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| Tre anni di MULA+: evento a Latronico |
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12/12/2019 | Tre anni fa veniva inaugurato il MULA+ Museo di Latronico, un museo che, oltre a svolgere una funzione conservativa, è diventato nel tempo uno spazio polifunzionale, di sperimentazione e ricerca, di creazione artistica. Un luogo aperto che ha accolto un pubblico numeroso e vario, proveniente dall’intera area sud della Basilicata, e in alcuni casi dalle regioni limitrofe, venuto per assistere a spettacoli, concerti, presentazioni di libri o per partecipare a forum, incontri, laboratori.
Grazie alla collaborazione con l’associazione culturale ArtePollino, il MULA+ è diventato un punto di riferimento per l’intera area ospitando, in particolare nell’ultimo anno, performance e mostre di importanti artisti di rilievo nazionale e internazionale.
Al MULA+, sabato 14 dicembre, alle ore alle 18.30, durante un incontro pubblico a chiusura dei tre anni di gestione, si parlerà del lavoro svolto, delle molte progettualità avviate e dei risultati ottenuti.
Un momento di condivisione per raccontare gli eventi realizzati e ospitati, la grande partecipazione di pubblico ricevuta, lo scambio continuo tra museo e territorio, le reti di relazioni.
Sarà l’occasione per presentare il video documentario Dire Fare Basilicare. Giochi di parole per territori (r)esistenti, del regista Michele Citoni, esito finale di un percorso di laboratori e incontri per conoscere e immaginare il territorio. Da sempre impegnato nella ricerca sulle aree interne e marginali, il racconto del regista romano offrirà un’inedita visione in cui a farla da protagonista saranno le storie di vita di andanti e ritornanti.
Verrà inoltre presentata la pubblicazione Bellezza mia! curata da Stefania Crobe, che racconta l’omonimo progetto, realizzato nell’ultimo anno, attraverso le voci di alcuni dei suoi protagonisti, tra cui l’artista Michelangelo Pistoletto.
Con una programmazione di altissimo profilo e una grande risposta di pubblico - dichiarano i gestori - a tre anni dalla sua inaugurazione, il MULA+ si configura come un importante presidio culturale e dimostra come si possa fare “cultura di qualità” anche nelle aree interne, facendo dell’arte uno strumento di conoscenza e attivazione del territorio. Un’opportunità per ripensarne l’idea di perifericità e il futuro. |
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