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All’Unibas, in anteprima nazionale, la raccolta dei versi di Finiguerra

27/03/2026

L’immagine di un paese del profondo Sud, antico e in fase di spopolamento, che è però ancora in grado di conservare valori, storie e tradizioni senza tempo, dall’accoglienza degli “stranieri” alla religione, passando per la guerra e le “masciiare”, le streghe dei racconti lucani.
Sono questi, in sintesi, i contenuti del volume “Le Poesie, raccolte edite e versi sparsi” di Assunta Finiguerra (a cura di Elena Valentina Maiolini, edito da Ronzani, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Basilicata), che sarà presentato a Potenza, in anteprima nazionale, martedì 31 marzo 2026, nella Biblioteca Centrale di Ateneo dell’Università degli Studi della Basilicata, nel Polo del Francioso, alle ore 15.30. L’opera poetica complessiva di Finiguerra – nata a San Fele (Potenza) nel 1946, e scomparsa nel 2009 – ha quindi “dato voce al suo dolore attraverso le parole ancestrali dei suoi avi e ha contribuito a disegnare una nobile geografia umana delle zone dell’Appennino interno”.

Dopo i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento per l’Innovazione Umanistica,
Scientifica e Sociale, Francesco Panarelli, e del Direttore della Biblioteca Centrale di
Ateneo, Alessandro Di Muro, sono previsti gli interventi del Presidente del Consiglio
Regionale della Basilicata, Marcello Pittella, e del Sindaco di San Fele, Donato Sperduto.
La presentazione, coordinata dalla docente Unibas Maria Teresa Imbriani, con le
conclusioni di Elena Valentina Maiolini, sarà curata dai professori Nicola De Blasi, Monica
Lanzillotta e Patrizia Del Puente. I versi saranno letti al pubblico da Sara Petta. Sono
raccolte “poesie in dialetto di grande valore – hanno spiegato gli organizzatori dell’evento – nella consapevolezza di vivere una civiltà sull’orlo del tramonto, ma, come il suo paese, sempre accogliente e capace di guardare ai poveri e ai bisognosi con umanità consapevole. Le sei raccolte della poetessa riscoprono un Sud ancestrale della Basilicata, che non appartiene al folclore etnico mediterraneo, ma, come sostenne Gianfranco Folena, alla geografia morale e poetica di ogni uomo”. Oltre ad aver messo insieme una silloge complessiva dell’opera, “con una cura editoriale precisa e rigorosa”, Maiolini ricostruisce i testi, in una prefazione di ampio respiro, soffermandosi in particolare sulle scelte linguistiche, e i contesti, a partire dalla descrizione del centro d’origine: le poesie sono accompagnate dalla versione in italiano fornita dalla stessa autrice. La voce di Assunta è quindi la voce della consapevolezza di una civiltà sull’orlo della sua scomparsa, di un mondo vecchio dai tratti precisi e distintivi, e il suo paese è ancora capace di grande umanità, di guardare alle necessità dei disperati di sempre.



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