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Cgil Basilicata, Fp Cgil, Spi Cgil: ''Più equilibrio nel finanziamento per garantire il diritto alla salute''

27/10/2026

"Finanziamenti strutturali e risorse regionali aggiuntive, potenziamento dell’assistenza domiciliare, sostegni concreti ai caregiver e una rete integrata di servizi sociali e sociosanitari accessibile in tutti i territori. Non è accettabile che la carenza di risposte pubbliche scarichi sulle famiglie costi economici e responsabilità assistenziali sempre più gravosi". È quanto sostengono Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil Basilicata in riferimento alla sanità lucana.

"Il Servizio sanitario nazionale - afferma il sindacato - continua a fare i conti con un finanziamento insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione e con disuguaglianze territoriali che incidono concretamente sul diritto alla salute. Per la Basilicata, caratterizzata da una popolazione distribuita su un territorio ampio e prevalentemente interno, con collegamenti spesso difficili e una rete di piccoli comuni, la questione delle risorse è strettamente legata alla possibilità di garantire servizi accessibili e adeguati a tutte e tutti.

In Basilicata, secondo il rapporto Bes 2025 dell’Istat, la quota di persone che rinunciano a prestazioni sanitarie si attesta all’11,9%, un dato superiore alla media nazionale. Ancora più significativo il dato sulla mobilità ospedaliera: nel 2024, il 28,6% dei ricoveri per acuti dei residenti lucani è avvenuto fuori regione, contro una media nazionale dell’8,6%. "Un divario rilevante" per la Cgil che evidenzia "la necessità di rafforzare l’offerta sanitaria regionale e la capacità di rispondere ai bisogni di cura. La mobilità sanitaria risponde a più fattori e non può essere ricondotta a un’unica causa, ma le sue dimensioni richiedono una riflessione concreta sull’accessibilità e sulla qualità dei servizi disponibili sul territorio. Questi indicatori restituiscono la misura delle difficoltà di accesso alle cure e richiamano la necessità di rafforzare la sanità pubblica, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire a tutte e tutti il diritto alla salute, indipendentemente dal reddito e dal comune di residenza".

A questo quadro si aggiunge il saldo negativo della mobilità sanitaria, pari a circa 70 milioni di euro nel 2024, in lieve miglioramento rispetto ai circa 71 milioni del 2023. "Si tratta di risorse che escono dal sistema regionale e che rendono ancora più urgente intervenire per rafforzare i servizi, ridurre le difficoltà di accesso alle cure e offrire ai cittadini risposte adeguate vicino ai luoghi in cui vivono. Per questo - continua il sindacato - è necessario affrontare anche il tema dei criteri con cui vengono ripartite le risorse del Fondo sanitario nazionale. La quota principale è distribuita considerando soprattutto la popolazione residente e i consumi sanitari legati all’età, mentre altri elementi, come la mortalità e le condizioni socioeconomiche, hanno un peso più limitato. Un’impostazione che rischia di non riconoscere pienamente i maggiori costi sostenuti dalle regioni con bassa densità abitativa, territori estesi, aree montane e comunità distanti dai principali presidi sanitari".

Nel 2025 una quota premiale ha introdotto anche un criterio legato alla densità abitativa e all’estensione territoriale, riconoscendo alla Basilicata circa 7,5 milioni di euro aggiuntivi. "È un primo segnale di attenzione - sostiene la Cgil - ma non può essere considerato sufficiente a compensare le difficoltà strutturali della regione. Occorre rendere più incisivi e stabili i criteri di riparto, affinché tengano conto dei costi effettivi necessari a garantire i livelli essenziali di assistenza, superando una logica che rischia di penalizzare i territori con caratteristiche demografiche e geografiche più complesse.

Accanto a un finanziamento più equo, è indispensabile un piano straordinario di assunzioni fondato sui fabbisogni reali delle strutture e dei servizi. Bisogna accelerare le procedure concorsuali, utilizzare le graduatorie disponibili e valorizzare le professionalità già presenti nel sistema sanitario. Il rafforzamento degli organici è una condizione essenziale per ridurre le liste d’attesa, garantire la continuità assistenziale e rendere effettivo il potenziamento della sanità territoriale. Case della comunità, ospedali di comunità e assistenza domiciliare devono tradursi in servizi realmente operativi, dotati di personale e capaci di rispondere ai bisogni delle persone, soprattutto nelle aree interne e più difficili da raggiungere".

