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| Il caso Moro al centro del convegno di Maratea tra storia e giustizia |
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28/06/2026 | Una Renault 4 rossa parcheggiata davanti all'ingresso della suggestiva Villa Nitti, a Maratea,ha accolto il pubblico che ha partecipato, numeroso, al convegno “Chi ha ucciso Aldo Moro?”, un appuntamento di grande spessore culturale e storico che ha richiamato l’attenzione di quanti ritengono ancora oggi fondamentale approfondire una delle vicende più controverse della Repubblica italiana. E, al di là del valore simbolico e scenografico dell'auto parcheggiata all'ingresso (simbolo di quell 9 maggio 1978 in cui venne fatto ritrovare il corpo dell'onorevole), il contenuto dell'incontro è stato tutt'altro che simbolico.
L’iniziativa organizzata dal Forum Giustizia Diritti Costituzione, in collaborazione con l’ordine degli Avvocati di Lagonegro e con il patrocinio del Comune di Maratea,ha visto protagonisti due relatori di assoluto rilievo: l’onorevole Gero Grassi, già componente della Seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, e Gianfranco Donadio, già Procuratore della Repubblica di Lagonegro e anch’egli membro della Commissione parlamentare. A guidare il dibattito con professionalità e competenza è stata la giornalista Carmen Lasorella, che ha saputo stimolare un confronto ricco di spunti e riflessioni.
Attraverso l’analisi dei documenti, degli atti parlamentari e delle risultanze investigative emerse negli anni, i relatori hanno ripercorso il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, offrendo ai presenti una lettura approfondita di una vicenda che continua a interrogare la coscienza del Paese. Il sequestro del presidente della Democrazia Cristiana, avvenuto il 16 marzo 1978, e il suo assassinio dopo cinquantacinque giorni di prigionia rappresentano ancora oggi uno degli eventi più drammatici e complessi della storia della Repubblica.
L’incontro non si è limitato alla ricostruzione storica dei fatti, ma ha affrontato anche i molti interrogativi che ancora accompagnano il caso Moro. Le conclusioni della Commissione parlamentare hanno infatti evidenziato la necessità di proseguire nella ricerca della verità storica, distinguendo con rigore i fatti documentati dalle ipotesi e dalle interpretazioni ancora oggetto di dibattito.
Il dibattito approfondito e senza veli ha esplorato aspetti inediti della vicenda anche oltre le “verita dicibili” fino a considerare l’ipotesi dell’avvenuta liberazione dello statista dopo il “processo” brigatista, e quindi l’esecuzione del delitto da parte di altri misteriosi carcerieri, entrati in campo per mettere fine alla vita dello statista : Aldo Moro “doveva morire ”?.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sul contesto internazionale in cui maturò il delitto Moro e sulle tensioni geopolitiche che caratterizzavano quegli anni. Un tema che, come evidenziato nel corso del convegno, conserva una sorprendente attualità, poiché molte delle dinamiche di equilibrio tra potenze, intelligence e interessi strategici continuano ancora oggi a influenzare gli scenari internazionali.
La scelta di Villa Nitti come sede dell’evento ha conferito ulteriore valore simbolico all’iniziativa, offrendo un contesto ideale per un confronto di alto profilo culturale. Il numeroso pubblico presente ha seguito con grande attenzione gli interventi, partecipando a un dibattito che ha confermato quanto la figura di Aldo Moro e le vicende che ne hanno segnato il destino continuino a rappresentare un tema di straordinaria importanza per comprendere la storia italiana contemporanea.
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Più che fornire risposte definitive, il convegno ha ribadito il valore della memoria, dello studio rigoroso delle fonti e del confronto tra studiosi e istituzioni. Perché comprendere il caso Moro significa anche comprendere una parte fondamentale della storia della Repubblica e delle sue relazioni con il contesto internazionale, una storia che, a quasi cinquant’anni di distanza, continua ancora a parlare al presente. |
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