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| Recensione del libro di Mario Caciagli “Addio alla provincia rossa' |
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8/05/2018 | Il libro di Mario Caciagli “Addio alla provincia rossa – Origini, apogeo e declino di una cultura politica, edito nel 2017 da Carocci editore, ed acquistabile al prezzo di 35 euro, parla del Medio Valdarno Inferiore un’area con una propria unità storico- culturale, divenuta una zona socioeconomica, con una ben definita fisionomia, dovuta all’omogeneità delle attività produttive, cioè la lavorazione delle pelli e la produzione dei suoi derivati, in primo luogo le scarpe. Nel 1973, nel quadro del primo piano di sviluppo della neonata Regione Toscana, vi venne costituita l’area intercomunale del Valdarno Inferiore, la n. 17, che, insieme ad altre 31 sarebbe stata istituita definitivamente con una legge regionale del 1979. L’area era uno dei pochi esempi di associazione intercomunale per la quale venne predisposta fin dall’inizio un’ipotesi di piano comprensoriale, proprio perché corrispondeva al Comprensorio del cuoio e della calzatura, costituitosi spontaneamente pochi anni prima, e il cui statuto era stato approvato dalla Regione nel 1972. Si trattava di un vero e proprio distretto industriale così come lo definiscono gli economisti secondo i loro canoni di struttura e di, omogeneità.
L’associazione venne sciolta, come tutte le altre della Toscana, nel 1991 e con essa venne sciolto il Comprensorio in conformità con la legge di riforma delle autonomie locali. insieme alla percezione di appartenenza.
Il Comprensorio comprendeva e comprende sei comuni: Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, San Miniato, Santa Croce sull’Arno e Santa Maria a Monte in provincia di Pisa, e in provincia di Firenze Fucecchio, che se ne sarebbe staccato con la fine dell’associazione intercomunale. L’autore di questo libro prende in esame Fucecchio anche per gli anni successivi, per la sua affinità con gli altri cinque comuni per le attività produttive e per l’appartenenza a un’unità sia geografica sia politico -culturale.
Nel 1981 la popolazione del Comprensorio era di poco più di 88.000 abitanti, in costante crescita dai 63.000 circa del 1951, che sarebbero divenuti 96.000 nel 2005, dato che al decremento del tasso di natalità si erano sostituite varie ondate di immigrazione. San Miniato con le sue 17 frazioni è sempre stato il comune più grande con un numero di abitanti fra i 25 e i 27.000; le sue frazioni più popolose, Ponte a Egola e San Miniato Basso, hanno rispettivamente 5.500 e 6.000 abitanti, superando largamente il capoluogo con il suo centro storico. Santa Croce è il comune con la più alta densità demografica con oltre 700 abitanti per km2, ma abitanti per km2 del Comprensorio, 301 unità, è sempre stata il doppio di
con una sola frazione, mentre gli altri quattro ne hanno fra tre e sette4. La densità di quella dell’intera Toscana
Dopo i cedimenti elettorali del 1990, ed il tonfo del referendum sulla caccia dello stesso 1990, lo scioglimento del PCI ed il crollo dell’Urss, le interviste ai comunisti del Comprensorio del cuoio rivelarono che strutture, comportamenti e valori erano afflitti da tempo da logoramento.
Gli elevationi e poi quelle dell’’esperienza del proprio ambiente e il fallimento del sistema sovietico avevano indotto a non farsi più illusioni ad abbandonare la fede nel comunismo (con l’eccezione, si intende, degli aderenti a Rifondazione). E soprattutto la solidarietà, intesa come lo “stare insieme”, come aiuto reciproco
storici e scienziati sociali, fra l’altro per il suo essere esemplare come “regione rossa”. Ne sono state studiate alcune subregioni ancora più rosse dell’insieme. Caciagli ha avuto modo di ricordare le opere che sono state dedicate sia alla Toscana e, in particolare, alle sue subregioni più rosse, sia a tutte le regioni rosse dell’Italia centro- settentrionale.
In sostanza con la fine del PCI finisce un’ epoca del dominio rosso che aveva dominato sia nel comprensorio preso in esame, nel testo sia in altre località toscane ed anche se i DS nati nel 2007 con l’unione di alcuni spezzoni della Dc sono di sinistra non sarebbe corretto definirli comunisti.
Biagio Gugliotta
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