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| Potenza: la nomina del nuovo vescovo e il bisogno di ricucire i rapporti con la società civile |
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3/02/2024 | Padre Davide Carbonaro è il nuovo vescovo di Potenza. Dopo gli otto anni di Salvatore Ligorio un capitolo si chiude e se ne apre un altro. Di sicuro l’esperienza iniziata da Ligorio come arcivescovo di Potenza nel 2015 e conclusasi nell’ottobre scorso con le dimissioni per raggiunti limiti d’età, rappresenta uno dei punti più bassi nel rapporto la Chiesa lucana e la società civile. Ancora sotto gli occhi di tutti ci sono le manifestazioni davanti alla Chiesa della Santissima Trinità per protestare contro la riapertura al culto dell’edificio e dell’atteggiamento “sprezzante” delle alte gerarchie ecclesiastiche verso tutti coloro che chiedevano (e chiedono ancora) piena verità sul quello che può essere definito “il caso” della Basilicata, ovvero le responsabilità sull’occultamento del corpo di Elisa Claps. Ora però, alcune domande su questa nomina sorgono spontanee; ma prima di tutto vorremmo fare gli auguri di buon lavoro al nuovo vescovo del capoluogo, ne ha veramente bisogno.
La prima sottolineatura sorge leggendo la biografia di padre Carbonaro. Nato a Rosolini in provincia di Siracusa il 1 gennaio 1967, ordinato sacerdote il 3 ottobre 1992, dal 2020 parroco prefetto per la II Prefettura della Diocesi di Roma, ed in precedenza parroco di Santa Maria in Portico in Campitelli a Roma, membro della Commissione per il dialogo ecumenico e interreligioso della Diocesi di Roma, rettore della casa Internazionale di studi Omd di Roma ed è attualmente membro del Collegio dei Postulatori, presso la congregazione delle cause dei santi, docente presso la Schola Puerorum della Cappella Sistina e accompagnatore e guida di Terra Santa presso l'Opera Romana Pellegrinaggi. Ora questo è un curriculum di tutto rispetto, ma una piccola conoscenza della Basilicata e dei suoi problemi? Forse proprio questo è il punto e questa sarà stato il ragionamento che è stato fatto all’interno delle mura leonine: creare un nuovo vescovo, con un curriculum ineccepibile che instauri un nuovo rapporto con la società civile, quindi non legato in nessun modo al passato. Un passato, probabilmente, pesante e faticoso da gestire.
Se così stanno le cose, il compito che spetta al nuovo arcivescovo non sarà certo facile: riallacciare i fili di un rapporto con la società potentina ma, nello stesso tempo, non sconfessare nemmeno la gerarchia ecclesiastica, l’istituzione; detta in soldoni dovrà salvare capra e cavolo. Ci riuscirà il nuovo arcivescovo? Staremo a vedere? Noi certo glielo auguriamo, per il bene di tutti, Chiesa e società lucana.
Ma questa nomina ha (o potrebbe avere) anche un’altra chiave di lettura, tutta interna al clero lucano: perché il Papa ha creato vescovo questo illustre sconosciuto non tenendo conto della realtà ecclesiale lucana? Possibile che all’interno della conferenza dei vescovi lucani non c’era nessuno da spostare a vescovo metropolita di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo?
Da quanto detto risulta chiaro ed evidente il messaggio che proviene dalle sacre stanze romane: voltare pagina ed aprire un nuovo capitolo all’interno della Chiesa lucana. Anche perché va detto che Papa Francesco più volte si è mostrato vicino alla famiglia Claps, telefonando personalmente alla mamma della ragazza. Intraprendere un nuovo corso è il minimo che si possa fare dopo le cadute di stile e le prese di posizione degli ultimi due arcivescovi: come non ricordare, giusto per citarne una, la presunta confusione tragicomica tra cranio-ucraino di mons. Superbo? Ora tutto questo avrà avuto certamente un peso nella decisione finale che ha portato Papa Francesco ad optare per questa decisione che, bisogna dirlo, impone a tutta la conferenza episcopale lucana, e al suo clero, un cambio di rotta a 360 gradi.
Anche per questo il compito che il nuovo arcivescovo metropolita dovrà portare avanti non sarà dei più semplici. Attendiamo ansiosi di ascoltare il suo “discorso programmatico” di insediamento.
Nicola Alfano
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