previsione: è un fatto già verificato. Il bonus gas fu presentato come una misura epocale e redistributiva e si è tradotto in un pasticcio burocratico con i conguagli, mentre il bonus per il fotovoltaico ai non metanizzati è rimasto una misura spot e sottofinanziata. È il limite strutturale di una politica costruita sui contributi effimeri e a tempo determinato: ottimi in campagna elettorale, incapaci di generare un solo chilowattora di autonomia.

Nel frattempo la pressione sul territorio ha superato ogni soglia ragionevole. Questa regione ospita oltre millecinquecento installazioni eoliche e più di duemilasettecento impianti fotovoltaici, cinquanta pozzi petroliferi e quaranta di gas, con nuove estrazioni all’orizzonte. Produciamo già molta più energia elettrica di quanta la rete locale riesca ad assorbire, e convivendo con il paradosso di aree industriali ancora classificate come siti di interesse nazionale, i Sin di Tito e della Val Basento, e con le criticità storiche mai risolte della Trisaia di Rotondella. Eppure di tutta questa energia ci resta pochissimo: la Basilicata ospita appena lo zero virgola quattro per cento della capacità nazionale di accumulo. È il dato che spiega tutto. Una regione che produce e non accumula non è una regione autonoma: è un punto di immissione nella rete di qualcun altro. E l’obiettivo regionale al 2030 impone di installare ancora oltre millequattrocento megawatt, il che significa che l’ondata più intensa deve ancora arrivare e che le regole andavano scritte ieri.

Su questo scenario la maggioranza costruisce il racconto di una nuova era. Non c’è nessuna nuova era: c’è una regione ancora legata al fossile, priva di pianificazione e senza una politica energetica propria. E c’è un’operazione politica che va nominata per quello che è, quando il vicepresidente Pepe prende un disegno di legge sulle compensazioni ambientali e lo trasforma in argomento a sostegno dell’autonomia differenziata, sostenendo che l’energia rientra tra le materie dei Livelli essenziali delle prestazioni e che l’autonomia dà e non toglie. È l’esatto contrario. Una Regione che non ha esercitato le competenze ordinarie che già possiede, a partire dalla pianificazione paesaggistica e dalla programmazione energetica, non ha basi solide per rivendicarne di nuove.

Diciamo allora con precisione che cosa proponiamo, perché la critica senza alternativa è un esercizio sterile. Prima le regole: il Piano paesaggistico regionale e l’individuazione vincolante delle aree idonee e non idonee, e solo dopo qualsiasi discorso su compensazioni e sviluppo. Poi la destinazione delle risorse, che non devono essere consumate in bonus temporanei ma trasformate in infrastruttura permanente di autonomia. Significa efficientamento energetico del patrimonio pubblico, a cominciare da scuole, ospedali ed edilizia residenziale pubblica, dove ogni euro investito abbatte una spesa per sempre. Significa comunità energetiche rinnovabili guidate da Comuni e consorzi, non convenzioni chiuse costruite attorno a partner tecnologici già individuati che intercettano il beneficio prima che arrivi ai cittadini. Significa piccoli impianti domestici e aziendali per l’autoconsumo, che azzerano stabilmente i costi in bolletta e mettono famiglie e imprese al riparo dalle speculazioni. Significa mettere il fotovoltaico sui tetti delle scuole e dei capannoni, sui parcheggi, sulle coperture degli impianti irrigui, sulle cave dismesse e sulle discariche esaurite, invece che sul suolo agricolo: un’area contaminata che produce energia pubblica è una bonifica che si paga da sola.

E significa, soprattutto, usare l’energia come leva sul costo di produzione. Questa regione esporta energia e importa crisi industriale: l’automotive di Melfi è dentro una transizione senza garanzie, la Val Basento e Tito sono cantieri di bonifica mai chiusi, l’agricoltura paga irrigazione, catena del freddo e trasformazione a prezzi che ne erodono il margine. In un territorio così, il costo dell’energia non è una voce di bolletta: è uno dei pochissimi fattori di competitività su cui una Regione possa ancora incidere. Per questo chiediamo che l’energia prodotta qui si traduca in condizioni strutturali per chi qui produce e lavora, legate a occupazione e permanenza sul territorio, e non in un sussidio da rinnovare ogni anno. È così che un hub energetico diventa un hub produttivo, invece di restare la presa di corrente dello sviluppo di qualcun altro.

