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| “E poi arrivammo a Tricarico”,15 dicembre in scena a Matera con Ulderico Pesce |
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15/12/2023 | Ulderico Pesce, oggi 15 dicembre, alle ore 18, in occasione del settantesimo anniversario della morte di Rocco Scotellaro, porta in scena a Matera, presso Palazzo Viceconte, lo spettacolo “E poi arrivammo a Tricarico”. Il titolo richiama il viaggio che Ulderico fece con Amelia Rosselli, fidanzata di Rocco Scotellaro dal 1950 al 1953, da Roma a Tricarico nel mese di agosto del 1987, lo spettacolo narra come l’attore lucano ha scoperto la vita, l’opera e l’amore tra Amelia e Rocco grazie ai racconti della Rosselli. Amelia Rosselli, figlia di Carlo Rosselli, assassinato col fratello Nello a Parigi nel 1937 quando Amelia aveva 7 anni, dopo la morte di Rocco perde la memoria, viene rinchiusa in una clinica psichiatrica in Svizzera dove riceve i suoi primi elettroshock. Qualche anno dopo comincerà a scrivere poesie, scriverà per tutta la vita, per Pasolini è la più grande poetessa della seconda metà del Novecento. Rocco e Amelia che nel 1950 sono giovanissimi, lui 27 anni, sindaco di Tricarico, lei 20 anni, saranno delusi dalla città e si rifugeranno “dietro ai boschi” della Basilicata, tra i contadini, “nella città cava e rotonda”, così Amelia chiamerà Matera nella sua opera Diario ottuso, alla ricerca di una vita sana, bella e giusta. Nello spettacolo Pesce narrerà quanto gli disse la prima fidanzatina di Rocco, Isabella Santangelo, morta di recente, a quasi 100 anni, in una casa di riposo di Atella; le rivelazioni di don Rocco Mazzarone, medico e amico intimo di Scotellaro, i racconti che gli ha fatto Minguccio Giannace che finì in carcere con Scotellaro a Matera nel 1950. Uno spettacolo intimo e pieno di aneddoti. Pesce ha dichiarato: “Non conoscevo Rocco Scotellaro, pur avendo frequentato la scuola Rocco Scotellaro, e il liceo in via Rocco Scotellaro. L’ho conosciuto grazie ai racconti intimi che mi ha fatto Amelia Rosselli. Poi mi sono appassionato ed ho continuato a cercare. Sono diventato amico di don Rocco Mazzarone, di Isabella Santangelo, la sua prima fidanzatina, figlia del trainiere di Tricarico, di Mimma Trucco, la sua ultima compagna di vita, che riordinò l’opera di Scotellaro dopo la sua prematura morte, e di tante altre persone che hanno rappresentato la mia più grande fortuna perché mi hanno permesso di avvicinarmi ad un grande uomo, ad un grande poeta, ad un grande politico. Attraverso Rocco Scotellaro, poi, ho coltivato un sentimento d’amore viscerale per la mia terra, la Basilicata, che è la sua stessa terra.”. |
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