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| Quasi 200mila euro per la salvaguardia dell’Ululone Appenninico |
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11/07/2024 | Il CNR ha approvato la graduatoria “delle proposte progettuali pervenute in risposta al Bando Pubblico per la selezione di proposte progettuali, finalizzate al monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, da finanziare nell’ambito del programma di ricerca del Centro Nazionale Della Biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”, a valere sulle risorse del Piano Nazionale Ripresa E Resilienza (PNRR)”.
Il Parco Nazionale Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese aveva candidato un progetto per “azioni di conservazione per la tutela dell’ululone appenninico e del suo habitat” che è stato riconosciuto valido dall’importante istituto di Ricerca ed è stato finanziato per € 190.000,00.
“Sono molto soddisfatto per questo finanziamento – ha dichiarato il Commissario Straordinario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Antonio Tisci – perché dimostra la grande capacità di lavoro, di innovazione e di ricerca che gli uffici del Parco stanno compiendo”.
“L’ululone appenninico è un piccolo anfibio presente nel territorio del Parco ma il cui numero ha subito una drastica riduzione negli ultimi anni secondo alcune ricerche anche per effetto dalla progressiva scomparsa delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali che ha causato l’inesorabile abbandono di fontanili e abbeveratoi nei quali l’ululone prolifera”
“L’attività di conservazione dell’ululone appenninico deve andare di pari passo con la conservazione del suo habitat – ha proseguito Tisci – e, quindi, anche con il recupero delle attività agricole e pastorali tradizionali che sono uno strumento antico ma mai superato di salvaguardia degli ecosistemi. Proprio il legame tra la presenza dell’ululone e le attività agricole dimostra chiaramente che la difesa della biodiversità passa inesorabilmente attraverso la presenza e l’attività umana”
“La missione dei Parchi Nazionali è proprio quella di preservare la biodiversità e l’ecosistema. Un’attività – ha concluso Tisci – che non può che armonizzarsi con la presenza umana anche perché nel corso dei millenni è stata proprio il lavoro dell’uomo a garantire le condizioni migliori per la crescita delle specie naturali”.
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