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| Riforma Catasto, studio UIL: 'A Potenza rendita catastale più 70,9%' |
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27/09/2021 | Quale sarà lo scenario a Potenza del mercato immobiliare e della fiscalità per i proprietari di casa dopo la riforma del catasto al centro dell’attenzione del Governo? La UIL Servizio Lavoro, Coesione e Territorio ha elaborato delle simulazioni prendendo in considerazione i valori OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare) sulle compravendite degli immobili aggiornati al secondo semestre del 2020 di un appartamento ubicato in zona semi centrale, mettendo a raffronto tali dati con le rendite catastali medie attuali (A/2 e A/3).
Questi i risultati. VALORI MEDI DI MERCATO E CATASTALI: valore medio di mercato e catastale 1023 euro/mq, valore catastale A/2 550 euro, A/3 362 euro (media 456 euro).
RENDITE CATASTALI RIVALUTATE AI FINI IMU E VALORI MEDI DI MERCATO: nel capoluogo di regione per una casa di 6,3 vani (128 mq) la rendita catastale attuale rivalutata ai fini IMU è di 76.608 euro che con il nuovo valore catastale raggiungerebbe i 130.944 euro, vale a dire il 70,9% in più. La struttura di studio della Uil ricorda che il valore medio delle compravendite a Potenza varia da un minimo di 1150euro/mq ad un massimo di 1300 euro/mq, mentre il valore di mercato è tra 720 e 920 euro/mq.
Nella SIMULAZIONE IMU (SECONDE CASE) si passerebbe da 812 euro a 1,388 euro, con un più 70,9%.
Nella SIMULAZIONE ABITAZIONE PRINCIPALE AI FINI ISEE dall’attuale valore prima casa di 16.072 si passerebbe a 52.296 euro pari, a più 225,4%.
Se dunque la riforma è fortemente richiesta dall’Europa già qualche anno fa secondo la Uil – sottolinea Vincenzo Tortorelli, segretario regionale Uil - è necessario un supplemento di analisi e di valutazioni per evitare che le famiglie di lavoratori dipendenti siano le più penalizzate e, di fatto, scoraggiate dall’acquisto della prima abitazione. Non a caso molti governi hanno da anni tentato invano di attuare la riforma del catasto per raggiungere maggiore equità fiscale in Italia. L’ultima riforma del catasto è datata 1989, tra il 1996 e il 1997 le rendite catastali sono state alzate del 5%. A partire dal 2005, i Comuni possono chiedere all’Agenzia il “riclassamento” di singoli immobili o di intere aree. Adesso rispunta, tra le righe, della Legge delega di riforma del sistema fiscale e oggi come allora le indicazioni sono che i vani catastali lasceranno lo spazio ai metri quadrati. Il valore di reddito potrebbe essere affiancato da quello medio di mercato, le molte categorie catastali potrebbero essere drasticamente semplificate, fino al punto di cancellare la separazione tra case popolari e di lusso con “immobili ordinari” e immobili speciali”. E l’impatto non riguarderà solo le tasse che gravano sulla casa (IMU, Imposte ipocatastali, imposta di registro ecc.), ma anche sull’ISEE l’indicatore che consente di ottenere agevolazioni e sconti (dalle bollette alle rette per i servizi quali asili, mense, RSA ecc.), con la conseguenza di un aumento delle rette o di un’uscita dalla protezione sociale.
Per Tortorelli, segretario regionale UIL, la riforma sarebbe necessaria per riportare equità nella tassazione sul mattone. Una riforma attesa da più di 30 anni, dato che l’ultima revisione degli estimi catastali è datata 1989, partendo da una revisione dei valori catastali vecchi, iniqui e che non corrispondono al reale valore degli immobili, eliminando i paradossi attuali per cui case di pregio nei centri storici hanno rendite catastali basse, mentre immobili situati in periferia e costruiti più recentemente hanno rendite catastali alte. Prestando, però, molta attenzione – continua - perché questo processo di riforma non dovrà significare maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo fiscale sugli immobili. Ovviamente, sempre accompagnando questi percorsi ad una lotta “senza se e senza ma” all’evasione fiscale sulla tassazione immobiliare che ogni anno produce un minor gettito pari ad oltre 1 miliardo di euro |
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