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"Vogliamo tornare a casa vivi": un appello per il rispetto e la sicurezza dei ciclisti

24/06/2026



Le parole di Antonella Ventruto, dell’ASD Bike Explorer e promotrice di un progetto di cicloturismo in Basilicata, sono molto più di una riflessione personale: sono un appello al rispetto, alla prudenza e alla tutela della vita. Partendo dalle recenti tragedie che hanno colpito il mondo del ciclismo, Antonella richiama l’attenzione sul valore della mobilità lenta, sulla responsabilità di chi guida e sul diritto di ogni ciclista di poter vivere la propria passione in sicurezza, con un unico desiderio: tornare a casa. Di seguito la sua riflessione. 


 


 "Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria o airbag, abbiamo solamente una maglietta e la speranza che stiate guardando la strada. Io come altri ciclisti vogliamo solo tornare a casa, come voi". È cosi che inizia l'ultimo post di Mirela 41 anni, poche ore prima di morire, poche ore prima di salire per l'ultima pedalata sulla sua bici. Un post che commentava la tragedia di Trento dove ha perso la vita Adele Cobelli 14 anni, morta nello scontro con un'auto a causa di un sorpasso azzardato.


Destino beffardo! Mirela 41 anni , Adele 14 anni, Joele 11 anni e prima ancora Sara, Davide, Simone, William e potrei continuare così fino a contarne 100 solo nel 2026. Non viveteci come un intralcio sulla vostra strada, provate a viverci come un'occasione, quell'occasione che vi porterebbe a rallentare, ad osservare quanto di bello ci appartiene e che ogni giorno continua a sfuggire perché paradossalmente a volte, correndo si perde.


Si perde la vita ed il suo reale ed altissimo valore che non si ferma solo per chi muore, ma cambia drasticamente anche per chi rimane consapevoli che non si potrà tornare in dietro. Ci vuole rispetto per una passione ed un amore che non danneggiano nessuno! Vado in bici come tanti di loro che pedalando, non hanno mai fatto ritorno a casa, dalle loro mamme, dai loro figli, dai loro compagni, sì perché quando muore uno di noi , NON muore solo " uno che va in bici”, muore una vita dal quale possono dipendere altre vite. La passione non può diventare una colpa e la distrazione altrui non puo' diventare un divieto per chi ha una passione. Viviamo in un’epoca dove un numero sempre più alto di persone sceglie di viaggiare e spostarsi in bici, la nostra terra ha iniziato a toccare con mano questa realtà alternativa.


Un territorio genuino e rurale che si presta per essere visitato in questa modalità lenta. Siamo tra le poche realtà esistenti a poter offrire certi valori, siamo tra le poche realtà esistenti a non aver registrato nessun decesso in bici nell’ultimo anno e in quello in corso. Il mio impegno è quello di continuare a praticare, a divulgare e a condividere una passione che non ha età. Continuiamo a progettare eventi e manifestazioni con lo scopo di invitare chiunque a conoscere un mondo che viaggia sulle due ruote e che non nuoce a nessuno.


Le nostre iniziative nascono mettendo al centro dell’attenzione il benessere psico-fisico di chi sale in sella; un bambino che inizia a pedalare sta percorrendo i primi metri verso l’autonomia e la libertà. Non possiamo chiedere a un bambino la lucidità che dovrebbe appartenere agli adulti. Non possiamo pretendere da un ciclista un’attenzione totale, come se avesse occhi anche dove non può. Le leggi ci guidano, sì, ma è il nostro buon senso quello che salva, quello che evita il dolore e che fa la differenza, semplicemente perché: la responsabilità è nelle nostre mani, non nelle loro.




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