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| Gli studenti di Trebisacce per la Terza Giornata Galileiana |
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26/01/2024 | Studenti protagonisti dalle 15.00, domani , nell’aula delle conferenze al Polo Liceale “Galileo Galilei di Trebisacce, in occasione della “Terza Giornata Galileiana”. Nell’ambito delle attività di Open Day, laboratorio di scrittura, sarà presentato il libro “L’alba del ribelle. Storia di un partigiano italiano", di Giuseppe Varlaro.
Un vero e proprio spaccato di storia e di vita, quello dell’autore. Racconta il fascismo, la guerra, la crisi esistenziale, e non solo, di un intero Popolo. Donne e uomini i protagonisti, giovani e meno giovani si raccontano e raccontano allo stesso tempo un Paese contadino che guarda in faccia gli orrori della guerra dove l’uomo diventa lupo dell’altro simile, dove l’umanità sembra persa. Dopo i saluti istituzionali della dottoressa Elisabetta D’Elia, Dirigente scolastico del Polo Liceale, seguirà l’intervento dell'autore, Giuseppe Varlaro, studente del Polo, l’importante appuntamento sarà moderato da Francesco Maria Maiuri, un altro bravo e brillante studente del liceo Galileo Galilei. Un’altra significativa giornata, dunque, dopo quella del teatro “Rendano” di Cosenza dei giorni scorsi, dove il giovane Varlaro è stato tra i protagonisti, accompagnato per l’occasione dalla Dirigente Elisabetta D’Elia e dalle docenti Erminia Cardamone e Francesca Chinnici. Nello storico teatro della capitale dei Bretti gli è stato consegnato il premio “Volontario dell’anno 2023”, concorso bandito dal CSV di Cosenza (Centro Servizi per il Volontariato). Il premio arrivato grazie a un racconto, dopo un’esperienza umana e di vita nella RSA “Villa Azzurra” di Roseto Capo Spulico. “Un’esperienza – dichiara Giuseppe Varlaro- di grande valore umano e formativo, dal punto di vista socio-sanitario ed assistenziale, ma allo stesso tempo morale. Di sicuro – continua il giovane scrittore- il merito di tutto è da attribuire ai veri protagonisti del mio racconto, ovvero a tutti i pazienti della RSA e a tutto il personale. E’ grazie a loro che ho scoperto una umanità, una sensibilità sconosciuta. Un rapporto con il prossimo, con i nostri anziani fatto di amore, cura e sensibilità. Ho potuto guardare negli occhi le nostre nonne, i nostri nonni segnati dal tempo, un tempo dai molteplici significati, dove la saggezza vuole ancora con forza e determinazione guardare avanti, progettare il futuro, aiutare i giovani a tracciare percorsi. Dalle loro parole ho appreso cosa significa sacrificarsi per il prossimo e la famiglia. Ho letto nei gesti l’amore per la propria terra. Ho capito ascoltandoli il vero significato della vita, fatto di lavoro onesto e di altruismo. Ho vissuto giornate intense e meravigliose che mi hanno segnato profondamente, giorni che mi porterò per sempre nel cuore, giornate che plasmano l’esistenza e tracciano senza alcun dubbio un percorso di vita”.
Vincenzo Diego
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