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Una storia in comune: ''Basilicata e Calabria si parlino''

2/04/2023

Basilicata e Calabria devono necessariamente parlarsi. Paola Aurino, Soprintendente di Cosenza, Filippo Demma, Direttore del Parco archeologico di Sibari e della Direzione regionale dei musei della Calabria, e Vito D’Adamo, capo segreteria del sottosegretario del Ministero della cultura Lucia Borgonzoni, hanno parlato di storia, ma anche della necessità di fare rete, specialmente tra regioni vicine. Basilicata, Calabria e Puglia hanno la stessa storia, le stesse radici e in prospettiva interessi comuni, dunque la necessità di incontrarsi e di progettare il futuro sta nell’ordine delle cose, se si vuole rendere giustizia alle popolazioni che ancora vivono e lavorano su quegli stessi lidi, su quei monti che hanno visto nascere e prosperare civiltà uniche. Territori ricchi di storia e di popoli, culle della civiltà occidentale che da sempre si scrutano e si guardano negli occhi. La storia, le radici, la cultura possono essere vie per progettare il futuro del territorio? “In verità – risponde Paola Aurino- questa è la nostra missione, sia della Soprintendenza che del Parco archeologico. E’ assolutamente necessario conoscere per progettare il futuro”. Tanta gente in religioso silenzio ad ascoltare, sembra che ci sia tanta voglia di capire, di sfogliare il libro della memoria. In sala scienziati, amministratori, politici, Governo, tessere che se messe assieme cosa potranno fare per l’economia, il futuro, il territorio. L’unica via – Sottolinea Filippo Demma - è lo sviluppo locale su base culturale, del resto non si può negare che la cultura è la principale ricchezza per lo sviluppo dei territori come Sibari, ma anche per Siris, Policoro, Metaponto, sino ad arrivare a realtà più grandi come Matera. Serve necessariamente uno sviluppo locale su base culturale e il processo deve essere guidato dalle istituzioni che governano la cultura, non c’è altra via”. “Parla di sviluppo culturale, di Sibari, di un vasto territorio come riferimento, includendo anche importanti centri Lucani e non solo, questo cosa significa. Il Direttore Demma alza la testa, mi guarda negli occhi attraverso le lenti, e dopo aver accennato a un sorriso precisa: “Sono di origini lucane da parte di padre, sino a qualche tempo fa questi territori erano un’unica cosa, le radici sono le stesse, Metaponto era una colonia di Sibari, fino ai confini con l’attuale Puglia la cultura è omogenea. La direttrice regionale dei Musei della Basilicata Anna Maria Mauro è un’amica, una collega e con lei più volte ci siamo seduti e abbiamo progettato una rete dei musei della Magna Grecia che parta da Crotone e che risalendo man mano verso Sibari, Policoro, Metaponto arrivi fino a Taranto. Un territorio che ha tutte le caratteristiche per fare bene già oggi. Due aeroporti, Crotone e Taranto, oltre a porti come quello di Schiavonea che potrebbe ospitare navi importanti, e poi un’autostrada blu per collegare i siti, totalmente ecologica ma anche opere infrastrutturali come la statale 106. Quindi le premesse che la cultura faccia da base per lo sviluppo di queste zone ci sono tutte, basta volerlo.


Per D’Adamo, rappresentante del Governo, l’importante è cercare di educare, quando si è di fronte a un bene archeologico, artistico, architettonico di valore. Bisogna diventare come comunità custodi del proprio patrimonio. Una rivoluzione civile, secondo Vito D’Adamo, si può fare anche attraverso l’archeologia, portatrice di sviluppo e valorizzazione. Non ha tralasciato, poi, un altro aspetto, per certi versi decisivo, la capacità di fare rete tra istituzioni pubbliche e private, guardando sempre più a un territorio, quando possibile, senza confini burocratici, in grado di dialogare e progettare assieme. Penso alla via Blu, il mare, alla 106, ma anche a una ciclo via, una ferrovia, a tratturi in grado di portarci nei luoghi della memoria, dei nostri avi, della storia, dove le pietre e i luoghi custodiscono l’anima di ognuno. Una cooperazione in un “sistema federato di cultura”, così lo chiama, sempre più forte, in grado di recuperare e di raccontare il nostro passato, ma allo stesso tempo in grado di darci consapevolezza e vigore che si può costruire assieme il futuro.
Agli occhi e alle menti distratte, storia e futuro non si parlano, non si guardano. In verità, non esiste legame più duraturo e forte. Solo fermandoci, solo girando la testa, ci si rende conto che futuro e passato sono legate a doppio filo. In realtà più si ha consapevolezza del passato e meglio e con più coscienza si può progettare il futuro di tutti, costruendo ponti e vie tra generazioni, popoli, donne e uomini. Del resto da sempre frequentiamo e viviamo la stessa casa, destini e desideri dai tempi si incrociano, respiriamo la stessa aria, godiamo le stesse meraviglie del creato, da sempre ci alziamo e ci addormentiamo con lo stesso sole e con la stessa luna.

Vincenzo Diego

foto, da sinistra: Demma
D'Adamo, Aurino



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