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| Premio De Sanctis per i Diritti Umani a Francesca Tricarico |
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10/09/2025 | Nella cornice della Corte Suprema di Cassazione a Roma, ieri è stato consegnato il Premio Internazionale De Sanctis per i Diritti Umani a Francesca Tricarico, originaria di Senise, per l’impegno portato avanti con il progetto Le Donne del Muro Alto.
Avevamo intervistato Francesca Tricarico qualche anno fa (clicca qui).
Un riconoscimento che illumina un lavoro capace di dare voce a chi voce non ha, dentro e fuori dal carcere, attraverso il linguaggio universale del teatro. «Il premio è stato assegnato a me – ha spiegato Tricarico – ma appartiene alle donne del Muro Alto, detenute e libere, ai miei colleghi e a chi ogni giorno, nelle carceri, affronta sfide difficili pur di onorare l’articolo 27 della Costituzione».
Il progetto, che negli anni ha abbattuto muri di silenzio e pregiudizio, incarna proprio quel principio costituzionale: la pena come occasione di rieducazione, non come vendetta. «La giustizia – ha ribadito – è offerta di strumenti per nuove scelte di vita. La dignità di ogni essere umano è la base di una società che voglia davvero definirsi civile».
Con questo riconoscimento, il Premio De Sanctis per i Diritti Umani ha voluto valorizzare un’esperienza che unisce cultura, diritti e impegno civile, trasformando il teatro in spazio di resistenza, riscatto e speranza.
''È stata una giornata decisamente diversa da quelle a cui sono abituata, a cui siamo abituate, ma che mi ha ricordato ancora una volta perché è così necessario resistere al maremoto che questo lavoro ti costringe troppo spesso a vivere: far arrivare la voce di chi non ha voce in sedi diverse, a chi è abituato ad ascoltare e a chi non vuole ascoltare. Rendere visibile l’invisibile, o ciò che molti preferirebbero restasse invisibile- ha scritto Francesca Tricarico sui social- Il premio è stato assegnato a me, ma appartiene anche:
alle donne del Muro Alto, tutte — le attrici detenute e quelle fuori — che con il teatro hanno scelto di abbattere il muro del pregiudizio e dell’indifferenza
ai miei colleghi, che con poco fanno tantissimo
a chi quotidianamente, nelle carceri, affronta sfide complesse, assumendosi pesi e responsabilità non dovuti pur di onorare i principi dell’articolo 27 della Costituzione, che ci ricorda che la giustizia non è vendetta né punizione, ma offerta di strumenti che possano portare a scelte nuove di vita, e che la dignità di ogni essere umano è la base di una società che voglia davvero definirsi civile''. |
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