Per la Cgil "la tutela del diritto alla salute deve comprendere anche il diritto all’assistenza delle persone anziane non autosufficienti e delle persone fragili. La legge 33/2023 ha tracciato un percorso di riforma che richiede risorse adeguate e servizi realmente accessibili. Come denunciamo da tempo, il fondo nazionale per la non autosufficienza vale meno di un euro al giorno, a fronte di oltre 4 milioni di persone anziane, disabili e fragili. Una dotazione del tutto inadeguata a garantire risposte concrete ai bisogni di assistenza, tanto più in Basilicata, dove le persone non autosufficienti sono circa 30 mila e i potenziali beneficiari delle prestazioni disponibili rappresentano meno dell’1% della platea.

La non autosufficienza non può dipendere dal reddito o dalla possibilità di pagare l’assistenza: garantire cura, dignità e continuità assistenziale è una responsabilità pubblica, che richiede impegni concreti e verificabili da parte della Regione".

In questo percorso si inserisce il tavolo permanente sulla sanità, fortemente voluto dalle organizzazioni sindacali confederali, "che deve diventare la sede di un confronto stabile e concreto con la Regione - rilancia il sindacato - capace di affrontare le criticità del sistema sanitario e individuare soluzioni strutturali. In questo quadro si colloca anche l’accordo raggiunto sui ticket farmaceutici: di fronte al rischio di un aggravamento della situazione finanziaria e di un possibile commissariamento, con le conseguenze che ne sarebbero potute derivare per la gestione della sanità regionale e per i cittadini, il sindacato ha scelto responsabilmente la strada del confronto, mettendo al primo posto l’interesse collettivo e la tutela del diritto alla salute, con particolare attenzione alle fasce più fragili.

Il tavolo - è la richiesta della Cgil, della Fp Cgil e dello Spi Cgil - deve ora tradurre il confronto in priorità condivise, impegni verificabili e tempi certi, affrontando in modo organico il finanziamento, il personale, le liste d’attesa, la mobilità sanitaria e il funzionamento dei servizi territoriali. Servono dati trasparenti, un monitoraggio costante dei risultati e la capacità di correggere gli interventi quando non producono gli effetti attesi.

La legge di Bilancio deve dare risposte concrete alla crisi del Servizio sanitario nazionale, garantendo risorse strutturali e adeguate ai bisogni di salute della popolazione. Il nono rapporto Gimbe evidenzia una tendenza preoccupante: dopo l'incremento nominale 2026 del finanziamento del sistema sanitario nazionale, che pur resta insufficiente rispetto ai bisogni di salute e non determina un rafforzamento strutturale della sanità pubblica, la crescita rallenta nettamente nel biennio successivo, mentre diminuisce la quota di PIL destinata alla sanità. Per il 2027 l’aumento previsto è dello 0,8% e per il 2028 dello 0,6%, con una riduzione dell’incidenza sul PIL dal 6,14% del 2026 al 5,89% del 2028. Una dinamica che rischia di aggravare le difficoltà dei bilanci regionali, comprimere l’offerta pubblica e ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure".

La Cgil lucana ricorda pertanto la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal sindacato a livello nazionale per portare il finanziamento del dervizio sanitario nazionale al 7,5% del Pil, accompagnata da una raccolta firme per chiedere un investimento strutturale nella sanità pubblica. L’iniziativa punta a rafforzare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, garantire più personale e servizi e contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

"Una mobilitazione - prosegue la Cgil lucana - che riguarda da vicino anche la Basilicata, dove le difficoltà di accesso ai servizi e le caratteristiche del territorio rendono ancora più urgente difendere e potenziare la sanità pubblica".

Per queste ragioni, Cgil Basilicata, Fp Cgil e Spi Cgil rilanciano la mobilitazione e chiamano lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, studentesse e studenti, cittadine e cittadini a partecipare allo sciopero generale del 20 novembre, per chiedere una legge di Bilancio che metta al centro il lavoro, i diritti e i servizi pubblici, a partire dalla sanità e dall’assistenza alle persone più fragili. Difendere il servizio sanitario nazionale e garantire risposte adeguate alla non autosufficienza - concludono - significa difendere la coesione sociale e la democrazia: il diritto alla salute e all’assistenza non può dipendere dal reddito, dal comune di residenza o dalla possibilità di spostarsi fuori regione".



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