Momenti di grande paura sul volo Aer Lingus partito da Dublino e diretto a Roma, costretto a un atterraggio precauzionale in Francia dopo un allarme bomba, poi risultato falso. A bordo anche il lucano Nicola Timpone, direttore generale del Gal “La Cittadella del Sapere” e organizzatore del Marateale, che ha raccontato le concitate ore vissute dai passeggeri, tra l'intervento dei caccia militari, i controlli delle forze dell'ordine e una complessa operazione di sicurezza. L'aereo è stato fatto atterrare presso la base militare francese di Évreux, a circa un'ora e mezza-due da Parigi. Una volta a terra, i passeggeri sono rimasti a bordo per diverse ore, prima di essere autorizzati a scendere e sottoposti a una serie di verifiche. «Abbiamo trovato una situazione veramente allucinante, da far paura», racconta Timpone a Radiolaser. Ad attendere i viaggiatori c'era un imponente dispositivo di sicurezza. Tutti sono stati identificati, mentre i bagagli a mano sono stati controllati con l'ausilio delle unità cinofile direttamente sotto l'aereo. Successivamente, i passeggeri sono stati trasferiti in un'altra area per una seconda identificazione.
Soltanto dopo tutti i controlli è stato possibile raggiungere una palestra allestita per l'accoglienza, dove erano presenti Protezione civile, medici e psicologi. «Qualcuno ha avuto bisogno di confrontarsi con loro, ma devo dire che è stata organizzata una macchina dell'accoglienza davvero importante ed efficace, sotto tutti i punti di vista. Ci hanno anche rifocillato, offrendoci da mangiare. Sono state attenzioni non scontate», sottolinea il lucano. A bordo dell'aereo, quasi completamente pieno, mancavano soltanto una decina di posti. La maggior parte dei passeggeri era irlandese, mentre gli italiani erano circa dieci.
Nel tardo pomeriggio, intorno alle 17.15, i viaggiatori erano ancora in attesa di conoscere le modalità per proseguire il viaggio. L'organizzazione prevedeva il trasferimento in pullman a Parigi, dove sarebbe stato comunicato se la partenza per Roma sarebbe avvenuta in serata oppure il giorno successivo. Al momento del racconto, infatti, non c'erano ancora certezze sui tempi del rientro. A lasciare il segno, soprattutto, è stato lo spavento. «È una di quelle giornate che sicuramente nessuno di noi dimenticherà. Per fortuna è andato tutto bene e ci hanno riferito che si è trattato di un falso allarme, ma queste situazioni lasciano comunque il segno. Sono momenti in cui non puoi fare assolutamente niente, se non affidarti al destino e pregare. Credo che oggi molti di noi lo abbiano fatto».
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