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Selezione Tempa Rossa: la rabbia di due giovani lucane

13/09/2018



Sono arrabbiate. Deluse. Sono due delle centinaia di persone che, a febbraio scorso, avevano creduto nella selezione che avrebbe portato a 30 nuove assunzioni a Tempa Rossa. Il loro racconto è importante perché pone una lente di ingrandimento su uno dei mali della nostra epoca: la paura (e, a volte, la certezza) che il sistema premi non per merito ma per santi in Paradiso. E, così, diventa tutto inutile: studiare, tentare, restare. E quando il verbo restare si coniuga con le difficoltà di una regione che soffre lo spopolamento, il tempo dovrebbe poter essere il presente. Questa lente è tanto più grande e profonda quanto sono le storie che ne vengono fuori. Come quelle di due donne: Francesca e Claudia (per loro useremo nomi di fantasia), entrambe di un paese lucano ma al di là dei confini delle concessioni Total (Corleto Perticara, Gorgoglione e Guardia Perticara). La rabbia di Francesca e Claudia (entrambe poco più che trentenni, una ingegnere chimico con diverse specializzazioni e l’altra con un diploma in un Istituto Tecnico Industriale) esplode dopo aver letto l’articolo sulla Gazzetta, in cui si parlava di ‘’anticipazioni’’ rispetto ai nomi dei 30 nuovi assunti a Tempa Rossa. “Monitorando le possibili offerte di lavoro attinenti con la mia laurea- spiega Francesca- ho visto questo annuncio di selezione per 30 tecnici per un anno di formazione e poi, nel caso, per l’assunzione. Mi sono candidata perché tutti i requisiti dell’avviso corrispondevano a quelli del mio percorso, sia nei titoli di studio che nei dati anagrafici. Nel mese di aprile, dalla Manpower, che si occupava dei test, ci comunicano tramite email la data della prima selezione, che si tenne a Tito”. E sono stati davvero tanti i giovani che hanno scommesso su questa selezione, divisa in più giorni e in più turni quotidiani. “Non ricordo quanti esattamente, ma prima e dopo di me c’erano altri turni”. Francesca racconta di aver notato un clima non esattamente ‘’blindato’’ come ci si aspetterebbe in una selezione. “Una volta finito ci hanno detto di aspettare una loro comunicazione- spiega Francesca- e dopo una decina di giorni ho chiamato alla Manpower ma mi è stato risposto che avevano consegnato le risposte alla Total che avrebbe fatto sapere l’esito del test”. Poi più nulla. “Ho avuto la risposta con un’email datata 30 agosto da parte della Manpower- dice- in cui mi è stato detto che le mie competenze non corrispondevano a tutti i requisiti richiesti. Girava voce, però, già dall’inizio dell’estate, che i 30 fossero già stati individuati e che già si parlava di fasi successive”. “Non avevo la presunzione che prendessero me- dice- ma almeno la serietà di comunicare il tutto rispettando i tempi”. “Tra l’altro- spiega Claudia- sinceramente troviamo a dir poco sminuente e triste che i sindaci della valle se la siano presa perché non erano state ripartite adeguatamente le quote di assunti nei loro tre comuni. La selezione valeva per tutti i residenti in Basilicata e i criteri di scelta sarebbero dovuti essere altri”. Il risultato? Almeno due: almeno due professioniste disilluse nei confronti della loro terra; nuovi interrogativi sulla trasparenza di una selezione, per la quale perlomeno si dovrebbe valutare la reale esistenza dei requisiti e dei titoli di studio di tutti i selezionati, perché è vero che sarà prevista la formazione ma è pur vero che se sono musicista, per esempio, non posso scavalcare un ingegnere per lavorare in un indotto petrolifero. “Evidentemente puoi essere brava quanto vuoi- dicono- ma se venissero confermate le ombre su questa selezione vorrebbe dire che vanno avanti solo quelli che hanno amicizie e santi in Paradiso. Come facciamo a non andare via?”.

Mariapaola Vergallito




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