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| Alzheimer, Covid19 e rete servizi |
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17/04/2020 | C’è un dato che emerge in questo tempo di pandemia, le persone più fragili stanno pagando il prezzo maggiore. Sembra quasi che il nostro Paese, di colpo, si accorga che esistono gli anziani, con le loro solitudini, le loro debolezze. E come sempre accade ci sono i fragili tra i fragili, gli anziani affetti da Alzheimer o Demenza senile. Per loro, che fanno fatica a percepire tutto quello che invece noi riusciamo a cogliere, questo momento storico è ancora più confuso, indecifrabile e fa paura. Non è facile comprendere perché il mondo intorno stia cambiano, le abitudini di colpo mutino inspiegabilmente, perché tuo figlio non venga più a trovati o quella signora tanto gentile che si occupava di te improvvisamente sia sparita.
E allo stesso modo è difficile accettare per i parenti (caregivers) che questa pandemia, lasciando tutti noi in un tempo sospeso, abbia di fatto interrotto ogni sevizio (anche quei pochissimi esistenti nel nostro territorio) alimentando la solitudine delle famiglie.
Dal chiuso delle nostre case continuiamo ad ascoltare le richieste quotidiane di aiuto che i caregivers rivolgono all’Associazione, provando a dare risposte o semplicemente ascoltando, allungano virtualmente una mano, accogliendo dolore e rabbia.
Questa mattina, però, su un quotidiano locale ho letto la lettera di L.V., moglie di un malato di Alzheimer, inviata alle istituzioni regionali con la quale denuncia la possibilità che con la riorganizzazione dell’Ospedale di Venosa sia soppresso il “Ceimi” al quale afferisce l’Unità Valutativa Alzheimer e il Centro Alzheimer. Non siamo riusciti a verificare se tale timore sia fondato e se vi sia realmente la possibilità che un presidio così importante sul territorio e soprattutto così funzionale sia inspiegabilmente soppresso o se vi siano già ipotesi di nuova allocazione, ma l’Associazione è sempre dalla parte dei familiari perché li rappresenta tutti e pertanto non possiamo che unirci al timore prospettato dai tanti caregivers del territorio.
Se tale scelta fosse reale sarebbe scellerata e miope. Eliminare i presidi, significa aumentare spazi di solitudine, rendere difficile la diagnosi e abbandonare ogni possibile progetto di cura o assistenza.
Il Ceimi di Venosa, infatti, è una delle tre unità valutative della Basilicata, ed il Nucleo Alzheimer è al momento l’unico centro pubblico regionale.
Da tempo l’Associazione ha denunciato la scarsità di servizi sul territorio e la mancata attuazione della DGR n.1113 del 28 luglio 2011 “Riorganizzazione della Rete Regionale per le demenze”, un progetto nato per garantire una diagnosi tempestiva della demenza, migliorare la qualità delle cure, adeguare e implementare i servizi di presa in carico e cura, qualificare i processi assistenziali interni agli ospedali. Delibera con la quale, tra le altre cose, è stato stabilito l’aumento del numero delle Unità Valutative e dei Centri Alzheimer, permettendo così una copertura capillare dell’intero territorio regionale.
Di tutto questo, però, nulla è stato messo in campo, con il conseguente profondo disagio e senso di abbandono delle famiglie. Nulla, nonostante le tante richieste fatte dai familiari, dall’Associazione e dai tanti operatori e medici che si occupano di questa malattia. È stata messa in campo anche una raccolta firme sulla piattaforma Change.org che continua e che depositeremo nelle mani del Presidente della Regione, dell’Assessore alla Sanità e del Ministro della Salute.
Ed invece di aumentare servizi ed offerte, di colmare i vuoti in una regione ultima in classifica per l’assistenza sulle Demenze, ogni giorno si perde un pezzo di quel inviolabile diritto alla salute, perno della nostra Costituzione. Come se in questa società che va veloce e corre sull’autostrada di internet non ci fosse spazio per chi ormai non ricorda più e non riesce a correre con la stessa rapidità.
Ogni giorno ci dicono che questo momento di pandemia avrà effetti sulla vita relazionale e lascerà lungi strascichi. Non può e non deve, però, lasciare indietro nessuno.
Questo momento deve necessariamente essere il momento del ripensamento e della riorganizzazione della Rete dei Servizi, deve essere l’occasione per immaginare nuove strutture, centri diurni, reparti di lungodegenza, presidi sui territori in grado di accompagnare le famiglie nel lungo percorso della malattia. Un modello di gestione integrata per migliorare l’assistenza.
È per questo che l’Associazione Alzheimer Basilicata, ancora una volta, vuole richiamare l’attenzione sulla necessità e indispensabilità di mettere in primo piano la persona con demenza, le sue esigenze e la sua qualità di vita insieme alla propria famiglia.
Ma bisogna fare presto.
Ogni giorno in più per questi malati è un pezzetto di vita persa, una pagina che si cancella per sempre.
Associazione Alzheimer Basilicata
La Presidente
avv.ta Cristiana Coviello
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