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“La banalità del male” letture ad alta voce contro la violenza sulle donne

26/11/2018

Domenica 25 novembre, in un pomeriggio piovoso, quindici donne vestite di nero, con un bocciolo di rosa rossa appuntato sul petto sono sedute in prima fila nella Sala Periz a Bella. E’ la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che è stata introdotta nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal che si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo nella Repubblica Dominicana.
La vicesindaca Angela Carlucci ha invitato tutta la cittadinanza a “La Banalità del male. Letture ad alta voce.” Con lei l’assessora Giulia Cristiano, Maria Vittoria Naddeo , Diana Ferrone, Maria Rosaria Parisi,Rosanna Murano del gruppo teatrale “ Noi donne”, Angela Mecca, Marianna Ciaglia, Maria Latorre,che si sta facendo conoscere come giovane attrice emergente con l’unico maschio Luca Cristiano,Angela e Incoronata Carlucci,Arianna Adinolfi, Erica Restaino , Amalia Adocchio e Hibah Al Helweh.
La Sala Periz è avvolta in luci soffuse e su uno schermo tra una lettura e l’altra video, molti dei quali di Donatello, fotografo e videomaker, di donne picchiate, maltrattate e quello di “Gli uomini non cambiano”, cantata da Mia Martini. In silenzio, un pubblico attento di donne uomini ascolta ed applaude al termine di ogni lettura.
Comincia l’attore e regista Ulderico Pesce che legge un brano tratto da e ricorda Angela Ferrara, la poetessa, scrittrice e madre di un bambino di sette anni di Cersosimo , uccisa il 17 settembre con un colpo di pistola alla tempia dal marito violento che aveva avuto il coraggio di lasciare. Sono 98 dall’inizio dell’anno le donne uccise e quaranta sono femminicidi.
Ulderico Pesce ringrazia Bella, “paese sempre all’avanguardia”, Riace pulita che per prima, alla fine degli anni 90, ha accolto i migranti e oggi ha una vicesindaca che organizza uno spettacolo contro la violenza sulle donne, Bella, angolo d’amore e di grazia.”
E poi quindici donne: casalinghe, madri, studentesse, di ogni parte d’Italia e del mondo. Sono tutte in cielo e Serena Dandini le ha raccontate in ‘Ferite a morte’ un libro che “nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono donne che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: ‘E se le vittime potessero parlare?’ Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi. ‘Ferite a morte’ vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l’aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l’argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l’Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni.” (Serena Dandini)
“Scambiamo tutto per amore, mentre l’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione. Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa…..Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Invece noi ci illudiamo di poter cambiare le cose, di poter correggere gli uomini maneschi, di riuscire a farli crescere anche quando gli si è bloccato lo sviluppo, e scalciano e urlano come bambini capricciosi. Solo che sono bambini alti uno e ottanta, con le spalle da gorilla e le mani che sembrano vanghe. Non illudiamoci mai, mai e poi mai, di poterli cambiare, o che possano cambiare per amore nostro. Anche se piangono come vitelli e dicono che non lo faranno più. Non caschiamoci e chiediamo aiuto il prima possibile. E se una figlia ha un fidanzato così, prendiamola, impacchettiamola e riportiamola a casa (Luciana Littizzetto)
Queste donne uccise in Italia e nel mondo hanno dei nomi, parlavano, lavoravano, studiavano, e non possono rimanere nell’ombra, nessuno può girare la testa dall’altra parte. In attesa che lo Stato faccia la sua parte, tutti noi possiamo, dobbiamo impegnarci, per sradicare i tabu’, per educare al rispetto e al coraggio, per emanciparci da una cultura ancora oggi fin troppo maschilista.

Bella 26 novembre 2018 Mario Coviello




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