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Patrimonio storico e patrimonio umano di chi custodisce la memoria

21/04/2012



Dal 14 al 22 aprile in tutta Italia si sta celebrando la XIV settimana della cultura, promossa dal Ministero per i Beni e le attività Culturali, evento che evidenzia il patrimonio artistico, storico e culturale di tutta Italia. Non dimentichiamo che a questo già ricco patrimonio possono essere incluse anche le persone comuni, non solo i grandi della storia e della scienza perché ognuno di noi è una risorsa storico – culturale unica. Da sempre le persone anziane hanno rivestito il ruolo di custodi e testimoni della memoria storica, degli usi e costumi del luogo, “pozzi di saggezza e conoscenza” a cui attingere. Forse questo pozzo necessita di essere anche di essere riempito, sebbene si sia raggiunta un’età anagrafica avanzata. Oggi in Italia l'attesa di vita è di 77,8 anni per gli uomini e di 83,7 anni per le donne: la popolazione invecchia e secondo le stime ISTAT nel 2020 in Italia gli ultra settantenni saranno più di 14 milioni, con 4 milioni di persone ultraottantenni. Ma chi sono gli anziani del 2000? Tutte queste persone non hanno più niente da imparare, sanno già tutto? Hanno bisogno solo di assistenza, di non stare soli?
In una recente ricerca condotta dal Centro studi anziani di Basilicata il 63,2% dei partecipanti a questa realtà (tutte persone adulte/anziane) afferma di voler ampliare le proprie conoscenze e solo il 18,3 % cerca momenti di socialità. Leggendo attentamente i dati esposti traspare la volontà di questa fascia di età di continuare ad alimentare il proprio bagaglio di conoscenze, non necessariamente di tipo scolastico. L’anziano odierno e del prossimo futuro appartiene ad una Nuova Età; sono persone non solo testimoni e custodi della memoria storica ma autori e promotori della cultura odierna. Norberto Bobbio nel suo De Senectute sostiene che la cultura rappresenta tutto ciò che esprime al massimo la creatività dell’uomo riferendosi ai numerosi esempi di scienziati e artisti che in tarda età hanno compiuto opere eccelse, rimaste nella storia. La cultura è libertà, non intesa come tempo libero dagli impegni e dal lavoro, ma libertà di espressione, di pensiero, di vivere la propria vita in un ambiente stimolante al fine di arricchire in primis se stessi e anche le persone che ci circondano. La freschezza di pensiero, la curiosità, il bisogno di confrontarsi anche con altre persone di diversa età sono solo alcuni degli ingredienti che concorrono alla prevenzione della demenza senile, dell’isolamento e della solitudine, mali che colpiscono sempre più frequentemente le persone anziane.
Essere giovani è effetto del caso e svanisce come nebbia, rimanere giovani è molto di più, è un’arte di pochi (Goethe): non perdiamoci nella foschia della ripetitività e degli stereotipi, impariamo quest’arte nutrendoci di cultura.

Dott.ssa Giovanna Ferraiuolo
Psicologa, Direttore Scientifico Centro Studi Anziani di Basilicata



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