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Nel silenzio del dolore, l’abbraccio della misericordia: l’ultimo saluto a Giuseppe nell'omelia di don Luigi

21/02/2026

Una folla commossa a Senise ha dato l'ultimo saluto a Giuseppe, prematuramente scommparso all'età di 37 anni. Con voce commossa ma salda nella fede, don Luigi Tuzio ha salutato l’amico di una vita affidandolo alla misericordia di Dio. Un’omelia intensa, intrecciata di ricordi personali e riflessioni profonde sul dolore, sulla fragilità umana e sulla speranza cristiana, per accompagnare Giuseppe nell’ultimo abbraccio della comunità. Ringraziamo don Luigi per averla condivisa con noi.


Carissimi fratelli e sorelle,
oggi mi trovo davanti a voi con il cuore diviso. Come sacerdote, chiamato ad annunciare la Parola che salva. Come amico, ferito da un dolore che attraversa tutta la mia storia.
Giuseppe…
avrei tanti modi per chiamarti. Potrei dirti “amico di una vita”, potrei dirti “compare”, perché ho avuto la grazia di accompagnarti come padrino nel giorno della tua Cresima. Ma oggi, davanti a Dio e davanti alla comunità, scelgo di chiamarti fratello.
Fratello per il legame umano che ci ha uniti fin da bambini.
Fratello per il legame spirituale che ci ha fatti camminare insieme nella fede.
Fratello perché è così che ti sento, ed è così che ti consegno al Padre.
Avrei tanto da raccontare di noi. Le giornate passate a giocare fino a quando le nostre mamme uscivano a richiamarci quasi minacciandoci di rientrare. Le serate a sfidarci alla Play con l’incredulità di Maria Antonietta che ci vedeva passare le ore, le serate e a volte anche le nottate insieme, le uscite, le giornate al mare, le chiacchierate infinite. Potrei raccontare episodi che farebbero sorridere anche oggi.
Ma scelgo di custodire molte di queste cose nel cuore. Sono ricordi preziosi da tirare fuori nei racconti domestici, nelle confidenze tra amici, nelle memorie condivise con chi ci ha visto crescere. Sono il tesoro della nostra storia.
Non è semplice parlare oggi. Quando si è così coinvolti, quando il dolore è così personale, è facile cadere in spiegazioni affrettate, in frasi di circostanza che cercano di coprire il mistero. Questo è un momento che chiede rispetto. Chiede silenzio interiore. Chiede verità.
Il gesto di Giuseppe è un gesto drammatico. Non possiamo dire che non lo sia. La morte di un giovane, e ancor più quando avviene così, ci scuote nel profondo. Ci interroga. Ci obbliga a non restare in superficie.
Ma proprio qui, proprio dentro questa gravità, noi annunciamo la misericordia di Dio.
Dio non è un giudice freddo che misura l’ultimo istante di una vita. Dio è Padre. E un Padre conosce le ferite dei suoi figli, le fragilità, le notti interiori che nessuno vede. Giuseppe ha combattuto battaglie silenziose. Ha attraversato fragilità emotive e pesi che, a volte, diventano insostenibili.
Spesso diciamo: “Sono stanco”.
Ma cosa ci stanca davvero? La vita in sé? No.
La vita è un dono, anche quando è faticosa.
Ci stanca il peso delle aspettative.
Ci stanca dover essere sempre all’altezza.
Ci stanca il confronto con stereotipi che non lasciano spazio alla debolezza.
E quando non riesci a reggere quel peso, ti senti mancante. E per chi è fragile, quel peso può diventare enorme.
La morte di Giuseppe deve farci interrogare sulla nostra capacità di compassione e di comprensione. Siamo capaci di scendere nei momenti più bassi di chi ci sta accanto? O sappiamo stare con le persone solo quando sorridono, quando sono forti, quando tutto va bene?
L’amicizia è una cosa seria. Tu ce lo hai insegnato, Giuseppe.
La vera amicizia, il vero amore, hanno il coraggio di entrare nei silenzi, nei vuoti, nelle giornate storte. Giuseppe, grazie per avermi eletto come persona degna della tua fiducia nei momenti più difficili. Grazie per avermi fatto entrare in spazi e silenzi che ad altri erano preclusi. È un dono che custodirò per sempre.
A me, come amico, lasci un vuoto enorme. Un vuoto che solo la certezza di aver condiviso vita autentica rende meno amaro. Avrei voluto altri giorni, altre risate, altri messaggi, altre domande delle tue — perché tu eri così: curioso, spontaneo, sociale. Ci mancherai. Mi mancherai.
Ma oggi non siamo qui solo per piangere una perdita. Siamo qui per affermare che la vita di Giuseppe ha avuto un senso. Anche davanti a un gesto estremo, la sua vita ha avuto senso. Per me, per tanti di noi, quel senso ha un nome: gratitudine.
In questo momento la Parola di Dio ci consola. E Dio vuole consolare anche attraverso di me, soprattutto voi, cari familiari.
A voi dico cari Gennaro, Maria e Maria Antonietta: siete stati esemplari. Avete affrontato tutto con amore. Non lasciate spazio ai “se”, ai rimorsi, ai “potevamo fare di più”. Questa sia la vostra consolazione: avete amato. E l’amore non va mai perduto.
La misericordia di Dio è più grande di ogni nostra comprensione. Noi crediamo in un Cristo che è sceso negli abissi del dolore umano. Non c’è notte che Lui non abbia attraversato. Non c’è solitudine che Lui non abbia abitato. E proprio per questo crediamo che Giuseppe oggi sia avvolto da un abbraccio che finalmente lo libera da ogni peso.
La risurrezione non è una parola per consolarci. È la promessa che l’ultima parola non è la morte. È la promessa che ogni lacrima sarà asciugata. È la certezza che l’amore vissuto non viene cancellato.
Caro Giuseppe, forse non troveremo mai una spiegazione al tuo gesto. Ma per noi la tua vita ha avuto un senso. Grazie per quello che sei stato. Grazie per la fiducia. Grazie per la fratellanza.
Ogni volta che ci incontravamo davanti casa mi dicevi:
“Don Gigis, mi raccomando, fatti sentire.”
Oggi, fratello mio, lo dico io a te.
Giuseppe, fatti sentire.
Non come un vuoto.
Non come un silenzio assordante.
Ma come una presenza che consola.
Per tua sorella, che si è sempre presa cura di te.
Per i tuoi genitori che si sentono smarriti, per i tuoi familiari.

Per me, che perdo un amico di una vita, un compare, un fratello.
Fatti sentire come incoraggiamento ad andare avanti.
E mentre noi ti affidiamo al Padre, con le nostre lacrime e la nostra fede fragile ma sincera, crediamo che un giorno ci sarà restituito l’abbraccio che oggi ci manca.
Fratello, riposa nella pace di Dio.
E continua, da dove sei ora, a volerci bene.

don Luigi Tuzio



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