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La voce della Politica
| Cifarelli: 'Matera e Taranto 2026, il ponte rimasto sulla carta' |
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5/09/2026 | I Giochi del Mediterraneo di Taranto si sono conclusi. È stata una grande manifestazione sportiva, ma sarebbe riduttivo leggerla soltanto attraverso le gare, le medaglie e gli impianti realizzati. Per due settimane Taranto ha raccontato sè stessa come città mediterranea, ha accolto migliaia di atleti e delegazioni provenienti da Paesi diversi, ha messo insieme sport, cultura, identità, storia della Magna Grecia, capacità di accoglienza e relazioni internazionali.
A pochi chilometri di distanza, nello stesso anno, Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Adesso che i Giochi sono terminati, credo si possa dire senza spirito polemico, ma anche senza nascondere la realtà, che abbiamo perso un'occasione.
E ciò che lascia maggiore amarezza è che questa occasione non l'abbiamo scoperta nell'agosto del 2026. L'avevamo vista arrivare da molto lontano.
Già nel 2019, subito dopo l'assegnazione dei Giochi a Taranto, l'allora sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri parlava della necessità di costruire «ponti di alleanza» tra le due città. Nello stesso periodo dalla Regione Basilicata arrivava la disponibilità a ragionare sul coinvolgimento del Metapontino e sulle opportunità che un appuntamento di quella portata avrebbe potuto determinare anche per il nostro territorio.
Nel 2021 si fece un passo ulteriore. I sindaci Domenico Bennardi e Rinaldo Melucci sottoscrissero un accordo strategico tra Matera e Taranto, pensato per accompagnare la collaborazione tra le due città fino al 31 dicembre 2026. Non un generico gemellaggio, ma un'intesa che guardava alle relazioni istituzionali, culturali ed economiche, al turismo, alle infrastrutture, alla costruzione di itinerari comuni e che aveva proprio nei Giochi del Mediterraneo uno dei suoi naturali punti di approdo.
Quell'accordo prevedeva anche un Gruppo tecnico che avrebbe dovuto assicurare continuità e regia al percorso. Quel Gruppo non è mai stato costituito.
Eppure l'idea non era scomparsa. Ancora nella programmazione regionale delle politiche culturali 2025-2027, parlando di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, veniva indicata espressamente la necessità di ricercare sinergie con i Giochi del Mediterraneo di Taranto.
Dunque c'erano stati l'intuizione, gli accordi istituzionali, gli atti di programmazione. C'erano soprattutto due città separate da poco più di un'ora di strada, legate dalla storia della Magna Grecia e chiamate, nello stesso 2026, a parlare al Mediterraneo attraverso due linguaggi universali: lo sport da una parte, la cultura e il dialogo dall'altra.
Eppure, quando finalmente il 2026 è arrivato, quel ponte è rimasto sostanzialmente sulla carta.
Non credo serva oggi una gara nell'individuazione delle responsabilità. La vicenda attraversa anni, amministrazioni comunali diverse e diversi livelli istituzionali. Proprio per questo dovrebbe interrogarci ancora di più. Il problema non è chi abbia avuto per primo l'idea o chi l'abbia successivamente abbandonata. Il problema è la nostra difficoltà a dare continuità alle scelte, a trasformare le intuizioni in programmi e i programmi in risultati.
Taranto, intanto, appena conclusi i Giochi, sta già discutendo del giorno dopo. Il ministro Andrea Abodi parla dell'eredità lasciata alle giovani generazioni e della necessità di inserire gli impianti realizzati in un «progetto armonico e organico della città per i prossimi anni, anzi per i prossimi decenni». E aggiunge una considerazione che vale ben oltre lo sport: gli impianti, da soli, non producono sviluppo; occorre una visione capace di tenere insieme sport, ospitalità, rigenerazione urbana e apertura internazionale.
È forse questa la lezione più utile che possiamo prendere da Taranto.
Perché adesso la domanda riguarda noi: quale sarà l'eredità di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo?
Non possiamo attendere il 31 dicembre per cominciare a chiedercelo. Matera 2026 dovrebbe servire a costruire relazioni permanenti con le città e i Paesi del Mediterraneo, a rafforzare le istituzioni culturali, a creare occasioni per i giovani e per le imprese creative, a consolidare una dimensione internazionale della città che non si esaurisca nel calendario degli eventi.
E oggi abbiamo anche nuove opportunità. Le risorse destinate al Polo della cultura e dell'innovazione possono rappresentare un tassello importante di questa prospettiva, a condizione che non si pensi semplicemente a un nuovo contenitore da realizzare, ma si chiarisca quale funzione debba svolgere dentro una strategia culturale, creativa e internazionale della città.
Non mi interessa, dunque, utilizzare un'occasione persa per cercare un colpevole. Mi interessa capire perché l'abbiamo persa, affinché Matera non perda anche le occasioni che oggi ha davanti.
Il 2026 non può essere considerato un traguardo. Dovrebbe essere un passaggio.
Taranto, spenti i riflettori dei Giochi, sta già provando a trasformare quanto realizzato in una nuova vocazione sportiva, turistica e internazionale. Il sindaco Piero Bitetti afferma che «non possiamo fermarci qui, il nostro futuro comincia oggi», mentre sono già partiti affidamenti e interlocuzioni con le federazioni per dare una funzione stabile agli impianti.
Anche per Matera il futuro dovrebbe cominciare oggi.
Abbiamo perso il collegamento più naturale tra Matera 2026 e Taranto 2026. Sarebbe un errore ancora più grave se non utilizzassimo questa occasione mancata per recuperare una capacità di programmazione e di visione che guardi oltre gli eventi, oltre le scadenze e oltre le singole amministrazioni.
Perché i grandi appuntamenti hanno davvero senso quando, una volta spenti i riflettori, lasciano qualcosa che prima non c'era.
E Matera, dopo il 2019 e dopo il 2026, non può permettersi di ricominciare ogni volta da capo.
Roberto Cifarelli
Consigliere regionale della Basilicata |
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