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“Un domani l’inclusione sarà normalità”: il cuore dei 41° Giochi Nazionali Estivi Special Olympics

23/05/2026

Lignano Sabbiadoro, 23 maggio 2026 – Ci sono medaglie che vanno oltre il podio. Vittorie che non si misurano soltanto in secondi, punti o classifiche, ma nella capacità di cambiare la vita delle persone, di costruire relazioni, di restituire dignità, appartenenza e futuro. È questo il cuore della quarta giornata dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics Italia 2026, che stanno trasformando Lignano Sabbiadoro e il territorio circostante in un grande palcoscenico di inclusione autentica.

Tra gare, abbracci, premiazioni e condivisione, emergono storie che raccontano il significato più profondo dello sport unificato e del movimento Special Olympics.

“Alle scuole elementari, alle medie, magari ai compleanni, Silvia non veniva invitata, come altri ragazzi con disabilità. Abbiamo dovuto addirittura fare una battaglia legale per ottenere le ore di assistenza a scuola. Nella scuola calcio non vengono presi i ragazzi con una disabilità e, a chi ha il secondo o il terzo figlio, spesso non viene proposta alcuna opportunità”.

Le parole di Piero Famiglietti, padre dell’atleta Silvia, restituiscono con lucidità le difficoltà che ancora oggi molte famiglie vivono quotidianamente. Silvia è nata con una rarissima patologia genetica, una leucodistrofia temporale non megalencefalica: per anni esistevano soltanto due casi conosciuti al mondo, il suo e quello di una bambina tedesca.

“Questi eventi sono bellissimi. Lo sport, in questo caso, ha veramente abbattuto un po’ le barriere, perché la condivisione con altri ragazzi è un motivo di incontri, feste, competizioni, quindi di scambio di idee e di momenti vissuti insieme”.

Nel racconto di Famiglietti emerge tutta la forza trasformativa dello sport: non soltanto per l’atleta, ma per genitori, fratelli, amici, per un’intera rete affettiva che attraverso lo sport trova occasioni di crescita e speranza.

“Anche il giorno del diploma è stato molto emozionante. Però nello sport è arrivata la prima vera medaglia e lì ci siamo sentiti davvero sollevati”.

Una medaglia che diventa simbolo di autonomia, riconoscimento, presenza nel mondo. Perché, come racconta ancora Piero, la conquista più grande è stata vedere Silvia uscire dall’isolamento, costruire relazioni, sentirsi parte di una comunità.

“Il sogno per Silvia riguarda anche il fatto che i medici ci hanno detto che probabilmente non potrà mai parlare. Noi però continuiamo a sperare che un giorno possa chiamare il nostro nome, quello dei fratelli, anche solo con qualche parola”.

Accanto alla testimonianza delle famiglie, i Giochi raccontano anche il valore rivoluzionario dello sport unificato, dove atleti con e senza disabilità intellettive giocano insieme, condividendo responsabilità, emozioni e amicizie.

Dal campo di basket arriva la voce di Giuseppe Viggiano, atleta partner:

“La conoscenza culturale significa trasformare la cultura del ‘quello’ e ‘l’altro’, del diverso e del non diverso, fino ad arrivare a dire che esistiamo tutti e siamo tutti diversi. Non c’è una malattia che diversifica più delle altre”.

Per Giuseppe, il basket unificato rappresenta molto più di una disciplina sportiva.

“Giocare insieme e abbattere le barriere dà un’opportunità incredibile a tutti noi: ragazzi, atleti, partner e organizzazione. In questo mondo siamo tutti speciali: chi per un motivo, chi per un altro, ma senza barriere. Ognuno ha qualcosa da dare e qualcosa da apprendere dall’altro”.

Lo sport diventa così spazio di reciprocità, dove le etichette si dissolvono e rimangono le persone.

“La cosa bella non è solo il momento sportivo, ma anche il prima e il dopo lo sport. Diventa tutto un tutt’uno: stare insieme. A volte è ancora più bello ciò che viene prima o dopo la partita, perché stare insieme dà una felicità incredibile”.

Parole che trovano eco nella testimonianza di Michelangelo Nigra, atleta della squadra torinese Cuorematto:

“Speriamo che un domani questa parola inclusione non sia necessaria perché sarà la normalità”.

Michelangelo gioca a basket da oltre vent’anni e racconta come lo sport unificato gli abbia dato sicurezza, fiducia e appartenenza.

“Quando siamo in campo non abbiamo bisogno di dirci troppe parole, perché ormai ci conosciamo e ci sentiamo dentro una squadra che dà potere e forza da me verso gli altri e dagli altri verso di me”.

E poi una riflessione che racchiude forse il senso più autentico di questi Giochi:

“Certi dicono che lo sport è qualcosa che ti serve per la vita. A me piace dire che è già la vita lo sport. Lo stesso momento che giochiamo”.

I Giochi Nazionali Estivi Special Olympics 2026 stanno coinvolgendo oltre 3.000 atleti con e senza disabilità intellettive provenienti da tutta Italia, impegnati in 21 discipline sportive: atletica, badminton, basket, bocce, bowling, calcio, canottaggio, indoor rowing, danza sportiva, equitazione, ginnastica artistica e ritmica, golf, karate, judo, nuoto, open water, pallavolo, rugby, tennis, tennistavolo e, come sport dimostrativo, orientering.

Un grande evento diffuso che coinvolge Lignano Sabbiadoro, Portogruaro, Bibione e Cordovado, trasformando il territorio in un terreno fertile di gioco, sport, passione e inclusione.

A rendere possibile tutto questo sono 200 membri dello staff, 650 tecnici, 1.000 volontari, 600 accompagnatori e circa 1.400 familiari, parte integrante di una comunità che in questi giorni sta mostrando concretamente cosa significhi costruire una società aperta e partecipata.

Questa sera il programma proseguirà con la festa di chiusura dei Giochi, mentre domattina sono ancora previste gare e premiazioni prima del rientro delle delegazioni nelle rispettive città.

Ma quella di domani non sarà una vera conclusione. La traccia lasciata da questi Giochi vuole restare a lungo e sedimentare nel tempo, per contribuire a costruire un futuro pienamente inclusivo: un futuro dove le famiglie possano sentirsi accolte e non sole, dove gli atleti partner possano continuare a imparare attraverso l’incontro con l’altro e dove gli atleti Special Olympics possano continuare a crescere, esprimere talento, costruire autonomia e vivere pienamente la propria vita dentro la comunità.




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