Aspettiamo che il disegno di legge sulle compensazioni faccia il suo iter e arrivi nelle commissioni e in aula. Ma chiediamo fin da ora che quel dibattito non si riduca a contabilità, a ristori e a cavilli: qui si decide se il futuro della Basilicata debba fondarsi sulla compravendita, per non dire sulla svendita, del nostro patrimonio naturale, idrico e paesaggistico al migliore offerente, oppure sulla valorizzazione reale di quel capitale per generare un’economia sana, pulita e duratura. Noi la nostra idea l’abbiamo scritta e siamo pronti a portarla in Consiglio e a confrontarla in qualunque sede, nei Comuni e davanti ai cittadini. La maggioranza mostri la sua, se ne ha una che vada oltre il comunicato stampa.

Viviana Verri, Alessia Araneo
(Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



archivio

ALTRI

La Voce della Politica
19/09/2026 - Bardi nuovo segretario regionale di Forza Italia Basilicata

Si è svolto oggi il primo Congresso regionale di Forza Italia in Basilicata, presieduto dal vicesegretario nazionale Alberto Cirio, che ha sancito l’elezione per acclamazione del Presidente della Regione, Vito Bardi, alla guida del partito lucano.

Un passaggio che a...-->continua

19/09/2026 - CPR e medici: «Chi segnala il rischio non è il problema»

L’11 agosto sono entrato nel CPR di Palazzo San Gervasio, il giorno dopo la morte di un uomo e i disordini che l’hanno seguita. Non ci sono andato per una fotografia e non ne ho ricavato una polemica di stagione: ne ho ricavato la convinzione, che da allora ri...-->continua

19/09/2026 - Sindacati. CallMat, 350 licenziamenti: Regione e Mimit hanno fallito. Adesso basta silenzi

SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni: “Abbiamo chiesto un incontro urgente, ma mentre 350 lavoratori rischiano il posto le istituzioni restano ferme. La politica lucana non può continuare a guardare dall’altra parte. Ora vogliamo risposte,...-->continua

19/09/2026 - Lauria. Amministrazione Rossino: ''Sul Consiglio comunale nessuna anomalia''

auria, 19 settembre 2026 - In riferimento alla nota diffusa dal gruppo consiliare “MuoviAmoLauria” sulla richiesta di convocazione del Consiglio comunale, l’Amministrazione Rossino ritiene opportuno fornire alcune precisazioni, nel rispetto dei ruoli e delle p...-->continua

19/09/2026 - Coordinamento Agricoltori Basilicata, appello a Bardi sul caro carburanti

Ci rivolgiamo direttamente al Presidente Bardi e all’Assessore Cicala. Non per polemizzare. Per chiedere una cosa sola: fatevi sentire a Roma.

La benzina in Basilicata è a 2,30 euro al litro. Il gasolio agricolo è a 1,60. Sono numeri che un agricoltor...-->continua

18/09/2026 - A Bernalda gli Stati generali della salute

Longevità come ecosistema naturali della salute, nella sua declinazione di mangiar sano, adottare corretti stili di vita ed avere un invecchiamento attivo. E’ questo il tema affrontato e discusso nella sessione lucana degli Stati Generali della Salute di Siena...-->continua

18/09/2026 - CPR, Libera Basilicata: “Giù le mani dall’autonomia dei medici''

Libera Basilicata esprime profondo sconcerto per quanto sta accadendo a seguito dell’inchiesta della Procura di Ravenna sulle certificazioni mediche relative alla permanenza nei Centri per il rimpatrio. A destare allarme è anche il clima di criminalizzazione p...-->continua














Agoraut - Associazione culturale di informazione territoriale - P.Iva: 01673320766 - Copyright© lasiritide.it - Webmaster: Armando Arleo