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Campanella: ‘Sento su di me fiducia ma anche responsabilità e aspettative’

1/11/2026



Proposte concrete per un nuovo slancio, come supportare i Comuni e la necessità di superare questa fase di commissariamento dell’Ente Parco Nazionale del Pollino. Sono solo alcuni degli argomenti discussi nel corso di una lunga intervista con Paolo Francesco Campanella, appena eletto all’unanimità presidente della Comunità del Parco: organo consultivo e propositivo dell'Ente Parco che elegge appunto un presidente e un Direttivo, composto dai presidenti delle Regioni Calabria e Basilicata e delle Province, dai sindaci dei Comuni e dai presidenti delle Comunità montane ricadenti nell’area compresa nel Parco del Pollino.


Il sindaco di Castelluccio Inferiore punta anche sulla necessità di una strategia condivisa con i Comuni, veri canalizzatori delle istanze territoriali. Campanella continua a riscuotere grande fiducia tra i colleghi e non solo, di fatti è anche presidente dell’Unione dei comuni del lagonegrese.


 


Un’elezione all’unanimità significa responsabilità e aspettative: le sente?


«Certamente. L'unanimità è un segnale di fiducia importante, ma soprattutto una responsabilità nei confronti di tutti i Comuni rappresentati nella Comunità del Parco. Il mio compito è rappresentarli tutti, senza distinzioni, favorendo il dialogo e superando eventuali divisioni e campanilismi. Parliamo di 56 Comuni appartenenti a due Regioni, Basilicata e Calabria: una dimensione territoriale che richiede una visione unitaria e una collaborazione costante. L'unità registrata al momento dell'elezione deve tradursi in lavoro condiviso, presenza e risultati concreti. Le aspettative si rispettano soprattutto con i fatti».


 


Dopo essere diventato presidente ha parlato di rallentamento, a cosa si riferiva?


«Mi riferivo alla necessità di rafforzare il rapporto tra la Comunità del Parco e gli organi dell'Ente, garantendo un confronto più continuo e organizzato con i sindaci. La Comunità non deve essere soltanto un organismo di rappresentanza formale, ma una sede nella quale raccogliere le esigenze dei territori e trasformarle in proposte. Non intendo mettere in discussione il lavoro degli uffici o quello svolto durante la gestione commissariale. Ritengo però necessario recuperare una partecipazione istituzionale più strutturata, con momenti periodici di confronto che consentano alla Comunità di esercitare pienamente le proprie funzioni».


 


Ha anche invocato la necessità di un nuovo slancio, può anticiparci una proposta della Comunità del Parco che andrà in questa direzione?


«Una prima iniziativa sarà definire un calendario di incontri periodici con i sindaci e un'agenda di priorità condivise. Ci sono questioni che richiedono attenzione immediata: la prevenzione e la gestione degli incendi boschivi, la manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico, la tutela delle risorse idriche e del patrimonio forestale. Dovremo affrontare con attenzione anche la gestione della fauna selvatica, attraverso un confronto concreto con le comunità locali e le categorie interessate, e gli effetti del cambiamento climatico. Un tema che riguarda da vicino un territorio come il Pollino, fortemente antropizzato, nel quale la tutela degli ecosistemi deve procedere insieme alla salvaguardia delle attività agricole, zootecniche e delle comunità residenti. Un capitolo centrale sarà la biodiversità. Il Parco custodisce un patrimonio di specie, habitat ed ecosistemi di grande valore, che dobbiamo proteggere, studiare e valorizzare. A questo si lega la valorizzazione delle produzioni locali, delle filiere agricole, zootecniche e forestali, delle attività economiche e delle identità dei nostri paesi. La tutela ambientale deve diventare anche un'opportunità concreta per chi vive e lavora nel territorio del Parco. Dovremo accompagnare l'attuazione del Piano del Parco, recentemente approvato, completare gli strumenti regolamentari e gestionali necessari, rafforzare la gestione dei rifiuti e consolidare le esperienze delle green community. Sarà inoltre fondamentale rafforzare la collaborazione tra Basilicata e Calabria e costruire progetti di area vasta, capaci di intercettare finanziamenti e coinvolgere più amministrazioni. Il nuovo slancio deve tradursi in una programmazione concreta, con priorità individuate insieme ai Comuni e iniziative verificabili nel tempo».


 


Da sindaco le chiedo, in concreto, cosa può fare l'Ente Parco per i Comuni?


«Può offrire un supporto importante, naturalmente nel rispetto delle competenze di ciascun ente. Penso alla collaborazione tecnica e amministrativa, all'assistenza nella progettazione, alla partecipazione ai bandi, alla valorizzazione delle risorse forestali e ambientali e alla promozione turistica. C'è poi una questione molto concreta: i Comuni hanno bisogno di interlocutori chiari, indicazioni certe e risposte tempestive nei procedimenti di competenza del Parco. L'Ente può inoltre favorire progetti di area vasta, aiutando le amministrazioni a intercettare risorse e realizzare interventi».


 


Il Parco è commissariato da più di un anno e mezzo, senza nulla togliere al lavoro di Luigi Lirangi, a suo avviso quanto è opportuna la prosecuzione di questa fase?


«Riconosco il lavoro svolto da Luigi Lirangi, che ha assicurato la continuità amministrativa in una fase istituzionale complessa. È giusto riconoscere quanto è stato fatto e il lavoro portato avanti dagli uffici. Tuttavia, il commissariamento è una condizione straordinaria e non dovrebbe diventare una modalità ordinaria di gestione di un Ente così importante. Con l'elezione della Presidenza della Comunità e la designazione dei rappresentanti dei Comuni nel Consiglio direttivo è stato avviato il percorso verso il ripristino della governance ordinaria. Adesso occorre completare il percorso istituzionale e ricostituire pienamente gli organi previsti. Il Parco ha bisogno di una governance nella quale siano garantite partecipazione, rappresentanza e piena assunzione delle responsabilità. Non servono contrapposizioni, ma collaborazione e una chiara distribuzione dei ruoli».


 


Il Parco del Pollino abbraccia Calabria e Basilicata, tuttavia, all'interno dell'Ente, non essendo appunto in carica il Direttivo, non ci sono rappresentanti lucani. Lo ritiene uno svantaggio?


«Credo sia necessario fare una precisazione. La rappresentanza dei Comuni delle due Regioni è già stata definita dalla Comunità del Parco, con la designazione di quattro componenti destinati al Consiglio direttivo: due per la Basilicata e due per la Calabria. È stato quindi rispettato un principio di equilibrio territoriale fondamentale per un Parco interregionale come il nostro. Quello che adesso manca è il completamento del percorso istituzionale che porterà all'insediamento del Consiglio direttivo e alla piena ricostituzione degli organi di governo dell'Ente. Non dobbiamo leggere questa fase in termini di contrapposizione tra Basilicata e Calabria. Al contrario, dobbiamo lavorare affinché entrambe le realtà regionali siano pienamente coinvolte nelle scelte e nelle strategie del Parco. La Comunità del Parco deve essere il luogo nel quale le istanze dei 56 Comuni trovano ascolto e diventano proposte condivise. Il Pollino non può essere letto attraverso i confini amministrativi, ma come un unico territorio, con problematiche, risorse e prospettive comuni. 56 Comuni, 2 Regioni, un unico Pollino: non deve essere soltanto uno slogan, ma il criterio con cui costruire il nostro lavoro istituzionale».


 


Gianfranco Aurilio




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