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M5S: maggioranza divisa, la Basilicata paga il prezzo. Meloni punta a maggiori estrazioni, Calenda boccia Bardi

26/10/2026

Pepe annuncia autonomia energetica per la Basilicata dal congresso nazionale della Lega a Milano, invece che in consiglio regionale. Azione denuncia una Regione addormentata, mentre il Governo nazionale (in accordo con Bardi?) decide realmente sulle nostre risorse.

Carlo Calenda arriva a Potenza e scopre che la Basilicata procede a un «ritmo addormentato», invitando il presidente Bardi e la sua maggioranza a svegliarsi prima che sia troppo tardi. Una diagnosi che condividiamo in pieno se non fosse che Azione governa in questa maggioranza, con Marcello Pittella alla presidenza del Consiglio regionale e Nicola Morea tra i consiglieri che sostengono il governo Bardi. Insomma, Calenda denuncia l’immobilismo di un governo che il suo stesso partito contribuisce a mantenere in piedi. E viene spontaneo chiedersi se il presidente Pittella e il consigliere Morea condividano questa improvvisa e severa valutazione del loro operato.

A rendere il quadro ancora più surreale ci ha pensato, poche ore prima, il vicepresidente della Giunta Pasquale Pepe, che dal palco del congresso della Lega, a Milano, ha annunciato la preparazione di un documento da sottoporre a Bardi per avviare le intese con il Governo sull’autonomia energetica della Basilicata. A quanto pare, per parlare con il presidente della Regione con cui governa e, soprattutto, per annunciare le proposte che riguardano il futuro delle lucane e dei lucani, Pepe deve prima passare dal congresso del proprio partito. Non sia mai parlarne in Consiglio regionale. E mentre la Lega annuncia nuove competenze da rivendicare, Azione denuncia che la Giunta non riesce a esercitare efficacemente quelle che già possiede.

La questione sarebbe quasi divertente se non riguardasse il futuro energetico e industriale dell’intera Basilicata. Perché mentre Pepe parla di autonomia energetica, a Roma il Governo di cui la Lega fa parte si muove diversamente. Il 4 settembre Giorgia Meloni ha richiamato la Basilicata per sostenere l’aumento della produzione nazionale di petrolio e il 12 settembre Antonio Tajani ha dichiarato che nella nostra regione si potrebbe estrarre fino a tre volte il greggio attuale. Nel frattempo, con il decreto-legge n. 157 del 10 settembre, il Governo ha introdotto la possibilità di sostituire la Regione nei procedimenti sulle attività estrattive in caso di inerzia, attraverso un commissario. Il 15 ottobre il Senato ne ha persino ampliato i poteri, estendendoli ad atti e autorizzazioni di competenza regionale e degli enti locali.

Dunque, a Milano la Lega lucana rivendica più autonomia per la Basilicata, mentre a Roma la Lega di governo contribuisce ad approvare norme che possono ridurre il ruolo decisionale della Regione. E Bardi, che appartiene allo stesso partito di Tajani, continua a non chiarire se condivida o meno questa impostazione e quali iniziative intenda assumere per tutelare le prerogative della Basilicata.

A questo si aggiunge la proposta avanzata oggi da Calenda di introdurre una gas release per destinare una quota del gas estratto in Basilicata agli investimenti industriali regionali, a partire da Melfi. Un’ipotesi che meriterebbe anche approfondimento, ma anche qui la domanda è inevitabile: se Azione considera questa misura così importante, perché finora non è diventata una priorità del governo regionale che sostiene? E soprattutto, perché arriva soltanto adesso, mentre lo stesso Calenda descrive uno scenario drammatico per Stellantis, arrivando a paventare la progressiva chiusura degli stabilimenti? Pittella, la crisi industriale, non l’ha vista arrivare?

Il punto non è contestare ogni proposta che arriva dalla maggioranza come spesso ci accusano di fare. Il problema è che non si capisce più quale sia la proposta della maggioranza. Pepe pensa all’autonomia, Calenda alla gas release, Pittella applaude Calenda, Tajani vuole aumentare le estrazioni e il Governo nazionale rafforza i poteri sostitutivi dello Stato. In mezzo c’è Bardi, che dovrebbe tenere insieme queste posizioni e trasformarle in una politica regionale, ma che non riusciamo a vedere neanche col binocolo. Più che una coalizione di governo, sembra un tavolo di confronto permanente tra partiti che non hanno ancora deciso cosa fare.

Chiediamo perciò a Bardi di riferire in Consiglio regionale prima del 9 novembre, termine per la conversione del decreto, chiarendo la posizione della Giunta sull’ampliamento dei poteri del commissario e sulle iniziative a sostegno del sistema industriale lucano. Chiediamo inoltre che venga valutata tempestivamente l’eventuale impugnazione della legge di conversione, qualora emergano profili di illegittimità costituzionale.

Quanto a Pepe, porti in Consiglio il documento sull’autonomia quando sarà pronto. E Pittella e Morea, da sostenitori di questa maggioranza, ci spieghino se condividono davvero il giudizio di Calenda su Bardi e quali conseguenze politiche intendano trarne.

Perché su una cosa Calenda ha certamente ragione: questo Governo regionale (tutto!) non può permettersi di continuare a dormire.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)



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