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La voce della Politica
| Sellata-Pierfaone, Cifarelli e Lacorazza: «La cattiva programmazione genere problemi.» |
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3/09/2026 | «La vicenda della Sellata-Pierfaone pone certamente questioni amministrative e, dopo gli ultimi sviluppi, anche giudiziarie, sulle quali spetterà agli organi competenti fare piena chiarezza. Ma pone soprattutto una questione politica più generale, che riguarda il modo in cui la Regione Basilicata programma lo sviluppo dei propri territori: qual è, dopo quasi otto anni di governo del centrodestra, la programmazione regionale, e in particolare le scelte per la montagna lucana?».
È quanto dichiarano i consiglieri regionali Roberto Cifarelli e Piero Lacorazza.
«Non c’è pianificazione, manca un Piano Strategico Regionale e quello approvato nel 2022, segna il passo sia per la forma che per la sostanza.
La domanda che si pone ma gli interventi sulla montagna lucana, compreso Pierfaone-Sellata, non potevano essere programmati per tempo dando spazio ad un confronto più puntuale e condiviso?
Ma come sottolineato in più di qualche occasione come mai sul montagna del Sirino non si è pensato ad alcun investimento nonostante da tempo per tempo, anche formalmente, la questione è stata posta?
Si potrebbe produrre anche altri esempi.
Così come può essere indicativo e stridente che l’idea dello sviluppo della montagna si possa manifestare attraverso attrattori dappertutto, è posta da sci estive nel raggio di poche decine di km, come se l’esperienze di Castelmezzanno e Pietrapertosa fosse replicabile ovunque.
È riduttivo rappresentare la tutela del bosco, del paesaggio e degli ecosistemi come un ostacolo allo sviluppo, al lavoro e alla crescita turistica del territorio. Al contrario, soprattutto in una regione come la Basilicata, il patrimonio ambientale e paesaggistico costituisce una delle principali risorse sulle quali costruire un modello di sviluppo duraturo. La questione, dunque, non è scegliere tra tutela e sviluppo, ma capire quale sviluppo sia realmente capace di valorizzare la montagna senza comprometterne proprio quelle caratteristiche che ne costituiscono il valore e l'attrattività.
La montagna lucana è ambiente e paesaggio, ma è anche comunità, agricoltura, forestazione, attività economiche, mobilità, servizi e turismo. È soprattutto un territorio che deve continuare ad essere abitato. Gli investimenti turistici possono e devono avere un ruolo, ma devono essere parte di una strategia più ampia, capace di mettere in relazione le diverse aree montane della Basilicata e di stabilire priorità, vocazioni e complementarità.
È questo il punto che continuiamo a non vedere. Se si investono sei milioni di euro sulla Sellata-Pierfaone, occorre comprendere dentro quale disegno quella scelta si collochi. Perché Pierfaone e non il Sirino? Quale funzione viene attribuita al Volturino, a Viggiano, a Monte Carmine e agli altri sistemi montani della regione? E se contemporaneamente si immaginano piste sintetiche alla Sellata, a Calvello e ad Avigliano, esiste uno studio della domanda, una valutazione della sostenibilità economica e gestionale di queste strutture e della loro possibile complementarità? Oppure stiamo procedendo attraverso una sommatoria di singoli interventi, ciascuno considerato separatamente dagli altri?
Sono domande che non nascono oggi e che avevamo cominciato a porre nelle sedi istituzionali già prima degli ultimi sviluppi della vicenda Sellata-Pierfaone.
Il 20 luglio Lacorazza ha depositato un'interrogazione sul Programma Operativo Complementare, chiedendo chiarimenti sull'utilizzo delle risorse e sulle procedure seguite. Il 23 luglio, nella Seconda Commissione consiliare presieduta da Cifarelli, il tema è stato affrontato durante l'audizione del direttore generale della Programmazione Alfonso Morvillo. In quella sede furono richiamati espressamente tanto l'intervento della Sellata quanto quello annunciato ad Avigliano e fu posta la questione della coerenza complessiva della programmazione regionale».
«Quell'audizione contiene, inoltre, alcuni elementi che meritano di essere approfonditi. Morvillo spiegò che il POC si sarebbe chiuso nel corso del 2026 e che quanto non speso, a legislazione invariata, sarebbe andato perduto, con la conseguente necessità di restituire le risorse. Precisò inoltre che ai beneficiari delle operazioni ancora da completare veniva richiesta una formale assunzione di responsabilità circa la conclusione degli interventi entro l'anno».
«Con riferimento al finanziamento dei sei milioni, lo stesso direttore fece poi riferimento all'esistenza di un “carteggio molto articolato, fitto”, spiegando di avere inizialmente detto “no” e che, di fronte alla dichiarazione “noi ce la facciamo”, era stata richiesta la sottoscrizione dell'assunzione di responsabilità, con le conseguenze previste in caso di mancato completamento dell'intervento».
«Non intendiamo attribuire a quelle parole significati ulteriori rispetto a ciò che risulta dal verbale. Proprio per questo abbiamo ritenuto necessario acquisire gli atti. Ad agosto Cifarelli ha presentato richiesta di accesso alla Direzione generale dell'Ambiente per ottenere la documentazione relativa al progetto Sellata-Pierfaone e, facendo seguito a quanto rappresentato nella seduta della Seconda Commissione del 23 luglio, ha chiesto formalmente al direttore Morvillo di trasmettere il documento da lui richiamato nel corso dell'audizione. Attendiamo quindi di acquisire tutti gli elementi necessari per valutare compiutamente le scelte e le procedure seguite.
Attività avviate ben prima del clamore mediatico e delle vicende giudiziarie.
Alla politica e alle istituzioni spetta invece verificare la correttezza delle decisioni amministrative e, soprattutto, spiegare perché una determinata opera sia stata scelta, quali obiettivi debba raggiungere e dentro quale idea di sviluppo territoriale sia stata finanziata.
La Sellata-Pierfaone può allora diventare l'occasione per una discussione che vada oltre la singola vicenda. Non siamo contro gli investimenti, contro il turismo o contro lo sci. Pensiamo, al contrario, che proprio la fragilità demografica ed economica delle nostre aree montane imponga di investire e di farlo con una visione. Ma prima si definisce la strategia e poi si scelgono gli investimenti coerenti con essa, non il contrario.
Dopo quasi otto anni di governo regionale del centrodestra, è dunque legittimo chiedere quale futuro si immagini per la montagna lucana. Perché la montagna non ha bisogno soltanto di essere attrattiva: ha bisogno di essere tutelata e curata, resa accessibile, dotata di servizi e opportunità economiche e, soprattutto, di continuare ad essere abitata».
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