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Lomuti. Stellantis, piano FaSTLAne 2030: attenzione agli annunci, servono certezze su Melfi e sull’indotto lucano

23/05/2026

Il piano FaSTLAne 2030 presentato ieri ad Auburn Hills dall'amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa contiene elementi che accogliamo con interesse, ma che non possono essere letti come risposta sufficiente alle vertenze aperte in Basilicata. La conferma del quinto modello a Melfi — indicato come una nuova Alfa Romeo — è una buona notizia, se e quando si tradurrà in produzione reale. Ma tra un annuncio industriale e un posto di lavoro garantito c'è esattamente la distanza che questo governo non ha mai voluto colmare con strumenti concreti.

Seguiamo questa vertenza da anni, non da ieri. Siamo stati ai cancelli della PMC e della Tiberina. Abbiamo richiesto e ottenuto audizioni parlamentari. Abbiamo portato Melfi all'attenzione del Parlamento quando la Regione Basilicata era ancora ferma a dichiarazioni d'intenti. Quello che abbiamo documentato in questi mesi è una crisi strutturale, non una fase transitoria: uno stabilimento che nel primo trimestre 2026 ha prodotto 17.110 vetture — quasi il doppio dell'anno precedente, ma ancora lontano dalla saturazione — e un indotto che nel frattempo ha bruciato posti di lavoro reali, non numerici.

FaSTLAne 2030 è un piano presentato ad Auburn Hills, Michigan, a una platea di investitori istituzionali. Questo va detto chiaramente: i sei pilastri illustrati da Filosa — gestione dei marchi, piattaforme globali, partnership, ottimizzazione produttiva — rispondono a logiche di rendimento sul capitale, non di tutela occupazionale. Il 60% degli investimenti in marchi e prodotti andrà al mercato nordamericano. L'Europa è il teatro di una razionalizzazione da 800.000 unità di capacità produttiva. Il fatto che Filosa abbia dichiarato di non voler chiudere stabilimenti è una promessa che vale esattamente quanto la velocità con cui i nuovi modelli entreranno effettivamente in produzione.

A Melfi, in questo momento, PMC è senza commesse Stellantis e in cassa integrazione; Brose non ha commesse assegnate e ha avviato percorsi di riqualificazione; Tiberina Melfi copre lavoro pari a 30 unità su 120 addetti. Questi numeri non emergono da una nostra elaborazione polemica: vengono dai report sindacali, dagli atti del tavolo MIMIT, dai dati che abbiamo portato nelle sedi parlamentari competenti. Il piano Filosa protegge la fabbrica finale molto più chiaramente di quanto, per ora, protegga l'indotto locale monocommittente.

La conferma del quinto modello — che FIM e le agenzie indicano come una C-SUV Alfa Romeo, progetto interno A4U — è il risultato anche della pressione che il Movimento 5 Stelle ha esercitato in sede parlamentare e nei tavoli istituzionali. È un passo nella direzione giusta. Ma un modello annunciato per "entro il 2030" è un orizzonte troppo lontano per chi oggi è in cassa integrazione. La saturazione piena dello stabilimento — e il recupero dell'indotto — dipende dalla velocità di quel ramp-up, non dall'annuncio in sé.

Chiediamo che il governo, attraverso il MIMIT, fissi un cronoprogramma pubblico e vincolante per l'avvio del quinto modello. Gli annunci industriali senza scadenze certe sono strumenti di gestione del consenso, non di politica industriale.

Il MIMIT ha messo sul tavolo un Fondo Automotive da circa 1,6 miliardi di euro fino al 2030, con il 75% delle risorse orientato alla filiera e all'offerta. Questa è la leva concreta disponibile per accompagnare la transizione dell'indotto lucano. Chiediamo che il governo specifichi come e con quali criteri queste risorse verranno distribuite territorialmente, e che la Basilicata — in quanto territorio più esposto alle conseguenze del riassetto Stellantis — sia rappresentata con peso adeguato nei tavoli di allocazione.

Non è accettabile che la Regione Basilicata si limiti a prendere atto degli annunci. La Campania ha già capitalizzato politicamente l'annuncio dell'E-Car di Pomigliano come leva di sviluppo della filiera locale. La Basilicata non può permettersi di arrivare seconda anche su questo.

Come deputato e come M5S, chiediamo tre cose precise. Prima: un incontro urgente al MIMIT con Stellantis, i sindacati e le rappresentanze istituzionali lucane per tradurre gli annunci di FaSTLAne 2030 in impegni vincolanti con scadenze certe per lo stabilimento di Melfi e per l'indotto. Seconda: la definizione immediata dei criteri di accesso al Fondo Automotive per le aziende fornitrici in CIGS o in percorso di reindustrializzazione — PMC, Brose e Tiberina non possono aspettare che il fondo venga distribuito con logiche lontane dal territorio. Terza: chiarezza sulla coerenza tra il Piano Italia presentato al MIMIT nel dicembre 2024 e il piano FaSTLAne 2030, in particolare sulla piattaforma tecnologica assegnata a Pomigliano — se gli impegni sono stati modificati, il Parlamento ha il diritto di saperlo.

Continueremo a seguire questa vertenza con la stessa costanza di sempre. Un piano da 60 miliardi presentato in Michigan non chiude nessuna delle vertenze aperte in Basilicata. Le chiude il lavoro, non gli annunci.





On. Arnaldo Lomuti

Camera dei Deputati



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